Cucina e Prodotti tipici

Export Agroalimentare: il “Made in Basilicata” incide per oltre il 23% del totale






C’è il contributo dell’alimentare “made in Basilicata” al nuovo record storico per l’export agroalimentare Made in Italy che, dopo il traguardo di 52 miliardi raggiunti nel 2021, segna un nuovo formidabile primato, conquistando quota 60,7 miliardi di euro nel 2022. Nonostante la crisi e l’impennata dei costi per le imprese, vino, pasta, ortofrutta, salumi e formaggi tricolori continuano a macinare risultati super sui mercati stranieri, registrando una crescita del 16,7% nell’anno appena trascorso e confermando il settore uno dei traini dell’Italia nel mondo. Così Cia-Agricoltori, commentando i dati Istat sul commercio con l’estero.

L’export agroalimentare in Basilicata incide per oltre il 23% del totale dell’export lucano con una cifra vicina ai 200 milioni di euro; al primo semestre 2022 Banca d’Italia registra 97 milioni di cui 77 milioni per prodotti alimentari e bevande e 20 milioni per prodotti agricoli. L’agricoltura lucana vale oltre il 7% del PIL contro il 2,7% del dato nazionale.

Per i presidenti Cia Potenza e Matera Lorusso e Stasi e il coordinatore Distefano sono dati che confermano la necessità di uscire dalla situazione di marginalizzazione dell’agricoltura rispetto alle sue potenzialità e la nuova organizzazione economica, sempre più competitiva e di larga scala, pone l’utente-cliente al centro delle modulazioni dell’offerta delle imprese. Accade invece che siamo a più di 4 mesi senza l’Assessore regionale alle Politiche Agricole.

“E’ un risultato straordinario -dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini- che certifica ancora una volta la qualità e il valore indiscusso del cibo italiano a livello globale, che è sempre più apprezzato e ricercato, crescendo in reputazione e fama”.

“Le aziende agricole continuano a dimostrare di essere pronte e capaci di affrontare le sfide dei mercati internazionali -continua Fini- sebbene affrontino una fase molto difficile, sfiancate dai rincari e dagli effetti di guerra e cambiamenti climatici. Per questo, la politica deve sostenere davvero il settore primario, in primis sul fronte interno, con interventi che vadano verso semplificazione e meno burocrazia, riequilibrio dei rapporti di filiera e remunerazione dei redditi degli agricoltori, miglioramento della logistica e dei trasporti, messa a punto di strumenti più moderni ed efficienti per gestire crisi di mercato e conseguenze degli eventi estremi. Solo così, si potranno rafforzare i risultati eccezionali sui mercati esteri -conclude il presidente di Cia- consolidando il valore prioritario e strategico del nostro agroalimentare”.

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