Petrolio in Val d'Agri e Valle del Sauro

Ambientalisti su accordo per il gas: “Sconto e contropartite, l’acqua santa e i reflui petroliferi”



Riprenderà il prossimo 20 luglio, ad oltre tre anni di distanza dalla prima riunione, la conferenza di servizi per l’esame dell’impianto destinato al trattamento delle acque derivanti dalla lavorazione del petrolio e del gas nel Centro olio di Viggiano. La struttura, da realizzare nelle vicinanze del Centro olio, in contrada ‘Le vigne’  (progettata dalla società Rewind, controllata di Eni, e subentrata alla Syndial, consentirebbe la gestione dei reflui petroliferi in loco evitando il trasporto con le autobotti in altre strutture della regione, a cominciare da Tecnoparco a Pisticci. L’impianto è osteggiato dagli ambientalisti che lo considerano un pericolo per i bacini idrici locali. “Quando parliamo di acqua santa non ci riferiamo certamente a quella che dispensano i vescovi nelle cerimonie religiose, ma alle ultime sorgenti della Val d’Agri e a quella poca acqua rimasta negli invasi che disseta ancora milioni di persone e che potrebbe essere messa a rischio da trivelle e da progetti di impianti di trattamento di reflui petroliferi in quell’area. Rispunta infatti per la Val d’Agri negli uffici regionali del Dipartimento Ambiente la convocazione della conferenza di servizio funzionali al rilascio del P.A.U.R (provvedimento autorizzatorio unico regionale) per il progetto di impianto di trattamento delle acque di produzione del centro oli,  in pratica il trattamento dei reflui petroliferi derivanti dalla produzione di gas e greggio che possono contenere significative concentrazioni di radioattività”. Ad affermarlo le associazioni ‘Mediterraneo no triv’, ‘No scorie’ e ‘Cova contro’.

“Il progetto presentato prima dalla Simam e poi dalla Syndyal è già stato bocciato per ben due volte dalla stessa regione Basilicata, i progetti prevedevano lo scarico delle acque nel depuratore del consorzio industriale e successivamente nel bacino idropotabile del Pertusillo .
Non solo quindi enorme consumo di acqua per estrarre greggio (da 1 ad 8 barili di acqua per barile di petrolio), ma acqua che poi si trasforma in scarti che si vorrebbero trattare direttamente sul posto per far risparmiare decine e decine di milioni di euro a carico di Eni che eviterebbe di trattarli in altri impianti tipo Tecnoparco”.

Da sempre gli ecologisti sostengono il carattere dannoso per la val d’Agri dell’impianto di trattamento delle acque di lavorazione del petrolio. “Un’ attività altamente incompatibile con aree geografiche dove sono presenti acquiferi (non siamo nei deserti africani o nelle steppe russe). È questa una delle tante contropartite della promessa dello sconto sul gas fatta da Bardi?

L’assessore all’ambiente Latronico inserisca per la tutela del bene pubblico e strategico nel suo piano paesaggistico la tutela degli habitat  e delle sorgenti della Val d’agri da attività industriali impattanti come le trivellazioni petrolifere (anche orizzontali )  e gli impianti di trattamento rifiuti. La parola siccità fa molta più paura delle candele e dell’energia del sole che si perde e brucia la terra come non mai, neanche il petrolio si può estrarre senza acqua. Nel frattempo chiediamo pubblicamente alle istituzioni regionali e allo stesso assessore Latronico in ottica di trasparenza, dell’interesse pubblico e in quanto già parte attiva del procedimento stesso come associazioni di poter partecipare alla conferenza di servizio del 20 luglio”.

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