Ricostruzione

Oggi non è facile, inutile negarlo.

Al netto di tutte le iniezioni di facile ottimismo o dei concerti in videocall, iniziamo ad avvertire plasticamente l’assenza di una prospettiva di ritorno alla normalità, almeno nei tempi in cui (anche inconsciamente) speravamo.

Abbiamo tagliato il traguardo del primo mese di isolamento, la situazione generale del nostro Paese appare un pò migliorata, anche se in realtà il numero dei morti e degli ammalati è ancora altissimo.

Alcuni continuano a parlare di Lockdown, Test rapidi, autocertificazioni e vaccini come se fossero le patatine servite nel bicchiere di plastica a una festicciola di compleanno di un bambino.

Personalmente, almeno oggi, non me la sento di partecipare al derby mediatico tra virologi, scienziati e divulgatori di fake news.

Fin dall’inizio di questa Storia, ho riposto la massima fiducia in questo governo: in particolar modo nell’onestà del Presidente del Consiglio e nell’estremo equilibrio del Ministro della Salute.

Credo di non aver sbagliato.

Ciò che mi preme sottolineare, attraverso questo flusso incontrollato di parole un pò amare ma che vogliono lasciare spazio alla possibilità reale di un avvenire diverso, è l’anomalia incredibile che rappresentano queste Festività Pasquali.

Non ricordo una Pasquetta così calda e soleggiata da anni, sembra quasi uno scherzo del destino: sembra che la Natura voglia farcela pagare fino in fondo.

Un calore di cui non possiamo godere, costretti come siamo a un distanziamento sociale che inizia a gravare pesantemente sulla nostra psicologia oltre che sui nostri corpi.

Manca la semplice stretta di mano, la condivisione di un caffè, la trepidazione collettiva legata ad un evento sportivo, l’adrenalina di un concerto.

E’ inutile nascondersi, tutto questo manca.

La nostra quotidianità è oramai stravolta, al punto da aver sospeso anche le tradizioni secolari più consolidate per le nostre comunità.

Molti dicono che, al termine di tutto questo, ne usciremo migliori.

Purtroppo ciò non è affatto scontato: ne usciremo migliori soltanto se avremo imparato la lezione.

Imparare la lezione significa materialmente invertire il paradigma economico e culturale di questi ultimi quarant’anni: d’ora in poi, PRIMA LE PERSONE POI IL PROFITTO.

Il messaggio del Virus è chiaro, potremo riavvicinarci gradualmente ad un ritmo di vita “Normale” soltanto se accetteremo di rallentare i ritmi produttivi, lo sfruttamento delle risorse naturali legate all’ equilibrio dell’ecosistema.

Per fare questo, è indispensabile utilizzare lo “Stop” prolungato che stiamo vivendo per pensare seriamente al futuro che vogliamo costruire. Anche perchè il futuro, quando meno te l’aspetti, arriva.

Ignorare questa necessità significherebbe disonorare la memoria dei nostri morti o lo sforzo di chi sta combattendo da mesi per garantire la nostra Salute.

La “Ricostruzione” sarà compito di una classe dirigente che dovrà dimostrarsi all’altezza, ma anche responsabilità individuale di ogni singolo cittadino Italiano.

Ecco, voglio condividere con voi un auspicio: che queste giornate di “Resurrezione” possano anche rappresentare in qualche modo la base fondativa di un nuovo Umanesimo.

 

Costruisci Italia, perché morire è anche rinascere

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