Petrolio in Val d'Agri e Valle del Sauro

Cova Viggiano, deposito temporaneo dei rifiuti Eni. Ass. ambientaliste: “è potenzialmente pericoloso”


In merito al progetto di Eni di realizzare un deposito temporaneo di rifiuti non pericolosi e di rifiuti pericolosi da collocare a ridosso del Cova, la società petrolifera ha fornito alcune rassicurazioni relative alla non pericolosità dell’impianto, rassicurazioni che secondo noi non sono condivisibili.

Ma al riguardo è bene fare qualche chiarimento. Già in passato abbiamo avversato il tentativo di Eni di stoccare i rifiuti del Cova in cisterne evidenziandone le molteplici criticità.

A seguito delle nostre segnalazioni lo stoccaggio di numerose autocisterne contenenti i rifiuti del Cova, a nostro parere pericolosi e maleodoranti, furono rimossi rapidamente.

Ora Eni cerca di riporre l’idea dello stoccaggio temporaneo questa volta presentando il progetto direttamente al Ministero dell’Ambiente.

E qui arriva la prima bocciatura.

In effetti, il Ministero non è neppure entrato “nel merito” del progetto limitandosi a bocciarlo, per così dire, nel metodo individuando la competenza della Regione Basilicata per l’eventuale approvazione ( fonte: https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/7560/10943?pagina=1) ( https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/7560).

Sarà, quindi la Regione Basilicata a doversi esprimere al riguardo eppure a tutt’oggi, sul sito istituzionale non risulta essere pubblicato il relativo procedimento.

E allora di cosa stiamo parlando e perché Eni Spa illustra un procedimento il cui iter amministrativo non risulta ancora pubblicato e quindi accessibile a tutti i cittadini o quanto meno non emerge, ad ora, nella sezione ivi dedicata ai procedimenti che possono avere potenziali impatti sulla salute dei cittadini e sull’ambiente ( http://valutazioneambientale.regione.basilicata.it/valutazioneambie/section.jsp?sec=100003).

Ad ogni qual modo leggendo il progetto e come presentato al Ministero dell’Ambiente, riteniamo che non possa essere approvato.

La società petrolifera con un documento denominato “Lista di controllo per la valutazione preliminare- Realizzazione di un nuovo deposito temporaneo di rifiuti presso il Cento Olio Val D’agri”, dichiara che il deposito di rifiuti non pericolosi e pericolosi, “sarà realizzato in un’area adiacente al confine nord dell’impianto, attualmente esterne all’impianto stesso, ma di proprietà di Eni, si fa presente che il progetto prevede un ampliamento dell’attuale perimetro del Cova al fine di includere la nuova area al suo interno”.

Ebbene si dimentica, forse, che il Ministero dell’Ambiente con atto del 19.06.2017 Prot. U 0014397 e a seguito della dispersione di idrocarburi dal Cova di febbraio 2017, ha classificato l’evento come “incidente rilevante” precisando che, “ sia in base alla definizione di incidente rilevante di cui all’art. 3 del Dlgs 105/2015 che alla luce delle considerazioni riguardanti la classificazione del petrolio greggio, sussistono i presupposti per considerare l’emissione di idrocarburi riscontrata nello stabilimento, quale incidente rilevante ai sensi dell’art. 25 del Dlgs 105/2015.

Inoltre, sempre nelle medesima missiva si precisava che il petrolio greggio è stato classificato ai sensi del Regolamento 8ce) 1271/2008 come:

H224 Liquido e vapore altamente infiammabile 

H304 Può essere letale in caso di ingestione e di penetrazione nelle vie respiratorie 

H319 Provoca grave irritazione oculare

H336 Può provocare sonnolenza o vertigini 

H350 Può provocare il cancro

H373 Può provocare danni agli organi in caso di esposizione prolungata o ripetuta per inalazione

H411 Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata

EUH066 L’esposizione ripetuta può provocare secchezza o screpolature della pelle,

Tutto ciò considerato il Ministero ribadiva anche che “ la classificazione risulta confermata, per la medesima Raffineria, dalla Scheda di Sicurezza trasmessa (rif. Scheda B31) nell’ambito del procedimento di riesame AIA per l’applicazione della BAT Conclusions, pendente presso questa Direzione. La scheda è corredata dalla seguente dichiarazione: “ Questa scheda è destinata a coprire tutte le tipologie di greggio. La classificazione è attribuita con riferimento al caso peggiore (petrolio greggio acido, flash point < 23oC, punto di ebollizione iniziale (IBP) <= 35oC)”, ovvero richiama il principio di precauzione posto alla base della normativa sulla prevenzione dei rischi di incidente rilevante”.

Non è quindi possibile realizzare un impianto di quel genere a ridosso del Cova che è industria soggetta alla Seveso III e addirittura, come già detto, ove si è già verificato un incidente rilevante.

Quindi, a nostro parere il progetto di Eni è estremamente pericoloso anche in virtù delle attuali disposizioni di legge in vigore all’assetto del territorio, dell’urbanistica e degli impianti attigui a industrie soggette a rischio di incidente rilevante.

Basti solo considerare che, sempre secondo la normativa in vigore, oltre al rischio insito all’attività industriale svolta nel Cova, vi sono stringenti limitazioni anche alla possibilità di realizzare impianti adiacenti che possono aumentare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante.

E’ indubbio e per diretta ammissione di Eni, che nel deposito temporaneo dei rifiuti saranno stoccati, per un lasso di tempo non specificato, anche sostanze pericolose.

Ne consegue che l’impianto, in quanto prevede lo stoccaggio di rifiuti del Cova ed essendo attiguo al Centro Olio e poi addirittura annesso all’impianto, per legge è classificabile tra quelli a rischio di incidente rilevante o tale da incrementarne, seppur potenzialmente, il pericolo non fosse altro per l’eventuale effetto cumulo.

Per dovere e amore del territorio ricordiamo che è incidente rilevante o industria soggetta a rischio di incidente rilevante, “un evento quale un’ emissione, un incendio, o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l’attività di uno stabilimento e che dia luogo a un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento e in cui intervengano una o più sostanze pericolose”.

Ci chiediamo anche, nel caso specifico, se gli enti territoriali competenti e quindi, il comune di Viggiano, hanno apportato le varianti ai piani territoriali di coordinamento provinciale e agli strumenti urbanistici dell’intera zona o quanto meno, di quella indicata da Eni Spa.  Inoltre, non abbiamo neanche contezza del Piano di Caratterizzazione rispetto all’evento di dispersione di tonnellate di petrolio e di sostanze chimiche dai serbatoi del Cova e avvenuto nel lontano 2017.

Non conosciamo esattamente neppure gli sviluppi di tale contaminazione in ordine alle zone impattate e a quelle in futuro oggetto della dispersione.

Altro aspetto di grande rilevanza sono le molteplici autorizzazioni rilasciate al Cova e in merito ad uno scenario che ora Eni intende modificare relativo appunto, alle zone esterne o interne al perimetro dell’industria, collocandoci ora un impianto di stoccaggio temporaneo di rifiuti anche pericolosi.

Come non pensare, allora, anche al Piano di Emergenza Esterno del Cova che non è rinnovato da anni circostanza già di per se rilevante e di assoluta gravità anche alla luce della previsione di un impianto potenzialmente pericolo e a ridosso del Centro Olio.

Per nostro conto auspichiamo vigilanza da parte delle autorità preposte al controllo del territorio, della sua integrità, e alla salute e alla sicurezza dei cittadini, opponendosi al progetto di deposito temporaneo dei rifiuti presso il Centro Olio Val D’Agri.

Ad ogni qual modo, sino ad oggi, Eni Spa non ha di certo ipotizzato di poter consentire la partecipazione dei cittadini e come la legge prevede con la modalità dell’Inchiesta Pubblica e dei Tavoli della Trasparenza.

Quindi, se effettivamente il progetto non è potenzialmente pericoloso aspettiamo di vedere se sarà consentita l’Inchiesta Pubblica e se ci sarà consentito di partecipare al tavolo della trasparenza. In mancanza, dove non c’è trasparenza e partecipazione effettiva della collettività non è certo possibile poter essere sereni sulla sicurezza del progetto.

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Foto 1 ( in rosso la zona interessata dal progetto a ridosso del Cova)

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