Il lavoro domestico come motore sociale ed economico in Basilicata. Le nuove sfide del welfare familiare

Torna in Basilicata il Dossier Statistico Immigrazione 2019, curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS di Roma, in partenariato con la rivista Confronti e con il sostegno dei fondi dell’8 per mille della Chiesa Valdese. Dopo la presentazione avvenuta a Matera, lo scorso ottobre in contemporanea nazionale, il Dossier IDOS torna in Basilicata in un modo del tutto inedito: in collaborazione con la Federcolf, il sindacato dei lavoratori al servizio della persona. Si tratta di una prima assoluta per entrambi.

Il convegno si terrà lunedì 3 febbraio dalle ore 10.30, a Potenza, presso il CSV di Basilicata, “Casa del Volontariato”, in via Sicilia (ex IPIAS).

L’evento riveste un’importanza particolare per numerose ragioni. Innanzitutto, l’opportunità di avere, anche nella città di Potenza, un quadro puntuale sul fenomeno migratorio regionale. In secondo luogo, la novità del focus sul lavoro domestico, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, oltre all’occasione per dedicare un approfondimento specifico alla nuova Norma Tecnica Uni 11766:2019, che introduce in Italia un’importante novità: la possibilità per i lavoratori domestici ottenere una sorta di ‘patente’ di qualità che certifichi conoscenze, abilità e competenze in accordo con il Quadro europeo delle qualifiche European Qualifications Framework – EQF.

Nell’economia del Paese, e in particolare in quella della famiglia, il lavoro domestico sta diventando sempre più rilevante. Il settore è in espansione e conta oltre 1.500.000 lavoratori e altrettanti datori di lavoro. In un welfare che lo Stato non riesce più a garantire in modo universale, si vuole evidenziare che l’assistenza a soggetti non autosufficienti, bambini e anziani, rende gravoso per le famiglie, anche dal punto di vista economico, l’onere dell’autogestione.

L’altro dato su cui riflettere è, però, la consapevolezza che il lavoro sommerso oggi – in questo settore – è una realtà diffusissima e che, nonostante le “regolarizzazioni” attuate, il fenomeno non è diminuito.

Sebbene siano chiamati ad occuparsi della parte più fragile della società, ovvero della casa, degli anziani, dei bambini, dei malati e dei disabili, nella maggior parte dei casi ai lavoratori domestici non sono richieste specifiche competenze. Un paradosso che si vuole invertire con l’entrata in vigore della nuova Norma Tecnica Uni, che va a colmare un vuoto legislativo, poiché in Italia non esisteva un sistema di riconoscimento e di certificazione delle competenze degli assistenti familiari, una delle professioni non regolamentate disciplinate dalla Legge Quadro 4/2013. Da oggi, invece, colf, badanti e baby sitter potranno accedere, su base volontaria, ad un esame per ottenere la ‘patente’ di qualità, con l’obbligo, tra gli altri requisiti, di sottoscrivere un codice deontologico: 9 regole di comportamento da tenere in casa, a partire dal rispetto della privacy della famiglia.

Occorre ricordare – dichiara Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS – che gli oltre 2 milioni e mezzo di lavoratori stranieri in Italia, i quali rappresentano un decimo di tutti gli occupati nel paese, sono troppo spesso schiacciati in lavori di basso profilo sociale, sebbene irrinunciabili per il nostro sistema socio-economico, e caratterizzati da fatica, precarietà, esposizione al rischio d’infortuni e sotto-retribuzione. Solo 7 su 100 hanno impieghi qualificati, mentre ben 2 su 3 svolgono professioni di basso livello professionale. Il lavoro domestico, che impiega oltre il 40% delle lavoratrici immigrate, è forse il caso più paradigmatico, conoscendo anche ampie sacche di lavoro in nero, abusi e pesanti sacrifici sulla vita familiare e sociale delle donne nate all’estero che vi sono impiegate. Questa normativa promuove la qualificazione dei lavoratori domestici e certifica, così, la qualità del loro servizio alle famiglie, rappresentando un’occasione importante per dare il dovuto riconoscimento professionale ai lavoratori”.

In occasione del suo secondo anno di attività nel materano, forte dell’esperienza di un team di lavoro già collaudato, la Federcolf ha deciso di allargare il suo raggio d’azione anche nella provincia di Potenza e lo racconterà in questa prima uscita pubblica, insieme a IDOS. Di qui, la decisione di organizzare un convegno per analizzare tutti i temi legati ai migranti e al lavoro domestico e di cura, con uno sguardo complessivo a una realtà molto più difficile di quanto possa apparire.

PROGRAMMA CONVEGNO E RELATORI

Il lavoro domestico come

motore sociale ed economico in Basilicata.

Le nuove sfide del welfare familiare

 

Ore 10 – Registrazione dei partecipanti

Ore 10.30 – Inizio lavori

Introduce e modera:

Paola Andrisani, Referente regionale IDOS Basilicata

Interventi:

Luca Di Sciullo, Presidente Centro Studi e Ricerche IDOS

“I lavoratori domestici stranieri: criticità di un modello segregazionista”

Emanuele Montemarano, Pres. dell’Organismo di Vigilanza di UNI e di Accredia

“Una grande novità: approvata la norma nazionale per la certificazione di colf, baby sitter e badanti”

Rita de Blasis, Segretario generale nazionale della Federcolf

“Il ruolo della Federcolf nella promozione del lavoro domestico”

Angela Maria Bitonti, avvocato Federcolf Basilicata

“Garanzie e tutela dei diritti dei lavoratori domestici in Basilicata. Una strada ancora in salita”

Ai partecipanti sarà distribuita gratuitamente una del “Dossier Statistico Immigrazione 2019” a cura di Idos in collaborazione con Confronti, progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese

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