“Blue Water”: la Conferenza di Servizio e la posizione degli ambientalisti

Continua il dibattito sul petrolio e sulla questione “Blue Water”. E se, da un lato, il fronte dei contrari alla sua realizzazione sembra infittirsi, dall’altro, invece, fatti, parole non dette e confronti mancati vogliono testimoniarci qualcosa di sfuggente, forse l’avvento ineluttabile di un’ennesima sconfitta ambientale per la Val d’Agri.
Il progetto “Blue Water”, presentato da Syndial S.p.A. (già Enichem, la società ambientale del gruppo Eni), consiste nella realizzazione di un impianto di trattamento delle acque di produzione da realizzarsi nei pressi del Cova. Ma come vengono trattate, adesso, queste “acque”?
Le acque di strato, o di produzione, contengono composti organici (idrocarburi e non, additivi chimici utilizzati per migliorare il processo estrattivo) ed inorganici (sali, metalli pesanti), con concentrazioni variabili a seconda della localizzazione del giacimento, delle caratteristiche delle rocce di cui esso è costituito e delle peculiarità degli idrocarburi.
È necessario, quindi, che l’acqua venga prima separata e trattata per poi essere smaltita. In Val d’Agri lo smaltimento delle acque di produzione avviene mediante reiniezione in unità geologiche profonde. Prima della reiniezione, queste acque vengono sottoposte a separazione del gas ad esse associate. Dopo un ulteriore stadio di filtrazione per eliminare le particelle oleose e solide ancora presenti, le acque così trattate vengono stoccate in attesa di essere iniettate nel pozzo Costa Molina, mentre altre vengono direttamente inviate con autobotti in impianti speciali (come Tecnoparco di Pisticci).
Già prendendo in considerazione Costa Molina 2, un pozzo di reiniezione situato nel comune di Montemurro, emergono le prime criticità del trattamento, poiché uno studio del CNR di Tito ha documentato episodi di microsismicità indotta.
E cosa avverrebbe, invece, se il progetto di Syndial diventasse realtà?
Nel tentativo di comprendere quali possano essere le conseguenze di tale impianto, l’analisi di alcuni ambientalisti ha riscontrato possibili effetti nefasti: tra cui il rischio di inquinamento dei bacini idrici, di incidenti connessi al trasporto di materiali tossici e dei concentrati, oltre all’impatto di elevate emissioni sonore e odorigene, nonché la perdita di 140 posti di lavoro (gli addetti al trasporto delle autobotti) a fronte delle sole 18 assunzioni di Syndial.
A tal proposito, il 9 luglio 2019 si è tenuta una Conferenza di Servizio tra Regione, Comune di Viggiano, Syndial, Arpab e ASI, a cui hanno partecipato in qualità di uditori diverse Associazioni ambientaliste, che hanno presentato una serie di quesiti sia orali che scritti, lamentando la mancata convocazione dei comuni limitrofi all’area in cui si intende realizzare l’impianto.

l contenuti più significativi della Conferenza sono stati riportati alla cittadinanza nel corso dell’incontro di lunedì 15 luglio, a Viggiano, organizzato dalle Associazioni Mediterraneo No Triv, Osservatorio Popolare della Val d’Agri, Cova Contro, ISDE Medici per l’Ambiente. In particolare erano presenti Isabella Abate, rappresentante dell’Osservatorio, l’ing. nucleare Antonio Alberti, per Mediterraneo No Triv, l’avv. Giandomenico Di Pisa, Difensore Cittadini Pisticci Scalo e il sen. De Bonis, Senatore del Gruppo misto.
L’ing. Alberti ha riassunto il contenuto dell’Istanza consegnata al presidente della Conferenza di Servizio, con cui si chiedeva la sospensione dell’iter autorizzativo, appellandosi a tre motivazioni principali:

-Il sito di ubicazione del nuovo impianto è pressoché a ridosso dell’area in cui si è verificato l’incidente ai serbatoi, area che attende di essere bonificata;
-Eccessivi rischi connessi al trasporto dell’ingente quantità di rifiuti pericolosi che Syndial produrrà (che potrebbe comportare la necessità di un aggiornamento del piano regionale per i rifiuti);
-La competenza ministeriale e sovraregionale dell’autorizzazione a procedere.

L’avv. Di Pisa, in particolare, ha parlato di codici CER, incitando in seguito i cittadini a difendere la propria terra, senza aspettarsi che lo facciano le istituzioni, viste le precedenti delusioni, e diffidando di quelle che Eni chiama “le migliori tecnologie disponibili” perché, dice, citando Hannah Arendt, “l’uomo non è in grado di comprendere in anticipo gli effetti della tecnologia così come non è capace di gestirli”.
Il senatore De Bonis, invece, ha manifestato fermamente la sua intenzione di portare la questione a livello nazionale, incoraggiando a immaginare e perseguire un modello economico ed energetico di tipo “green”.

Al termine dell’incontro, i relatori hanno proposto di inviare una Istanza, sottoscritta dai cittadini, alla Conferenza di Servizio e al Ministero Ambiente per far sì che la questione dell’impianto sia analizzata più approfonditamente dagli enti competenti e venga considerata di interesse nazionale.

 

TESTO DEL DOCUMENTO
(chi è interessato a firmarlo, può rivolgersi alle suddette associazioni)
Al Ministro dell’Ambiente
Sergio Costa

Al Dirigente del Dipartimento Ambiente ed Energia Della Regione Basilicata
Maria Carmela Santoro

Al Presidente della Conferenza di Servizi
Emilia Piemontese

Ai Partecipanti alla Conferenza di Servizi per il Progetto Syndial

Oggetto: Procedimento di P.A.U.R. presso la Regione Basilicata per l’Impianto di Trattamento del rifiuto acqua di strato proveniente dal COVA di Viggiano, da realizzarsi in Loc. Le Vigne di Viggiano. Proponente Syndia s.p.a.
Sottoscrizione per la NON AUTORIZZAZIONE alla realizzazione dell’impianto.
Ci rivolgiamo ai destinatari riportati in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, per CHIEDERE A GRAN VOCE che l’Impianto Syndial NON VENGA AUTORIZZATO per i seguenti numerosi motivi di ordine procedurale e tecnico.
In particolare al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e al Dirigente del Dipartimento Ambiente ed Energia della regione Basilicata chiediamo che esprimano un parere riguardo alla Competenza del Ministero e non della Regione al rilascio dell’A.I.A. , così come richiesto dalle Associazioni ambientalistiche nell’istanza protocollata in data 9 Luglio 2019 e inviata al Dirigente Ufficio Compatibilità Ambientale Dipartimento Ambiente ed Energia, per i motivi in essa indicati.
Invece al Presidente della Conferenza di Servizi ed ai componenti della Conferenza di Servizi ed, in particolare, al Sindaco di Viggiano Amedeo Cicala, chiediamo che approfondiscano i seguenti motivi per esprimere la non approvazione del progetto:

1) Classificazione errata del rifiuto acqua di strato.
L’acqua di strato è da classificarsi Rifiuto Pericoloso con Codice CER 05.xx.yy così come riportato al punto 2 delle Osservazioni di Mediterraneo No Triv e non già refluo ai sensi del comma 4 art.243 D. Leg.vo 152/2006, come afferma Syndial, poiché tale comma si riferisce ad acque emunte dal sottosuolo (estratte da acque sotterranee di falda) e non certamente alle acque di strato che vengono in superficie a pressione insieme a petrolio e gas a seguito dell’attività mineraria. Pertanto l’impianto Syndial è da ritenersi un vero e proprio impianto chimico-fisico di trattamento di rifiuti pericolosi, cosa ben diversa da come viene presentato nella Valutazione di Impatto Ambientale.

2) Valutazione di Impatto Ambientale errata perché parziale.
E’ assolutamente riduttivo, fuorviante ed errato considerare il solo impatto ambientale generato sul bacino acquifero della Val D’Agri, dall’impianto Syndial , senza considerare il suo effetto cumulato anche agli impatti ambientali dell’attività del COVA e del disastro ambientale causato dallo sversamento di tonnellate di petrolio nell’ambiente la cui caratterizzazione, perimetrazione e bonifica sono ancora da attuare ed a seguito del quale non è stata messa in atto ancora alcuno Studio Epidemiologico per valutare le conseguenze di tale disastro. A tal proposito vedi punto 3 delle Osservazioni di Mediterraneo No Triv.

3) Radioattività durante le lavorazioni e radioattività residua nell’acqua trattata con conseguente effetto accumulo nel bacino del Pertusillo.
Cominciamo con il chiarire che la radioattività presente nelle acque di strato non può essere definita NORM (Naturally Occurring Radioactive Material) poiché non siamo in presenza di radioattività con piccole concentrazioni e modesta attività presente nell’ambiente naturale abitato dagli esseri viventi , bensì siamo in presenza di radionuclidi con emivita lunghissima (75.000 anni circa per il torio 230) , attività elevata (21,74 Bq/lt per il Torio 230, 9,74 per il Potassio 40) e concentrazioni importanti presenti in acqua fossile confinata a 4000 metri di profondità insieme al petrolio e quindi con nessuna possibilità di venire a contatto con gli esseri viventi , se non a seguito delle trivellazioni petrolifere.
La radioattività presente nell’acqua di strato, se concentrata nei fanghi e nei rifiuti risultanti dall’attività di depurazione, costituirà senza dubbio un rifiuto da manipolare con le dovute precauzioni tipiche dell’industria nucleare e non certo quelle adottate in un normale impianto di separazione chimico-fisica quale quello proposto da Syndial e, le premesse, le valutazioni e le conclusioni riportate dalla Relazione tecnica di Radioprotezione allegata al progetto, sono palesemente tendenziali e di parte e non possono essere considerate esaustive ai fini della V.I.A. .
Inoltre dato che, da quanto previsto nel progetto, la parte di acqua non demineralizzata conterrà almeno un 20% della radioattività residua, tale refluo, dopo il suo utilizzo industriale nel COVA, più o meno concentrato, dovrà essere necessariamente scaricato nel depuratore ASI che, stante le sue caratteristiche, lo convoglierà tal quale ai fini della radioattività nel corso d’acqua e poi nel bacino artificiale del Pertusillo. Le ingenti quantità scaricate ogni giorno, circa 1500 mc/giorno, cioè circa 500.000 mc./anno, a causa dei metalli pesanti che si depositeranno inevitabilmente, accumuleranno radioattività importante nel bacino e renderanno l’acqua molto pericolosa se usata per innaffiare culture o addirittura per il consumo umano. Tale nostra previsione, se non dimostrata non plausibile scientificamente da Syndial, porta ad applicare il Principio di Precauzione previsto dalla Normativa sugli impianti pericolosi e, di conseguenza, alla non approvazione del processo stesso.

4) INCOMPLETEZZA DELLA V.I.A. PER MANCANZA DI INDICAZIONI RIGUARDANTI  IL CICLO DEI RIFIUTI RISULTANTI.
Infine Syndial non indica nel progetto né la natura, ne il codice CER dei rifiuti concentrati risultanti dalle lavorazioni nell’impianto (rifiuti radioattivi e contenenti metalli pesanti, idrocarburi ed altri materiali pericolosi per l’ambiente), né è in grado di indicare quali saranno i Centri verso cui saranno portati tali rifiuti, né in che modo essi saranno trattati e smaltiti. Ciò rende incompleta la Valutazione di Impatto Ambientale e la inficia irreparabilmente ai fini della sua approvazione. Gli stessi proponenti l’impianto, nella Relazione di Radioprotezione a pagina 10 , data la pericolosità dei rifiuti trattati, indicano in un massimo di tre ore la permanenza dei trasportatori nelle vicinanze dei rifiuti radioattivi per ogni singolo viaggio, tuttavia non sono in grado di indicare i Centri idonei allo smaltimento di tali rifiuti e la loro ubicazione; un tale approccio potrebbe far pensare a conferimenti a Centri non idonei e/o non autorizzati o, addirittura a problemi di sicurezza nel trasporto.
In definitiva il progetto presenta tali e tante peculiarità che andrebbe valutato in maniera più approfondita e specialistica non da parte dei competenti Uffici Regionali, ma da strutture statali idonee . Del resto quanto da noi richiesto è previsto dalla Costituzione Italiana che all’art. 32 prevede “: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.”
Nel caso tali approfondimenti non venissero fatti, la responsabilità di eventuali valutazioni errate passerebbe dall’ENI direttamente in capo ai funzionari regionali che avessero avallato il Progetto, sollevando Syndial dalle responsabilità delle conseguenze nefaste che si avranno sull’ambiente dopo alcuni anni di funzionamento.
A tal fine chiediamo che la Regione Basilicata si dichiari incompetente nel Procedimento teso ad ottenere l’approvazione della V.I.A ed il rilascio dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) per l’Impianto Syndial e rimetta la competenza al Ministero dell’Ambiente .
Viggiano, 15 Luglio 2019

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