Il ruolo della “cultura” nella prossima fase 2 dell’emergenza sanitaria

Ripartire con la cultura è necessario, perchè la bellezza ci salverà

Lo spunto ci viene ancora una volta dal Divulgatore Scientifico e membro dell’Associazione culturale Liberascienza Pierluigi Argoneto.

LIBERASCIENZA è un’Associazione culturale che nasce nel 2010 in Basilicata, da un gruppo di professionisti e ricercatori con background culturali molto diversi: dall’Ingegneria al Teatro, dalla Geologia alla Letteratura, dalla Storia dell’Arte all’Astrofisica. In comune una visione: evidenziare le connessioni dei Saperi e rendere accessibile a quante più persone la Conoscenza e la Ricerca. Con questo obiettivo ideiamo e realizziamo Progetti Culturali di varia natura. Inoltre ci occupiamo di aiutare anche altre realtà culturali nelle loro attività divulgative e di public engagement.

Tra i loro progetti ricordo due in particolare: il “Festival della Divulgazione” a cui ho preso parte in un paio di edizioni e il documentario che ho avuto la fortuna di vedere “Dalla Terra alla Luna“. Vi ho messo entrambi i link per scoprire di più sul sito di Liberascienza.

Presidente per tanti anni di Liberascienza e ora membro di spessore dell’Associazione. Pierluigi Argoneto nell’ultimo mese ha portato avanti sulla pagina facebook di Liberascienza delle dirette video con divulgatori che si sono raccontati su temi sociali importanti, avendo la pandemia del covid-19 come base di partenza. Alcuni temi trattati: i virus e la loro diffusione; scienza e democrazia ai tempi del covid-19; i tempi della scienza e la fretta del giornalismo; la comunicazione in tempo di crisi; privacy e salute sono ancora conciliabili. Vi consiglio vivamente di guardare queste interessanti interviste culturali che saranno raccolte, a breve, in un ebook a disposizione di chiunque.

Il pignolese Argoneto è anche autore di libri: “I Radiohead, l’arcobaleno e il piede sinistro di Dio. Saggio sulla teoria dei giochi e le sue applicazioni”, “Vaticorca“, “Sopra un cielo a comando. Il viaggio nella Basilicata della scienza, dalla Magna Grecia allo sbarco sulla Luna” e vari altri saggi scientifici che trovate in libreria e anche su Amazon e vari altri siti di e-commerce.

Capirete, quindi, che rivolgersi a lui per divulgare informazioni è garanzia di analisi seria su ciò che stiamo passando.

Veniamo al ruolo della cultura al tempo del Covid-19, vi propongo la lettura sull’argomento fatta da Pierluigi che sono sicuro non vi annoierà.

 

La questione è emersa nuovamente, come periodicamente emerge, pochi giorni fa grazie ad un intervento accorato di Stefano Massini in TV: la cultura serve a qualcosa oppure no? Troppo spesso, infatti, “si dà per scontato il fatto che l’arte, il teatro, il cinema, la musica siano delle cavolate marginali che anche se non cominciano, chissenefrega”.

Si riferiva alla tanto auspicata Fase 2 del Governo, quella che ci consentirà di riprendere ad uscire, lavorare, avere un minimo di vita sociale. In questa fase, sempre secondo il Governo, si prevede la riapertura solo di certe attività e non di altre come teatri, cinema e sale da concerto (le librerie sono state aperte, ma anche qui con un bel po’ di sarcasmo sui social). Sempre Massini ha detto: “Si capisce che ci sono dei problemi sanitari mettendo centinaia di persone insieme ma non è quello il punto. Il punto è il modo irritante in cui si dà per scontato il fatto che l’arte, il teatro, il cinema, la musica siano delle cavolate marginali”. E ancora, ha dichiarato come “gli inutili cantanti, gli inutili attori, gli inutili scrittori con le loro inutili opere, con le loro inutili canzoni, con i loro inutili film hanno probabilmente fatto sì che questa carcerazione fosse più sopportabile. Il mio è un appello. Un appello per dire che se dobbiamo ripartire dobbiamo farlo con un occhio alla bellezza perché la bellezza è essenziale, la sete di ricordi passa dalla bellezza”.

Le parole sono state subito sposate da Vasco Rossi, Carlo Verdone, Renato Zero, Silvio Orlando, Lorenzo Jovanotti Cherubini, Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Gianna Nannini, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Emma Marrone, Pierfrancesco Favino, Ambra Angiolini, Paola Turci, Tosca Reno, Tommaso Paradiso, Ferzan Ozpetek, Alessandra Amoroso e molti altri.

Ha ragione Massini? Sì, e anche no. In punta di piedi, provo a dire perché.

Ha ragione, perché è vero: è urticante come viene trattata l’arte e la cultura nel nostro Paese. Non starò qui ad elencare nuovamente come molti politici la considerino o l’abbiano considerata un elemento marginale (i panini con la Divina Commedia, con la cultura non si mangia, i tagli al Ministero preposto, la chiusura o scarsa fruizione dei musei per mancanza di personale, i siti archeologici poco valorizzati, gli operatori del settore sottopagati, e potrei continuare ore). È un errore strategico non puntare in questa direzione, oltre che economico, come si affanna a sottolineare ogni anno, dati alla mano, la #FondazioneSymbola. Con la cultura si mangia eccome. Ed è proprio la cultura a generare, spesso in forme nuove legate alle tecnologie emergenti, valore economico e sociale.

Sbaglia però Massini, ma credo per eccesso di “concisione televisiva”, quando nel difendere la cultura la presenta come elegante passatempo, buona sì, ma per passare meglio la quarantena che stiamo vivendo. Ecco, messa così mi viene il dubbio che i già non sensibilissimi decisori politici la continuino a sottovalutare nella sua funzione generativa, direi fondativa, di una nazione.

Raramente i Governi, e bene farebbe il nostro Premier Giuseppe Conte ad ispirarsi, hanno finanziato in modo massiccio la cultura. Ma quando lo hanno fatto, e ora racconterò brevemente dove-come-chi, lo hanno fatto non per far svagare di più o meglio le persone, ma per costruire le solide basi di una nazione.

Siamo negli Stati Uniti. C’è stato chi ha affrontato la Grande Depressione (non psicologica, ma economica s’intende), quella degli anni ’30 e fino alla seconda guerra mondiale, ed è riuscito ad uscirne anche grazie a poderosi investimenti in cultura. Parlo di Franklin Delano Roosevelt.

Roosevelt aumentò le spese federali investendo enormemente sulla cultura, la scuola, la lotta alla povertà. Come ha scritto Pietro Greco in un suo articolo di qualche anno fa, sempre attuale, non mise i disoccupati a scavare buche e a riempirle, ma lanciò tre dei più importanti progetti della Works Progress Administration (WPA) sponsorizzando piani di lavoro per insegnanti, scrittori, artisti, musicisti e attori disoccupati. Il Progetto detto “Federal One” si articolava nel Federal Writers’ Project (Progetto per gli scrittori), nel Federal Theatre Project (Progetto per il teatro) e nel Federal Art Project (Progetto per le arti). In tutto mise al lavoro, per diversi anni, più di ventimila knowledge workers in tutti gli Stati Uniti.

Ma non era un reddito di cittadinanza “artistica” ante litteram, anzi: tutti questi artisti vennero impiegati per produrre opere d’arte, per fare formazione artistica, per la catalogazione dei beni culturali, per creare e far vivere community art centres e gallerie d’arte in luoghi e regioni in cui l’arte era completamente sconosciuta, e così via.

Risultati? Sempre per citare il testo di Pietro Greco, “in poco più di tre anni, nella sola New York, più di dodici milioni di persone assistettero agli spettacoli teatrali incentivati dal Federal Theatre Project. Quanto al Writers’ Project, che costò ventisette milioni di dollari in quattro anni, produsse centinaia di libri e opuscoli, registrò storie di vita di migliaia di persone che non avevano voce e le classificò in raccolte etnografiche regionali, ma soprattutto, con le American Guide Series, contribuì a ridare forma all’identità nazionale degli Stati Uniti, che la Grande Depressione aveva profondamente minato, fondandola su ideali più inclusivi, democratici ed egualitari”.

Ecco, forse l’obiettivo che dovremmo porci, per affrontare il post Covid-19, è gettare le basi per un nuovo futuro, iniziare a ricostruire una nazione che faccia tesoro del suo patrimonio artistico, culturale e delle persone che fanno arte, cultura, teatro in modo professionale. Per farlo però servono due cose: un piano di investimenti seri (paradossalmente questo è il momento migliore per farlo) e un impegno degli artisti a guardare più in là della rappresentazione un po’ caricaturale nella quale loro stessi, troppo spesso, rimangono invischiati.

Cari scrittori, artisti, teatranti, musicisti: voi non servite solo a farci passare meglio il tempo, non siete un passatempo borghese per signorotti o damigelle annoiate. NON SIETE INUTILI!
Voi siete, dovreste essere, dovete essere il connettore sociale e culturale del nostro Paese, coloro che possono contribuire in modo decisivo a costruire una nuova idea di sviluppo, non solo economico seppur indispensabile, in questa nazione.
In questa Europa.

Ripartire con la cultura, è necessario.

Ridurre, comprimere, soffocare, eliminare la produzione e la fruizione culturale (sebbene debba essere coniugata con le norme sulla salute ormai imprescindibili) è sbagliato.
Lamentarsi e basta, però, vuol dire segare il ramo su cui siamo seduti.

E questo sì che è un lusso che non ci possiamo permettere.

 

Aspetto un suo approfondimento sul tema “App e privacy” e vi rimando all’articolo della prossima App che ci accompagnerà nella fase 2: “L’App “Immuni” per il tracciamento del contagio nella fase 2. Tecnologia bluetooth e senza geolocalizzazione“.

Inoltre, per approfondimento, vi metto i link degli articoli per il quale ci siamo avvalsi del Divulgatore Lucano:

La disinformazione al tempo del Coronavirus. Il 5G non ti fa ammalare di Covid-19

Il Covid-19 creato nel 2015? Gli scienziati smentiscono la fake news del momento

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