Allontanamento di tre minori dalla famiglia di origine: “rispettare il superiore interesse del minore”

“I principi costituzionali e le previsioni internazionali parlano di superiore interesse del minore e stabiliscono che, in tutte le decisioni relative ai minori adottate da autorità pubbliche o istituzioni private, detto interesse deve essere considerato preminente, soprattutto quando si discute dell’interesse del bambino in tenera età a godere dell’affetto e delle cure genitoriali”.

E’ quanto scrive il garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza della Basilicata, Vincenzo Giuliano, nella nota inviata al presidente del Tribunale dei minorenni di Potenza in seguito ad una notizia, pubblicata sulla stampa locale, relativa ad una vicenda familiare che vede tre minori allontanati dai genitori naturali e affidati a una nuova famiglia.

“Secondo la ricostruzione giornalistica, alla coppia, con passato di dipendenza da sostanze stupefacenti, è stata cancellata la patria potestà dei tre figli e i bambini sono stati affidati ad una nuova famiglia. Da due anni i genitori naturali non riescono a vedere i minori né tantomeno ad avere loro notizie”, scrive il garante, a parere del quale l’attuale situazione dei genitori sembrerebbe di fatto mutata: “I coniugi hanno un rapporto di lavoro stabile – scrive ancora Giuliano – che gli permetterebbe di garantire un giusto sostegno ai figli e, in base a quanto descritto dall’assistente sociale che ha monitorato la situazione della famiglia, una capacità genitoriale e una situazione sufficientemente valida con mancanza di elementi di pregiudizio”.

“L’auspicio – conclude Giuliano – è che il Tribunale dei minorenni di Potenza agisca al fine di tutelare, da un lato, l’interesse dei minori e, dall’altro, di preservare i rapporti con la famiglia di origine a cui deve essere garantita la continuità del rapporto genitoriale, salva l’esistenza di situazioni di grave pregiudizio. Pur in presenza di grave pregiudizio – precisa il garante – bisogna, però, fare in modo che venga concretizzato il principio dell’appropriatezza e cioè individuare la famiglia, la comunità più vicina ai bisogni espressi dal minore”.

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