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Export alimentare Basilicata: primo step per portale nei Balcani

Meno auto (da Fca Melfi) e meno petrolio (dalla Val d’Agri) e più salumi, formaggi, pasta e vino: è l’indicazione che a Palazzo Italia Bucarest si interpreta attraverso i dati relativi Ice sull’export del made in Basilicata al primo trimestre del 2017 che mostrano una flessione delle esportazioni lucane del 10,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016.

A livello settoriale si riscontra la flessione delle esportazioni di Autoveicoli (-16,7%), mentre prosegue la dinamica positiva dei prodotti alimentari. E’ l’occasione per fare il punto sull’attività della piattaforma on line – www.alimenteitalia.com – nata a Bucarest per iniziativa dell’Associazione Lucani nei Balcani per la vendita dei prodotti alimentari lucani di qualità prima di tutto ed Italiani più in generale. L’iniziativa ha il nome della società “Origini Lucane” che da tempo a Palazzo Italia, quartier generale dell’Associazione, svolge iniziative di promozione e commercializzazione dell’alimentare lucano. Il primo step – commenta Giovanni Baldantoni, presidente Palazzo Italia – è incoraggiante per la vendita soprattutto di pasta, formaggi, salumi lucani e vino, a conferma della crescente domanda proveniente dai consumatori dei Paesi dei Balcani.

Il Mezzogiorno – continua  – ha dato il suo contributo alla crescita dell’export alimentare. Quasi un quarto, circa il 20%, per un valore di oltre 6 miliardi e mezzo, è partita dal Sud. Pasta, vino, formaggi e olio d’oliva, prodotti nel Meridione e nelle isole sono stati serviti in molte tavole del mondo. Il record fatto segnare sulle tavole straniere è significativo delle grandi potenzialità che ha l’agroalimentare italiano che traina la ripresa dell’intero Made in Italy. La piattaforma – spiega ancora Baldantoni – e’ un’esigenza di distribuire in maniera corretta informazioni, formazione e prodotti e per rafforzare ”la cultura del mangiare sano”. Abbiamo iniziato la promozione e stiamo lavorando a sessioni di formazione per docenti, genitori e bimbi della quarta classe, scuola primaria, proprio per sensibilizzare ”il metodo giusto” di alimentarsi con il Made in Lucania ed in Italia.

Ma non solo alimentare: ci sono i sei miliardi di euro di fondi europei che la Romania entro il 2020 dovrà utilizzare per l’ammodernamento della rete nazionale dei trasporti. Ci sono i forti incentivi agli investimenti nelle 12 zone franche della Serbia. Ci sono i progetti per il trattamento dei rifiuti e delle risorse idriche in Bulgaria e, infine, la tassazione competitiva per le Pmi in Albania, che a Tirana e dintorni pagano appena il 7,5 per cento. Sono molte le opportunità che i Paesi balcanici offrono alle imprese italiane. La Romania è, senza dubbio, il Paese in prima fila per gli investimenti delle imprese italiane nell’area balcanica: vale quasi 13 miliardi di interscambio, oltre 4,6 miliardi di investimenti diretti e può contare su quasi 42mila imprese italiane registrate, di cui oltre 24mila attive. Le prospettive più interessanti per il Made in Italy oggi arrivano dal plafond di fondi europei (oltre 30 miliardi entro il 2020) che Bucarest dovrà spendere tra ammodernamento delle infrastrutture e sviluppo agricolo. Molte, poi, sono le aziende italiane che hanno investito nell’energia verde, un settore che dal 2010 a oggi ha attirato capitali per oltre 6 miliardi di euro e che si appresta a ricevere nuovi incentivi grazie alla Legge sull’energia rinnovabile.
Del resto – aggiunge – i dati del record storico nelle esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy che nel 2016 hanno raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 38,4 miliardi di euro, grazie a una crescita del 4 per cento, rafforzano di significati l’iniziativa degli “ambasciatori” all’estero del “made in Basilicata”.

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