Lezioni di humanitas: i classici possono ancora cambiare il mondo

“Leggere i classici è come conversare con gli spiriti migliori del passato” afferma Cartesio. E’ l’ esperienza di una studentessa del Liceo Scientifico “G. Peano” di Marsico Nuovo che, partendo dallo studio di un argomento di letteratura,  riflette sui valore della solidarietà e dell’altruismo.

“Homo sum: humani  nihil a me alienum puto”.

“Sono un uomo: tutto ciò che è umano mi riguarda“.

Questa citazione è tratta dalla commedia “Heautontimorumenos” (dal greco, “il punitore di se stesso”) dell’autore latino Terenzio.

La commedia si apre con il vecchio Menedemo  che, pentitosi per essendo stato talmente severo con suo figlio da spingerlo ad arruolarsi come mercenario, si autoinfligge delle fatiche fisiche immani per la sua età.  È il suo vicino di casa, Cremete, che mostra interesse verso di lui e verso la sua storia, convincendolo a confrontarsi e sfogarsi. Quest’ultimo personaggio diventa, dunque, portavoce di un concetto importantissimo  nella produzione terenziana: l’“humanitas”.

Humanitas è molto di più della solidarietà,  della tolleranza nei rapporti umani, della benevolenza: è un nuovo modo di concepire i rapporti interpersonali tra gli esseri, accomunati dall’appartenenza al “genere umano” senza distinzioni di ruolo, di sesso, di classe e dal perseguimento dello scopo,  il bene comune. Al tempo in cui vive Terenzio, nel II sec. a.C., questa empatia nei confronti dell’altro è decisamente originale e stride completamente con il cosiddetto “mos maiorum”,  ovvero l’insieme dei principi e dei valori  su cui poggia la civiltà romana sin dalla sua formazione. Forse è anche per questa ragione che Terenzio non riscuote un successo immediato, pur avendo  avuto  una parte fondamentale in quel processo di “ellenizzazione”, cioè di diffusione della cultura greca, che ha permeato degli ideali di fraternità e solidarietà anche  l’humus  della nostra penisola.

Ma oggi  che cosa vuol dire “humanitas”?

A ben guardare, tante cose. È la voce di un uomo solo in una piazza San Pietro deserta che,   accompagnata soltanto dal suono delle sirene delle ambulanze, diventa preghiera per tutti, credenti e non credenti ; il coraggio di una capitana che  si rifiuta di piegarsi all’assurdità di leggi fondate sul pregiudizio e sulla paura; la passione  e la determinazione   di un ragazzo  italiano che nell’isola di Samos, in Grecia,  riesce a creare una scuola per bambini e ragazzi migranti in un hot-spot trasformato in una prigione; la solidarietà di oltre settemila medici che sono pronti a mettere in secondo piano la loro vita per aiutare gli altri.

Sono tanti gli esempi che si potrebbero fare anche e soprattutto oggi, ma noi (forse troppo spesso) ce ne dimentichiamo, cadendo nell’oscurità del pessimismo e dell’odio per il mondo. Addirittura qualcuno vuole farci credere che non vale la pena lottare per gli altri e che bisogna pensare solo a se stessi! Tuttavia, non possiamo dimenticare che questo altruismo appartiene alle nostre radici, fa parte della nostra tradizione, della nostra storia:  dobbiamo assolutamente saperlo per poter prendere coscienza di chi siamo e di quello che dobbiamo evitare di diventare, per riconoscere quali sono i valori che devono orientare il nostro modo di pensare e di agire.

 

Marta Malatesta

III A Liceo di Marsico Nuovo

 

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