Lavoro e Salute

Prevenzione delle patologie tumorali attraverso i test genetici BRCA



“Alcune persone, circa 150mila in tutta Italia, presentano una mutazione di due geni (BRCA1 e BRCA2) che li espone a sviluppare alcuni tipi di tumore(in particolare mammella, ovaio, pancreas e prostata) più frequentemente rispetto alla popolazione generale; la maggior parte di queste persone non sa di essere portatore della mutazione e, quindi, del rischio oncologico correlato, perché i test genetici atti ad individuare questa mutazione non sono ancora abbastanza diffusi soprattutto tra le persone sane e in maniera egualitaria sull’intero territorio nazionale; a queste persone noi vogliamo dare la caccia, estendendo lo screening con test genetici alle persone sane che hanno familiari portatori delle mutazioni BRCA , prima che sviluppino un carcinoma della mammella, dell’ovaio o anche del pancreas e della prostata”.

E’ il tema della Conferenza Stampa indetta dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giovanni Vizziello, che si è tenuta questa mattina presso il Palazzo del Consiglio Regionale della Basilicata e alla quale hanno partecipato, oltre al Capogruppo di Fratelli d’Italia, l’Onorevole Marcello Gemmato- responsabile nazionale del Dipartimento Sanità di Fratelli d’Italia e Segretario della Commissione Sanità e Affari Sociali della Camera dei Deputati,  il Dott. Oronzo Scarciolla Dirigente Medico Ambulatorio di Genetica Medica del P.O di Matera e la Dott.ssa. Marina Susi Dirigente Medico responsabile UOSD Oncologia del P.O. di Matera.

“Una parte minoritaria dei nuovi casi di carcinoma diagnosticati in Italia è legato a fattori ereditari e una parte degli stessi è riferibile ad una mutazione BRCA”- ha spiegato Vizziello-“ è quindi opportuno assicurare ogni tutela diagnostica e terapeutica nei confronti di persone che presentano un rischio molto elevato di contrarre alcune patologie tumorali, a cui si aggiunge un rischio di trasmissione dai genitori ai figli delle stesse mutazioni genetiche stimato in una percentuale del 50%”.

“L’identificazione delle mutazioni BRCA è quindi uno step fondamentale della ricerca oncologica, oltre che un fattore rilevante della prevenzione oncologica”- ha aggiunto l’esponente di Fratelli d’Italia-“perché consente di applicare idonei programmi di sorveglianza ed opportune strategie di riduzione del rischio oncologico” .



“I PDTA ad Alto Rischio Eredo-Familiare, cioè i protocolli o percorsi di diagnosi, trattamento e assistenza delle persone ad alto rischio eredo-familiare, già previsti dal Piano Nazionale Prevenzione 2014-2018, e purtroppo non attuati in tutte le regioni d’Italia”- ha affermato la Dott.ssa Marina Susi-“sono fondamentali per non lasciare in balia di se stessi le persone con una mutazione genetica BRCA, che devono essere sottoposte ad un programma di sorveglianza, con una serie di accertamenti diagnostici(ecografia e mammografia) che devono essere effettuati in età molto precoce e con cadenza molto più ravvicinata rispetto a quella normalmente praticata”.

“E’ importante sottolineare come sia i programmi di sorveglianza, sia le strategie di riduzione del rischio neoplastico, attraverso ad esempio la mastectomia, devono essere frutto di un percorso, quindi di un PDTA”-ha sostenuto il Dott.Oronzo Scarciolla-“ che possa determinare una strategia di cura o di prevenzione personalizzata, cioè focalizzata sulle esigenze specifiche del paziente e sia il frutto dell’attività di diverse figure professionali, con la presenza, in particolare, dello psicologo, in grado di supportare il paziente nella gestione delle reazioni psicologiche conseguenti all’esito del test genetico.”

Tutti i partecipanti alla Conferenza hanno manifestato l’opportunità di effettuare i test genetici su mutazioni BRCA presso le strutture pubbliche regionali, al fine di conseguire risparmi di spesa e valorizzare le professionalità e le attrezzature presenti nei nosocomi regionali.

L’onorevole Gemmato ha ricordato  ”come l’incidenza di molte patologie tumorali sia superiore al Nord rispetto al Sud, dove però si riscontrano percentuali di sopravvivenza, a cinque anni dalla diagnosi di tumore, in alcuni casi peggiori di quelle che si registrano al Nord”.

“Se quindi al Sud ci si ammala di meno ma si muore di più di tumore e, nel caso del cancro al seno, la mortalità che si registra nel Mezzogiorno è maggiore del 6% rispetto al Nord del Paese”-ha aggiunto l’onorevole Gemmato-“occorre implementare anche nel Mezzogiorno alcune best practice come quella relativa ai test genetici, che consentono di fare prevenzione sul serio e di scovare in tempo un tumore che ancora non c’è, ma che, purtroppo, ha molte probabilità di presentarsi.”

“Se ogni giorno, in Italia, ci sono 1000 nuove diagnosi di tumore e 3 milioni e mezzo di cittadini, il 5% della popolazione italiana, che convive con una diagnosi pregressa di tumore”- ha concluso il responsabile nazionale del Dipartimento Sanità di Fratelli d’Italia-“ vuol dire che sono stati fatti significativi passi avanti nella lotta ai tumori, ma occorre tenere alta la guardia e soprattutto procedere anche nel Sud del Paese agli investimenti in innovazione tecnologica

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