Concessione Val d’Agri : il tabù di Bardi su bonifiche, sviluppo eco-sostenibile e tutela dell‘acqua

Il Presidente della Regione Basilicata Bardi, nel chiedere a Conte di rinnovare la concessione Val d’agri sostenendone la validità per l’economia della regione e della nazione, dimostra di non conoscere la storia e l’economia della sua regione e di non avere un piano di sviluppo eco sostenibile per la Basilicata così come stanno facendo tutte le altre regioni d’ Italia.

Bardi dimentica che il petrolio inquina, crea tonnellate al giorno di rifiuti difficili da smaltire e che ha portato in questi anni solo speculazione, povertà, danni all’ ambiente, aumento delle malattie, emigrazione. 

Gli unici a trarne profitto sono stati i politici in cerca di poltrone, gli azionisti e gli smaltitori di rifiuti. 

Bardi dimostra di avere un tabù nel pronunciare la parola bonifiche, sviluppo eco sostenibile e tutela dell’acqua, per la regione che amministra dimenticando o non sapendo, che le uniche aree della Basilicata che si sono sviluppate  sono quelle non petrolizzate (Vulture, Metapontino, Materano). 

In effetti, con l‘avvio di Tempa Rossa, Bardi ha ipotecato la Valle del Sauro come la Val d’Agri con il Centro Cova di Eni, per un piatto di lenticchie e pochi  posti di lavoro per lo più pericolosi e con una durata limitata nel tempo, giacchè quando il petrolio tra qualche anno finirà, i danni resteranno e il lavoro svanirà per sempre.

Ma c’è un’alternativa.

Gli attuali lavoratori del petrolio della concessione Val d’Agri, attraverso un piano di bonifiche e dismissioni che il governo deve programmare ora e non tra 10/20 anni (cosi come accaduto per altre aree industriali diventate anche SIN), possono essere tranquillamente accompagnati verso il pensionamento, salvando gli attuali posti di lavoro nel petrolio, chiudendo così definitivamente il ciclo sporco che alimenta lo sfruttamento fossile in Basilicata e per il quale si generano rifiuti difficili da trattare e da smaltire, progettando, nel contempo, una soluzione economica alternativa e valida se non addirittura più proficua.

In questo modo gli ecosistemi si potranno rigenerare negli anni attraverso le bonifiche e con esse anche l’immagine della Val d’agri. Questo permetterebbe anche di recuperare i posti di lavoro persi in questi anni nelle economie locali come agricoltura e turismo. 

In effetti, il 60% delle aziende agricole chiuse nell’ultimo decennio secondo i dati Istat in Val d’Agri, costituisce un dato ineluttabile che la politica finge di non vedere e delle cause del quale, non si interessa.

La Basilicata tutta ha grosse potenzialità anche in ambito turistico, con il parco Appennino Lucano che dovrà essere liberato dai “commissariamenti forzosi” calati dall’alto dai vari governi e burocratizzato dagli stessi interessi che tengono asservite le popolazioni locali al miraggio del petrolio. 

Di conseguenza ci sarebbe una rivalutazione del patrimonio immobiliare della valle e dei centri storici, vera ricchezza delle famiglie, attualmente svalutato per i problemi ambientali collegati alla zona estrattiva.

Se non s’inizia a uscire e subito dalle fonti fossili con una riduzione progressiva dei barili prodotti in Basilicata, fino allo spegnimento dei pozzi esistenti, si rischia a nostro giudizio di fare la fine della Val Basento, con l’aggravante che la Val d’Agri rischia di riempirsi di reflui e rifiuti petroliferi difficili da smaltire e trattare in loco e con i problemi ambientali già evidenziati dalle inchieste giudiziarie e dalla Vis .

E’ necessario ritrovare la volontà di considerare la Basilicata capace di uscire dal petrolio attraverso la tutela di un bene molto più raro e più prezioso del petrolio, rappresentato dall’acqua, che è utilizzato da ben 4 regioni dell’Italia meridionale. 

La Val d’Agri è abitata da circa 30.000 abitanti, nonostante l’esigua popolazione residente, il petrolio non può di certo condizionare la vita di milioni di persone che utilizzano l’acqua Lucana, messa a rischio da attività altamente inquinanti e impattanti. Basterebbero 20 centesimi al mc, sui 150 milioni di acqua disponibili mediamente nell’invaso del Pertusillo, per compensare con milioni di euro una valle e le loro istituzioni locali, che invece ancora si fanno abbagliare dal miraggio del petrolio. 

È stato stimato che, con l’acqua, potrebbero essere disponibili a vita 30 milioni di euro/anno (in alternativa alle royalties del petrolio ormai ridotte al lumicino dal prezzo del barile), soldi che la Regione Basilicata farebbe bene a investire per la manutenzione ordinaria degli ecosistemi, come ad esempio i depuratori che ancora non esistono, creando così occupazione stabile, duratura e non a termine, invece di sperperarli in interventi a pioggia inutili.

Nessuna comunità si opporrebbe a riconoscere alle zone di produzione dell’acqua, fondi per tutelare gli ecosistemi produttivi.

Questo riconoscimento va fatto ora, per tutelare le aree di produzione dell’acqua proprio nel momento in cui il governo ha trasferito la gestione di dighe e condotte dall’Eipli in una spa governo- regioni.

Vogliamo inoltre ricordare al presidente Bardi, che gli attuali impianti di estrazione continuano ad avere incidenti e che il centro Eni Cova a Viggiano, continuano a produrre nonostante sulla stessa, siano pendenti vari capi di imputazione, fra i quali quello di disastro ambientale, è pronto Bardi ad assumersi la piena responsabilità, anche giuridica, delle sue decisioni? Bardi sostiene che le estrazioni Lucane siano fondamentali per il fabbisogno Nazionale, fingendo forse, di non sapere che il petrolio Lucano è gestito da Multinazionali che vendono al miglior offerente anche e soprattutto estero. In vent’anni di estrazioni ci spieghi Bardi come mai la Basilicata è una delle regioni con reddito pro capite più basso, una delle più povere, una regione in cui il carburante ha il prezzo più alto al litro rispetto a tutte le regioni d’Italia, Ci spieghi come mai venti anni di petrolio non hanno prodotto alcun beneficio, come mai, nonostante tutto sia completamente priva di infrastrutture minime, perché un patrimonio storico/culturale ed un piano agricolo sono in continua sofferenza, schiacciati dall’inquinamento. Ci spieghi come mai i nostri ragazzi sono costretti ad andare a studiare fuori regione, perché per costruirsi un futuro devono lasciare la propria terra, ci spieghi come mai la Basilicata ha il più alto tasso di calo demografico Italiano e perché secondo i recenti dati Istat, ha l’aspettativa di vita che si aggira intorno agli 80 anni, più bassa d’Italia. Quanto ancora la Basilicata deve dare in termini di vita e di salute, di salubrità del territorio, per compiacere politiche miopi ed ingorde?

NOSCORIE TRISAIA


MEDITERRANEO NO TRIV

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