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Società e Cultura

Sotto le stelle di Moliterno: una conversazione sincera con Luca Ward

Sotto il cielo punteggiato di stelle, un pubblico curioso e attento ha ascoltato la voce profonda e intensa di Luca Ward, protagonista della quinta edizione dell’evento “Se una notte d’estate…“.

Una serata di musica e pensieri organizzata dall’Associazione Culturale “Ferdinando Petruccelli della Gattina” A.P.S. in collaborazione con il Comune di Moliterno.

A guidare l’incontro con grande bravura è stata la giornalista Carmen Ielpo, consigliere dell’associazione, che ha condotto l’attore e doppiatore a raccontarsi con onestà e senza filtri.

Ward ha svelato il suo rapporto complicato con l’arte, un lato inedito della sua vita. All’inizio non voleva fare l’attore. Aver visto da vicino le grandi difficoltà economiche della sua famiglia, che viveva d’arte, gli aveva lasciato un segno. Il ricordo di un padre costretto a scegliere su cosa mettere in tavola per i suoi figli lo aveva spinto a cercare strade diverse, accettando anche i lavori più umili. Po il successo è arrivato quasi inaspettato quando ormai disilluso pensava cercava di allontanarsi da quella realtà.

Alla domanda dell’intervistatrice: “Parlaci del tuo mondo, quello del grandi spettacoli”, Luca risponde senza usare frasi fatte, ha espresso la sua opinione sul cinema italiano di oggi. Secondo lui, il nostro cinema ha perso i grandi maestri del passato ed è rimasto bloccato in un sistema “clientelare”, fatto di “circoletti” dove sono sempre le stesse persone a lavorare. Questo ha fatto perdere identità alle nostre produzioni. A mancare, ha detto, sono i grandi produttori del passato che investivano “sulla propria pelle”. Un tema che l’attore ha paragonato anche alla satira della famosa serie televisiva Boris.

Proprio da questa critica al sistema è nata una convinzione chiara: per Luca Ward il teatro resta, nel mondo della recitazione, l’unica esperienza autentica. Secondo l’attore, è essenziale portare l’arte teatrale soprattutto nei piccoli centri, dove la vicinanza emotiva tra l’interprete e il pubblico permette una comprensione profonda e diretta. Una scelta di campo che lo lega ancora di più a serate come questa, sotto le stelle di Moliterno, ed ha confessato di conoscere e amare la Basilicata da tempo, e di aver scelto proprio agosto per trascorrere le vacanze in questa terra. Con la moglie, ha deciso di esplorare anche la costa, scoprendo la bellezza di Maratea. Un modo per vivere la regione non solo da artista, ma da visitatore curioso e innamorato.

Tra aneddoti esilaranti ed una voce che ammaliante, l’attore si è dimostrato un vero “animale sociale”: simpatico, umile e generoso con le persone. Tra un selfie e un autografo, ha raccontato tantissimi aneddoti.  Dal nonno che doppiò Fernandel nei film di Don Camillo, agli inizi difficili, alla discussione avuta a soli diciotto anni con il grande Vittorio Gassman e tra i suoi mille lavori passati: ha ricordato di aver fatto anche il camionista. Poi il grandissimo e  clamoroso successo planetario giunto inaspettato de “Il Gladiatore” qui  la sua narrazione si fa intima e intensa, il doppiaggio fatto tutto in sole 12 ore, il suo scetticismo a volerlo fare e poi il successo che è arrivato silenziosamente per lui , mentre ormai quella voce era diventato un meme per tutti, ed è proprio dai passanti, dal bar sotto casa a coglierne il clamore, la sua incredulità ora suscita tenerezza ed autenticità.

E poi la storia di come è arrivato  Il Corvo: la telefonata ricevuta da Silvio Berlusconi per doppiare il film mentre si trovava in Turchia, con tanto di volo privato per farlo tornare subito in Italia.  Tra i racconti, anche la sua grande passione per la nautica, che ha tramandato ai suoi figli. La sua voce profonda resta il suo biglietto da visita, ma la sua simpatia e la sua disponibilità sono state la vera sorpresa della notte. E hanno lasciato un ricordo bellissimo a Moliterno.

Carmen De Rosa

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