Cronache

Fida-Confcommercio: “i sacchetti per frutta e verdura continueremo a regalarli al cliente”

Noi i sacchetti per frutta e verdura li abbiamo sempre regalati e continueremo a farlo, senza far pagare nulla al cliente ma la discussione sui sacchetti biodegradabili richiede che si faccia chiarezza nell’interesse dei consumatori, degli esercenti e anche della Pubblica Amministrazione, chiamata direttamente in causa. Lo sostiene la Fiva-Confcommercio, la Federazione Italiana Venditori Ambulanti, l’associazione di categoria più rappresentativa di questo tipo di commercio, in merito alla vicenda dei sacchetti ultraleggeri per alimenti. Un universo composto complessivamente da 200 mila imprese, di cui circa 50 mila che operano nel settore alimentare, mercati rionali compresi.

Per quanto ci riguarda è una polemica senza senso. Per noi non cambia niente, perché i sacchetti di carta, che non sono vietati, non li abbiamo mai fatti pagare al cliente e così faremo, un modo per coccolarlo. Quanto al peso della busta, si precisa che la bilancia da sempre è tarata sul peso del sacchetto di carta e continuerà ad esserlo. E quindi se un cliente acquista 1
chilo di zucchine, la merce sarà messa nel sacchetto di carta e poi nella sporta biodegradabile che abbiamo sempre usato. Tutto questo senza fargli pagare niente.

Più volte, in questi mesi –afferma Donatella Prampolini Manzini, presidente FIDA , e vicepresidente Confcommercio- la nostra federazione ha cercato di far capire al Ministro che pur condividendo il principio di base, quello di sostituire gradualmente i sacchetti ultraleggeri in uso con altri in materiale biodegradabile, lo strumento imposto dell’Unione Europea ci pare sbagliato. Innanzitutto la tempistica per l’adozione di questa norma non era così contingente da obbligarci ad essere tra i primi in Europa e poteva altresì permetterci la ridiscussione dei termini. Riteniamo che l’impatto della nuova normativa non sia stato adeguatamente valutato. Ci spieghiamo meglio: se la finalità era quella di preservare l’ambiente non si capisce la necessità di obbligare gli esercenti a far pagare i nuovi sacchetti perché a differenza della norma sugli shopper, vale a dire le borse per il trasporto e le borse riutilizzabili, per i sacchetti utilizzati nei reparti self service una vera alternativa di fatto non c’è. In questi giorni –aggiunge Donatella Prampolini Manzini- leggiamo affermazioni di importanti esponenti del Governo che ipotizzano soluzioni fantascientifiche come quelle dell’utilizzo di sacchetti portati da casa dai clienti con l’obbligo da parte degli esercenti di verificarne l’idoneità. Soltanto chi non ha mai lavorato in un punto vendita può pensare che sia una soluzione percorribile e non un modo per creare contenziosi coi clienti e confusione in caso di eventuali controlli. La nostra proposta di prendere quanto meno sei mesi di tempo nei quali non elevare sanzioni per verificare gli effetti pratici di questo provvedimento –conclude Donatella Prampolini Manzini- ci pareva una soluzione praticabile e di buon senso. Prendiamo atto che così non è stato ma almeno evitiamo di applicare cure che sono peggiori della malattia.

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