Emergenza Coronavirus

Uil Pensionati: “nelle RSA è caos tra i positivi. La regione non può stare a guardare”



“4.058 over 80 senza nemmeno la prima dose di vaccino su una popolazione di 46mila 235 (8,78%) cittadini, secondo il report della Presidenza del Consiglio dei ministri aggiornato al 4 gennaio scorso. 527 over 70 su 51.805, 4.754 over 60 su 75mila e 7.655 over 50 su 88mila. In questa fase dell’emergenza sanitaria non possiamo permetterci questi numeri. Oltre 9mila over 60 senza neanche una dose. La Regione cosa sta facendo per raggiungere queste persone sui territori? Si muore di Covid e nella maggior parte dei casi perdono la vita proprio loro: over 60 non vaccinati. La fascia d’età che normalmente rischia di più. Nelle ultime settimane ne sono morti più di 20″. E’ l’analisi che Carmine Vaccaro segretario della Uil Pensionati di Basilicata fa sull’attività di vaccinazioni anti-Covid relativo alla Basilicata. “Viviamo in una regione dove la popolazione anziana rappresenta la fetta maggiore del tessuto demografico e d’altro canto abbiamo hub vaccinali scarsamente permeanti tutto il territorio regionale. Ci sono persone avanti con l’età che rinunciano a vaccinarsi perché impossibilitate a prendere un mezzo, una macchina. A volte l’acceso alla piattaforma per molti di loro è off-limits. Io non mi stancherò mai di dirlo e lo stiamo gridando dall’inizio di questa campagna vaccinale. Per queste persone serve una programmazione speciale, un lavoro fatto d’intesa tra aziende sanitarie, sindacati dei pensionati e ordini professionali. Servono dei tutor che possano guidarli in questa difficile fase. Molti ci rinunciano per pigrizia. E invece noi dobbiamo fare in modo di raggiungerli anche nelle realtà più remote. Che cosa aspettano Bardi e Leone? Ci auguriamo che i team inviati dal commissario Figliuolo siano utili per colmare questo gap ma serve di più. Solo nelle settimane hanno perso la vita più di venti anziani. Che aspettiamo?”

Inoltre Vaccaro torna sull’annosa vicenda delle Rsa, le cui criticità a distanza di due anni e mezzo dallo scoppio della pandemia, sembrano ancora irrisolte. “Ci sono realtà che non riescono a garantire la copertura dei turni per le troppe positività anche tra gli operatori, tanto che alcuni vanno al lavoro anche se positivi. Ma le istituzioni non muovono un dito. Non ci sono giustificazioni che tengano su questo.

Le strutture devono essere sostenute così come vanno potenziati gli organici a carico delle istituzioni regionali”.

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