Società e Cultura

Progetto “Memoria Storica” ideato dall’Associazione Supertramp, grazie all’impegno di Gianfranco Grieco e Francesco Petrone

Il progetto “Memoria Storica” ideato dall’Associazione Supertramp, grazie all’impegno di Gianfranco Grieco e Francesco Petrone, con l’obiettivo di far conoscere la realtà degli emigrati viggianesi e lucani che vivono in Australia, merita un pubblico riconoscimento. Esso testimonia come l’Australia  è stata terra generosa e di grandi opportunità per i lucani, ma ha richiesto duri sacrifici e talvolta vere e proprie sofferenze, davanti alle quali la stragrande maggioranza ce l’ha fatta.

Inoltre la realizzazione della statua dell’emigrante chiamata “Man of the Valley” e la statua della Madonna di Viggiano riprodotta quasi fedelmente ed esposta nella chiesa di Saint Anthony’s Shrine a Melbourne sono il segno di attaccamento dei viggianesi alle proprie radici religiose, culturali, popolari. L’Australia – sottolinea l’Associazione Bene Comune Viggiano, in una nota a firma del presidente Vittorio Prinzi – è stata una mèta sognata dai Lucani solo dopo il secondo dopoguerra e Viggiano, ad esempio, ha visto partire in trent’anni (1950-1980) soltanto per quel Paese ben 1327 persone e diminuire la sua popolazione da 4152 a 3088 abitanti. Di esse faranno ritorno appena una cinquantina.

Occorre, pertanto – aggiunge Prinzi – coltivare la memoria storica di ciò che è stato il fenomeno migratorio e farne tesoro, così come è necessario mantenere e potenziare le relazioni con i Lucani in Australia e nel mondo, poiché si avverte come sempre più tenue stia diventando il legame con la terra d’origine a causa della scomparsa della prima generazione, che l’ha saputo conservare vivo fino ad oggi grazie a rapporti e vincoli diretti con parenti ed amici in Basilicata.

 Per questo – continua Prinzi – un appello alle istituzioni, affinchè moltiplichino le occasioni d’incontro (scambi culturali, borse di studio…) dei figli e nipoti dei nostri emigrati con la terra d’origine dei loro genitori, cogliendo anche l’occasione di Matera 2019 con l’aumento della capacità attrattiva della nostra regione nei confronti dei suoi emigrati sparsi nel mondo, che da segno più eloquente della sua povertà possono diventare una sua importante risorsa. Gli emigrati lucani, sparsi in ogni parte del mondo, vanno non solo ricordati con manifestazioni, monumenti, musei…, ma considerati e resi parte integrante e viva della nostra comunità regionale e delle nostre tante comunità locali, perché costituiscono un vero patrimonio di memorie, di esperienze, di affetti e di relazioni umane, culturali e sociali. Oltretutto, verso di loro abbiamo un debito di riconoscenza, non solo perché il loro esodo ha consentito condizioni di vita migliori a coloro che sono rimasti in patria, ma hanno anche contribuito notevolmente, con il loro spirito di sacrificio e le loro capacità nel mondo del lavoro, al progresso dei Paesi di destinazione e dato lustro al loro Paese d’origine, ottenendo per sé e le loro famiglie benessere e notorietà.

Oggi, poiché l’Italia da Paese d’emigrazione si è trasformata in Paese d’immigrazione, spesso si rischia, da un lato, di porre in secondo piano la questione ancora tristemente attuale dell’emigrazione, che colpisce soprattutto i giovani laureati, costretti a “vendere” le loro intelligenze e la loro formazione all’estero, e, dall’altro, di far cadere nell’oblio la storia dell’emigrazione, ovvero le tante storie dei nostri emigrati, uno straordinario patrimonio umano, antropologico e sociale, da utilizzare come veicolo dell’identità italiana e lucana nel mondo.

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