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Carote non sono benefiche per tutti allo stesso modo


Daucutus carota – questo è il suo nome scientifico – è un alimento molto usato nelle nostre cucine, che sia dentro un succulento sugo o come contorno, è parte integrante della dieta mediterranea. Le carote infatti hanno tantissime proprietà: antiossidanti, favoriscono l’abbronzatura, migliorano l’aspetto della pelle e addirittura migliorano la fertilità infantile secondo una ricerca statunitense guidata da Jorge Chavarro.

Ricche di fosforo, magnesio e potassio, le carote contengono una grande quantità di betacarotene, motivo della colorazione arancione. Questo nutriente si trasforma in vitamina A per il corpo e attacca il colesterolo cattivo. Ma, una recente ricerca scientifica condotta dal Dipartimento di Scienze alimentari e nutrizione umana dell’Università dell’Illinois, ha dimostrato che non per tutte le persone questa trasformazione avviene allo stesso modo. 

Infatti, la conversione da betacarotene a vitamina A avviene grazie all’enzima beta-carotene-ossigenasi 1 (BCO1), ma il funzionamento di quest’ultimo è stabilito dalla genetica. Alcune persone hanno l’enzima più attivo di altre. Pertanto per ottenere lo stesso tipo di benefici necessitano di assumere una maggiore quantità di carote. 

Sulla base di quanto si apprende dal sito sundt: “Il fabbisogno giornaliero di retinolo (vitamina A) è di circa 0,6-0,7 mg. Dose che permetterebbe di trarne beneficio per la vista e lo sviluppo, ma che arriva a 0.95 mg/giorno per le donne durante l’allattamento. La mancanza di certezza nell’assorbimento della giusta dose a causa del funzionamento differente dell’enzima BCO1, induce a introdurre nella dieta integratori a base di vitamina A, che garantiscano il necessario quantitativo”.

L’esperimento alla base della ricerca scientifica americana è stato condotto in un primo tempo sulla base dei campioni di sangue prelevati su più di settecento persone (767) fra i 18 e i 25, per la verifica della presenza e funzionamento dell’enzima beta – carotene – ossigenasi. In un secondo tempo l’analisi si è spostata sui topi e ha dimostrato la correlazione fra betacarotene e arteriosclerosi. 

Secondo la ricerca, il 50% della popolazione possiede la variante dell’enzima meno attiva, che non permette un’azione efficiente di trasformazione del betacarotene in vitamina A. Pertanto, anche di fronte ad un’alimentazione sanissima si può verificare una mancanza di questo importante nutriente. 

Ma l’assunzione di carote è comunque essenziale; infatti sono antiossidanti, che combattono i radicali liberi e l’invecchiamento. Inoltre, nella variante nera (carote nere), aiutano a prevenire il tumore al colon, trasportando i polifenoli. 

Inoltre, consumare verdure è un modo per essere ecosostenibili. Infatti, secondo una ricerca di Lancet, una dieta attenta al pianeta deve limitare le emissioni di azoto derivanti dall’allevamento animale, e focalizzarsi maggiormente sul consumo di vegetali soprattutto, poi noci, legumi e cereali integrali. 

La produzione alimentare determina i cambiamenti ambientali a livello globale, per questo adottare modelli alimentari attenti alle esigenze del pianeta, è un modo per garantire la prevenzione di circa 11 miliardi di morti all’anno (secondo la ricerca Lancet). Le carote, dunque, pur non fornendo la stessa vitamina A in egual misura, permettono di adottare una dieta sana che produce un beneficio globale. 

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