Primo PianoPetrolio in Val d'Agri e Valle del Sauro

Pietrantuono: un centro di monitoraggio Arpab


Potrebbe essere ad una svolta la questione petrolio in Basilicata. Il braccio di ferro tra Eni e Regione apre intessanti prospettive. Il governo lucano si schiera in difesa della salvaguardia degli equilibri ambientali e della salute delle popolazioni non solo della Val d’Agri, a fronte della richiesta di nuovi permessi da parte delle compagnie.
Sacrosanto diritto  quello di imporre il rispetto delle garanzie per la salute e l’ambiente  alle compagnie petrolifere, mettendo in atto sofisticati sistemi di controllo e un apparato che dia sicurezza anzitutto. Operazioni che andavano messe in atto giá sul finire degli anni Ottanta per stabilire il punto di partenza, nel momento in cui decollarono i primi progetti di sviluppo olio e di sviluppo gas nel territorio lucano della val d’Agri: erano sette complessivamente, secondo quanto si apprende dai quadri riassuntivi interni dell’Eni.
La severità degli organi regionali crea se non allarme ma certo non poche apprensioni nelle compagnie perchè pone un problema che tocca da vicino l’opinione pubblica, particolarmente sensibile a questi temi e indica una tabella di marcia diversa dal passato.
L’Eni è stata invitata in modo perentorio a fornire, in un breve lasso di tempo, elementi sulla situazione in atto e sulle prospettive per il medio-lungo periodo, con la conferenza dei servizi di qualche giorno fa. Un faccia a faccia condotto dal responsabile regionale dell’Ambiente, Francesco Pietrantuono.
“Il piano di caratterizzazione chiesto a Eni è risultato insufficiente. Sicchè ora attendiamo le modifiche e il relativo adeguamento nel giro di una settimana. C’è anzitutto l’esigenza da parte nostra di ampliare notevolmente l’area di monitoraggio oltre la zona del  COVA, in modo da interessare un ampio territorio che si estende in particolare sia a est della struttura che a sud. Abbiamo bisogno di avere inoltre una dettagliata analisi delle sostanze presenti nel suolo e in atmosfera, in modo da realizzare un quadro preciso della situazione in atto. Un quadro completo di sintesi.
Non solo idrocarburi ma anche altre sostanze. È l’occasione per un accertamento a tutto campo di ciò che accade non solo per rispondere alla domanda di sicurezza delle popolazioni, ma per ragioni obiettive.”

Altro tema centrale della Conferenza, sulla base di quanto si apprende, è rappresentato dalle acque di falda.

“Le acque sotterranee sono per noi un elemento da seguire quotidianamente e di vicino. Situazione che ci preoccupa, francamente. Necessaria una fotografia di tutto l’insieme e non solo di particolari aspetti del problema ambiente a fronte dell’attivitá petrolifera. Le acque di falda sono un indicatore essenziale.
Ovviamente il piano di caratterizzazione è una garanzia e mira a estendere la rete di controllo in capo all’Arpab.
Partirá un centro di monitoraggio dell’Arpab con idonee dotazioni di mezzi e di personale, ma anche con la supervisione dell’Ispra. Affideremo a Ispra l’analisi dei valori di fondo, un progetto di grande respiro.”

Come recuperare la mancanza del punto di partenza, il punto zero. La situazione ante estrazioni?

“Lo recupereremo con questo progetto che prevede appunto accertamenti di alto livello, condotti con sistemi modernissimi. Un approccio analitico e scientificamente valido dá garanzie, mediante un’attivitá del genere tendente ad avviare un raffronto con aree non contaminate. Il piano di caratteizzazione include e spiega anche l’incidente che si è verificato. Certo, bisognerá lavorare alacremente considerando che il territorio va seguito direi senza sosta. È il nostro obiettivo, nel quale crediamo sul serio.”

Rocco De Rosa

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