“Siamo tutti uguali, tutti preziosi e non bisogna lasciare indietro nessuno”

Dovremmo tenere in mente le frasi che il PAPA ha  pronunciato alla Santa MESSA DELLA MISERICORDIA” eliminare le diseguaglianze, siamo tutti uguali, tutti preziosi e non bisogna lasciare indietro nessuno” e metterle in pratica nell’assistenza alle persone in questa pandemia da COVID che sta colpendo il mondo intero.

A 40 anni dalla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale le valutazioni sui Livelli Essenziali di Assistenza L.E.A., in differenti aree, hanno mostrato che non tutte le regioni superavano la sufficienza, dal momento che non venivano tutelati i principi  fondamentali di: universalità, uguaglianza ed equità. Ad eccezione delle regioni del nord italia tutte le altre erano carenti, tanto che era stato previsto per il 2020 un adeguamento di quelle non ancora in regola.

L’universalismo del diritto alla salute si è disgregato in emergenza anche al nord Italia, per cui  durante questa pandemia le persone residenti nelle RSA non sono state considerate, come i loro bisogni reali di salute, data la scarsità di presidi diagnostici e terapeutici. La maggior parte dei decessi in percentuale è avvenuta nelle residenze per anziani e disabili disseminate in tutte le regioni ma specie nel nord Italia,dove in emergenza  non si è potuta fare una rapida diagnosi di infezione(tampone), adottare una terapia idonea ed  in caso di gravi disturbi respiratori usare autorespiratori. Questo è avvenuto in modo ridotto  solo in parte delle RSA del centro sud per i minori contagi, motivo per cui il numero di morti è stato limitato secondo i dati riferiti dalla Protezione Civile. Il numero elevato di decessi è stato dovuto poi al fatto che ancora non vi è una cura specifica per la  malattia anche se sono stati usati differenti farmaci, che in diverse maniere hanno curato i malati gravi,anche con l’ausilio degli autorespiratori

Il diffondersi della pandemia nel nord italia è stato così repentino che subito si è avuta la carenza di respiratori utilizzati per quelli che erano ricoverati in ospedale, per cui  naturalmente forse si è trascurato l’appello che proveniva dalle case di riposo degli anziani, dove l’alta positività dell’infezione si complicava per alcuni pazienti, per i quali non vi era posto nei centri di rianimazione e si è procrastinato il loro trasferimento.

Gli ospedali giustamente, costruiti in tutta fretta in emergenza per far fronte alla crisi, ora in parte rientrata, si utilizzano ancora finchè dura la infezione, ma non li facciano degradare e vengano tenuti in efficienza, anche perchè secondo la opinione di alcuni esperti se la fase di ripresa (fase 2) non viene realizzata oculatamente si potrebbe avere una riaccensione della epidemia. Brillano alcuni ospedali fiore all’occhiello delle regioni, che hanno dato prova in emergenza di sostenere un lavoro indescrivibile, per il resto sul territorio l’assistenza sanitaria , che la popolazione in caso di necessità può utilizzare per avere una adeguata assistenza sanitaria, è stata carente ed alcune volte è venuta a mancare.

Al nord Italia  la prevenzione sanitaria e l’assistenza territoriale  è stata sempre più efficiente delle altre regioni, ma questa volta, forse per la imponenza della infezione, non ha bene funzionato.Per  l’anno 2020 era stato prevista dal Ministero della Salute  una riprogrammazione dei LEA  da equiparare su tutto il territorio e fare sì che i principi fondamentali di: universalità, uguaglianza ed equità possano essere attuati uniformemente.Dovremo sicuramente attendere la scomparsa della pandemia.

Antonio Molfese

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