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Da potenziali talenti a meteore: i calciatori più deludenti degli ultimi 20 anni


Esistono momenti precisi in cui le certezze crollano. Momenti in cui le sicurezze diventano evanescenti e impalpabili. Momenti in cui è difficile capire perché il meccanismo impeccabile smette di funzionare e attrae a sé solo stupore e meraviglia. Ciò che era perfetto diventa impreciso. Il talento retrocede a fallimento. La gloria si trasforma in scherno. Il calcio è l’habitat naturale in cui abitano le storie di chi ha conosciuto i fasti dell’olimpo prima di precipitare all’inferno. Ognuno a modo suo.

C’è sempre un inizio. A volte ci sono astri del calcio che diventano troppo presto meteore. Come evidenziato dall’analisi condotta dalla redazione di news.superscommesse.it, la quale ha stilato “la top 10 dei calciatori che, per uno dei citati motivi, non hanno saputo affermarsi in Serie A”, giovanissimi italiani del calibro di Lanzafame, Boniperti, De Martino, Pasquato e Rozzi hanno percorso un destino comune: ripiegare su se stessi diventando ben presto promesse incompiute. In altri casi la strada del passato è lastricata di vittorie e momenti di gloria, seguiti da una precipitosa caduta verso il basso. Ognuno a modo suo.

Come Ángel Fabián Di María Hernández, che ha deluso a modo suo, in terra d’Albione. Maglia di gioco: quella dei red devils, Manchester. Provenienza: Real Madrid. Di María a Manchester segna 4 gol in 32 partite tra coppa e campionato. Arriva da protagonista nel 2014 e finisce per odiare la città. L’affare record di 67 milioni circa diventa un fallimento. Vittima anche di una tentata rapina. Lascia solo rimpianti e delusioni all’Old Trafford. Dalla sua anche un infortunio al ginocchio che lo condanna al fallimento.

Di recente, c’è anche il caso Hazard. Lui delude a modo suo, stavolta per manifesta inferiorità. Arriva a Madrid nel 2019 con l’onere di dover sostituire uno dei più grandi di tutti i tempi: Cristiano Ronaldo. Per sua stessa ammissione, e dopo 5 gol in 43 presenze, Eden ammette di non poter essere mai come lui o Lionel Messi. Fenomeni impressionanti da cinquanta o sessanta gol a stagione. Inavvicinabili. Hazard fallisce per le pressioni dell’ambiente e per un confronto impari con due colonne d’ercole del mondo del calcio.

C’è poi il caso Balotelli. Mario delude per immaturità. Delude per la possibilità di poter entrare nell’olimpo e per la certezza di restarci fuori, complice di un carattere infantile e viziato. Lo stesso carattere per cui resta un atleta chiacchierato e protagonista. Mario alterna successi e fallimenti, stagioni rapide con il cambio di maglia e una discesa agli inferi accompagnata sempre più da marcature saltuarie e incostanti. Milan, Liverpool e ancora Milan. Poi Nizza e Marsiglia. Poi nulla più. Prova rinascere con l’Adana Demirspor. Resta da chiedersi se si può rinascere con l’Adana Demirspor.

Cassano somiglia a Balotelli e si spegne lentamente. Il talento di Bari vecchia conosce una giovinezza spregiudicata, un esordio travolgente, un plateau piuttosto rapido che culmina a Verona con una delle ultime, irriverenti apparizioni. Deriso dai butei per il sovrappeso con cui si presenta agli allenamenti. Il classico esempio di genio e sregolatezza. Antonio delude per disobbedienza e antipatia delle regole nonostante il talento ineccepibile del suo gioco.

Il calcio italiano conosce ancora un’altra vittima illustre. Il suo nome è Adriano Leito Ribeiro. L’ex centravanti nerazzurro si laurea miglior marcatore in Champions League dell’Inter con 18 reti. A Milano colleziona tre scudetti, tre Supercoppa e due Coppa Italia. Ma ben presto delude per una deriva a tratti decisamente immorale. Dipendenza dall’alcool, traffico stupefacenti, festini e foto compromettenti. L’imperatore si laurea campione di abusi diventando meteora in pochissimo tempo, alla ricerca di continui nuovi inizi con Flamengo, Corinthians e Atlético Paranaense.

Trovare delusioni cocenti negli ultimi 20 anni di calcio è a tratti semplice, a tratti difficilissimo. Perché ogni fallimento è personale, come dimostrano le storie raccontate. E spesso dipende anche dai punti di vista e dalle situazioni sportive. Le certezze crollano. I meccanismi smettono di funzionare. Ogni volta per ragioni diverse.

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