L’Italia (non) riparte dalla Scuola

Da decenni non si sentiva parlare così tanto di scuola e di istruzione in Italia.

Uno degli effetti “positivi” della pandemia sembra essere proprio questo: tutti pongono l’attenzione sui nuovi metodi d’insegnamento, sulla didattica a distanza.

Dal 5 Marzo scorso i Luoghi di Istruzione pubblici e privati sono chiusi a causa della diffusione del virus.

Docenti e studenti hanno completamente perso il contatto con il gruppo classe, sostituendolo gioco – forza con il software di Microsoft Teams.

E’ vero, la tecnologia ha consentito, seppur con molte difficoltà, di portare a termine i programmi e di allineare le classi all’anno successivo.

Sono appena terminati gli esami di maturità: per la prima volta nella Storia, gli studenti Italiani hanno sostenuto soltanto una prova orale, non potendo entrare in classe senza rispettare il distanziamento sociale previsto dalle oramai note norme anticovid.

Per quanto riguarda le scuole secondarie di primo grado, gli esami di terza media si sono ridotti alla mera presentazione di una “tesina”.

Risulta evidente il fatto che, la salute di studenti e docenti doveva essere tutelata.

Ciò premesso, è necessario però provare a fare una riflessione un pò più profonda.

Le scuole e le Università Italiane hanno inaugurato gli effetti maggiormente restrittivi del Lockdown.

Da tre mesi e mezzo oramai, i luoghi dell’istruzione di questo Paese sono inaccessibili.

Come tutti sappiamo, Scuola e Università non sono soltanto interrogazioni ed esami.
Gli studenti hanno sospeso, oramai da novanta giorni, un percorso di crescita umana e culturale che non può essere sostituito dalla didattica online.

Ora è necessario adeguare le strutture, ripristinare il calendario delle attività didattiche e fare di tutto per ripartire a Settembre.

Anche perchè, tanti altri paesi europei, Germania e Francia in prima fila, hanno scelto di inaugurare la fase II ripartendo dalla Scuola e dalla Cultura.

Qui, invece, si è scelto di privilegiare altre “Filiere produttive”.

Scelte sicuramente necessarie e rispettabili, a patto di non sorprendersi poi quando l’Ocse diffonde i rapporti relativi allo stato di salute della nostra pubblica istruzione:

“Fra i 37 Stati dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, l’Italia è all’ultimo posto per spesa pubblica destinata all’istruzione: 6,9 % del totale (gli Usa, quasi il doppio; il Cile addirittura il triplo). Abbiamo il più basso tasso di laureati d’Europa (dopo la Romania) e uno dei più alti di abbandono scolastico (un milione in 10 anni). Record negativo anche per gli stipendi dei docenti, gli «artigiani delle generazioni future», secondo la felice immagine di Papa Francesco: tutti abbondantemente sotto media Ocse, dalle elementari alle superiori. Se si fa la media di tutto, non suona strano che il 20 % dei nostri giovani (16-29 anni) abbia capacità di lettura considerate minime. E non è più vero che non è mai troppo tardi.”

In ultima analisi, come se non bastasse, qualcuno, nelle ultime ore sta addirittura paventando l’ipotesi di prorogare le chiusure oltre al 20 Settembre (data del probabile election day di recupero di diversi appuntamenti elettorali slittati a causa della pandemia.)

Se accadesse, sarebbe davvero la triste conferma di un dato che pare oramai acquisito: l’Italia pensa prima alle elezioni, poi al futuro delle nuove generazioni.

 

Nel frattempo la Basilicata ha deciso:

Calendario scolastico 2020/21, Basilicata ha deciso: inizio lezioni il 14 settembre, termine 8 giugno

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