Petrolio, Covid-19 e transizione energetica: il prezzo del petrolio cala, un Green Deal subito?

Summa: "La transizione energetica ormai non è più rinviabile in Basilicata"

Situazione Petrolio

In un momento in cui, anche per effetto della quarantena, il prezzo del petrolio cala vertiginosamente come mai nella storia, sarebbe il caso di pensare a una sostanziosa riduzione della benzina e del gasolio, che in Italia mantiene costi esorbitanti, soprattutto per via del labirinto di imposte che gravano su di essi, a differenza di altri paesi europei come la Germania. Per questo con il senatore Martelli abbiamo presentato un’interrogazione ai Ministri Gualtieri e Patuanelli. Non si tratta certo di pretendere il pieno gratis, ma ci sembra doverosa e corretta una riduzione dei prezzi in un momento così delicato”.

Lo ha dichiarato il senatore Saverio De Bonis, che assieme al senatore Carlo Martelli ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Economia e delle Finanze e dello Sviluppo economico sul tema della riduzione del prezzo dei carburanti.

Il prezzo del petrolio nel mondo – spiegano i senatori – cala vertiginosamente. Alla Borsa di New York, per la prima volta nella storia, il prezzo del greggio WTI è andato sotto lo zero, a meno 37,63 dollari al barile. E questo nonostante di recente i principali produttori di petrolio (OPEC+) abbiano stretto un accordo per contenere la produzione, con un taglio di 9,7 milioni di barili al giorno. Ma ridurre l’offerta non è bastato evidentemente a compensare il calo della domanda. Tutto questo però non si sta traducendo, soprattutto in Italia, in una contrazione dei prezzi della benzina e del gasolio. Sappiamo bene che a gravare sul prodotto finale sono diversi costi, quali la raffinazione e lo stoccaggio, ma soprattutto le tasse, che nel nostro paese si traducono in numerose accise (circa 17) e nell’IVA al 22%. Per questo chiediamo al Governo quali iniziative intenda prendere per evitare che il prezzo del carburante continui a essere tra i più alti in Europa e per fare in modo che le imposte non gravino in maniera così pesante sui prezzi alla pompa, prevedendo l’eliminazione di almeno alcune delle accise”.

Green Deal e Fondo di Transizione Equa

Tutti noi conosciamo bene il periodo di crisi sta passando l’Italia in questo momento. Siamo tutti uniti dalla stessa voglia di vedere il paese uscire da questa tragedia e rimettersi in moto. Fiduciosi di un progressivo miglioramento delle condizioni del Paese, continuiamo a svolgere il nostro lavoro (in sicurezza, rigorosamente dal nostro ufficio casalingo).

“Il 14 gennaio 2020 è stato approvato in Parlamento il Green Deal per gli Stati Membri Europei. Tale decreto consiste in un piano di investimenti di 1000 miliardi di euro per i prossimi 10 anni a supporto della lotta contro il cambiamento climatico, l’inquinamento ambientale e la necessità di ridurre le emissioni di CO2. Una delle misure previste dal Green Deal è il Fondo per la Transizione Equa da 7,5 miliardi, destinato a tutte le spese per la decarbonizzazione dell’industria pesante, ovvero per dare sussidio a tutti quei paesi la cui economia e le cui industrie dipendono dall’utilizzo del carbone. Per l’Italia si stima che saranno devoluti 364 milioni di euro per la riconversione di diversi impianti industriali ad oggi alimentati a carbone, e in particolare per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto.

Per ulteriori informazioni riguardo questa manovra di transizione energetica è possibile trovare un articolo completo sul Green Deal e il Fondo di Transizione Equa per l’Italia qui.”

 

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Summa: “La transizione energetica ormai non è più rinviabile. Bardi intervenga adesso prima che sia troppo tardi”

In questa fase di emergenza sanitaria la questione petrolio in Basilicata emerge ancor di più in tutte le sue contraddizioni. Sarebbe un errore madornale in questo momento storico, così delicato, continuare a gestire la fase di confronto con le compagnie petrolifere in una sorta di soggezione, anche bypassando le parti sociali”.

È quanto afferma in una nota il segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa.

Ricordiamo che la Regione Basilicata ancora non è giunta a una trattativa con Eni– continua  Summa – e l’attuale crisi potrebbe completamente cambiare le carte in tavola.

La Basilicata si faccia protagonista e il presidente Bardi intervenga prima che sia troppo tardi – è l’appello del segretario della Cgil – La sicurezza e la salute dei lavoratori e dei lucani oggi più che mai non può essere merce di scambio. Allo stesso modo c’è la necessità di non aggiungere ulteriore crisi alla crisi già in atto e i cui sviluppi non tarderanno a mostrare le conseguenze nefaste sul territorio in termini di occupazione e povertà.

La Cgil aveva intravisto e denunciato anzi tempo i rischi di tale sbagliato percorso. L’unica prospettiva per uscire da questo stallo – aggiunge Summa – è il confronto con il governo nazionale per definire un piano di transizione e investimenti e sviluppo che possano collocare la Basilicata fin da oggi in una prospettiva futura di sviluppo. Si riprenda il piano Green new deal di 55 miliardi di investimenti in 15 anni, previsto dal governo nazionale. Si pretenda che la Basilicata, che tanto ha dato al Paese in termini energetici senza ricevere quegli investimenti strutturali necessari a uscire dal suo isolamento e colmare il divario con il resto del Paese, sia a capo della quanto mai necessaria uscita dal fossile. Altro che compensazioni o trattative al ribasso.

Basta giocare con il distino e il futuro dei lucani – è il monito del segretario generale – basta con questo provincialismo medioevale: si apra una chiara trattativa che abbia come orizzonte il futuro della nostra regione da qui al 2030, per affrontare sia la questione che attiene al presente e quindi su come continuare l’attività estrattiva in piena sicurezza e in piena emergenza sanitaria, ma soprattutto per delineare i tempi e le modalità per governare la transizione energetica, l’unica strada percorribile anche in vista dei cambiamenti epocali che stiamo attraversando.

Siamo convinti che vada aperta una larga mobilitazione delle coscienze verso un mondo nuovo, più pulito e sostenibile – conclude Summa – e che vadano incalzati i governi affinché facciano la loro parte per avviare la transizione dalle attuali tecnologie estrattive impattanti, dagli attuali stili di consumo e di produzione, verso forme più sostenibili di economia verde.

Il rischio di essere subalterni o dipendenti dalla compagnie petrolifere (o meglio dalle estrazioni) si rompe solo agendo su questi terreni e riconquistando una capacità di essere modello virtuoso, basato su una rivoluzione energetica e ambientale, che fa il paio con quella che viene riferita come la quarta rivoluzione industriale, cioè quella tecnologica.

Pensare di giocare in difesa essendo depositari di tutto ciò sarebbe una sconfitta epocale per una regione e per una intera classe dirigente”.

 

Legge approvato ad autunno 2018:

“Basilicata Carbon Free”: approvata la legge per salvaguardare l’ambiente in cui viviamo

 

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