“Transcript Office”: la soluzione contro chi si spaccia diplomato o laureato

La laurea non è un voucher per il lavoro, e lo sanno bene le tante migliaia di laureati italiani disoccupati. Esistono poi dei casi aberranti, di chi cioè si finge laureato o diplomato, e non parliamo di quei giovani incappati in difficoltà di studio incapaci di risolvere da soli; è il caso, invece, di quanti falsificano i propri curricula, inserendo lauree o diplomi mai conseguiti e, per giunta, in prestigiosi Istituti o Università.

Si pensi, ad esempio, al caso descritto dal sito Corriere.it: il professore di calcolo elettronico dell’Università di Bergamo, mai laureato, che ha semplicemente autocertificato sul proprio CV di avere conseguito ben due lauree in Scienze biologiche e Fisica dei calcolatori, arrivando addirittura a ricoprire la carica di dirigente alla Programmazione della politica finanziaria al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

C’è poi chi ‘avanza’ sfacciatamente attestati “a go-go” , solo per l’esaltazione del proprio sé: un sé attraverso cui fregare la realtà, stravincendo su di essa, come se si vivesse giocando al rialzo. L’Italia è il Paese dove non solo è consentita una tale menzogna, ma si dà spazio e spessore a psicopatici di tal fatta. In che modo è possibile zittire definitivamente un tale Super-io? Non si tratta di affrontare la questione da un punto di vista psicopatologico, ma in modo sistematico e strutturale.

La soluzione è offerta dalle università anglosassoni, che hanno pensato al Transcript Office, ossia un organo-archivio dei laureati, detentore delle copie originali delle lauree, master o dottorati, corsi di studio, votazioni finali, con la specifica del dettaglio degli esami superati, con quali voti, in quale date. Ma in che modo un tale ente opera? De facto, i dati conservati vengono spediti previa richiesta e pagamento, a ogni ente, pubblico o privato, che ne faccia domanda.

Avviene che, anche se la richiesta proviene sempre dal cittadino, in effetti è l’Università che spedisce una comunicazione ufficiale all’altro ente (o università) che abbia bisogno di ricevere la certificazione ufficiale. Per di più, gli uffici transcript applicano anche uno specifico timbro, recante la firma dell’impiegato responsabile, come riprova dell’autenticità e ufficialità della documentazione spedita. E, se non bastasse, l’università può attivare un Graduate Dossier Service, per l’invio di lettere di referenza, compilate dai professori che hanno conosciuto lo studente durante la sua carriera universitaria. Metodi questi efficaci a fronteggiare falsificazioni o plagi che ormai avvengono anche mediante le nuove tecnologie. E non si dia ai cinesi il topos di falsificatori, perché in questi casi il made in italy è di gran lunga più penoso.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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