Società e Cultura

Voler Bene all’Italia 2021, la transizione ecologica e digitale passa dai piccoli Comuni


Torna “Voler Bene all’Italia”, la tradizionale iniziativa dedicata ai piccoli Comuni organizzata da Legambiente in collaborazione con Symbola, insieme a un vasto comitato promotore e con il contributo di Open Fiber. Quest’anno più che mai, Voler Bene all’Italia interpreta l’urgenza di un percorso comune per far ripartire il Paese, chiedendo una giusta attenzione nell’uso trasversale delle risorse del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) per scardinare l’isolamento in cui i piccoli Comuni sono stati relegati in troppi anni di politiche disattente. L’iniziativa è quindi l’opportunità per raccontare le esperienze virtuose già protagoniste della transizione ecologica e digitale, ma anche per segnalare i luoghi di cui è importante valorizzare i bisogni e le potenzialità, e progettare una nuova governance per i territori.

La pandemia ha posto all’attenzione di tutti la necessità di ripensare la fruizione dei territori e il Pnrr rappresenta un’occasione unica perché borghi e aree interne tornino ad avere la centralità che meritano, per riequilibrare storici divari e dare nuovo slancio alla lotta alla crisi climatica. I piccoli Comuni necessitano di risorse certe e politiche forti per promuovere la rivoluzione energetica e l’economia circolare, sviluppare il turismo di prossimità e la multifunzionalità dell’agricoltura, ridurre il rischio idrogeologico, promuovere la diffusione di comunità energetiche e green communities, favorire una mobilità e una gestione forestale sostenibili, colmare il digital divide, semplificare le procedure per la messa in posa della banda ultralarga e implementare l’agenda digitale. Queste le direttrici fondamentali lungo cui muoversi per innescare processi innovativi e sostanziali.

Il Recovery Plan non deve dimenticare questi territori, altrimenti il divario diventa incolmabile: è l’ultima occasione utile per rendere competitive queste realtà e riallinearle alle sfide del terzo millennio, a partire dalla valorizzazione del capitale ecologico, dal superamento delle fragilità ambientali e del digital divide. Ancora una volta vogliamo portare all’attenzione generale, anche in Basilicata, quei territori che fanno i conti con disuguaglianze territoriali e spopolamento, e che non ha beneficiato di un modello di politiche dedicate.

Piazza simbolo quella di Tito, Comune capofila di un progetto di prevenzione del dissesto idrogeologico promosso dall’Ordine dei Geologi di Basilicata che coinvolge altri 11 piccoli comuni.

Il tema centrale è quello della fragilità fisica del territorio regionale in cui sono censite circa 10mila frane delle quali 4000 attive. Eppure continuiamo a constatare l’enorme lentezza a mettere in atto concreti strumenti di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico. E’ fondamentale, allora, evitare di rincorrere solo le emergenze senza ridurre i rischi, mentre le ricerche confermano che ogni euro investito in prevenzione ne produce 4 di vantaggi in termini di riduzione delle spese per far fronte agli impatti. Inoltre, in una Regione che continua a mostrare numeri drammatici di spopolamento delle aree interne, l’avvio di un vasto processo di manutenzione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico rappresenta un requisito indispensabile per frenare i processi di marginalizzazione socio-economica e per creare nuove opportunità lavorative.

E’ evidente che crisi economica conseguente alla pandemia pone seri rischi per la tenuta della coesione

sociale di una Regione fatta di aree interne come la Basilicata dove la crisi post-covid può diventare emergenza sociale incrociando un tessuto produttivo più debole, un mondo del lavoro più frammentato e una società più fragile. Luoghi dove gli effetti del disagio insediativo rischiano di assumere connotati drammatici. La drammatica ed inesorabile desertificazione demografica, in atto già da decenni, mette in serio pericolo la sopravvivenza sociale ed ambientale di aree (quelle interne e montane) sulle quali si dovrebbe puntare per il rilancio di uno sviluppo locale durevole e nelle quali, paradossalmente, i programmi di sviluppo economico rischiano di risultare vani per la mancanza di risorse umane in grado di metterli in pratica. Occorre prendere realmente atto che questa è una emergenza, la più grande emergenza regionale, dalla risoluzione della quale dipende probabilmente ogni ipotesi di sviluppo futura per gran parte di questa Regione. Noi pensiamo che sia giunto il momento in cui la Basilicata debba puntare decisamente su un grande progetto per le aree interne come modalità di intervento per far ripartire lo sviluppo dal basso, recuperando così l’enorme potenziale rappresentato dalle specificità del territorio, vera forza economica. Il valore della montagna, delle aree interne, delle tantissime vitalità locali, vanno assolutamente riconosciute e difese. E vanno poste al centro della transizione ecologica e digitale, superando il digital divide, sviluppando comunità energetiche e green communities, come sta facendo il Comune di Tito, ma anche  portando innovazione nella governance locale, nelle opportunità di lavoro e impresa, nella presenza di servizi e offerta formativa, nella qualità della vita diffusa.

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