Più tutele per i 15 mila liberi professionisti in Basilicata

Con più di 15mila liberi professionisti, di cui il 60% indipendenti, la Basilicata risulta, tra le prime regioni nel Mezzogiorno per numero di liberi professionisti pro capite, con 18,7 figure ogni 1.000 abitanti, anche se resta evidente la distanza nel confronto con le realtà del Nord Italia, con un’incidenza di solo il 6,1% sul totale degli occupati. Sono i dati principali che emergono dalla ricerca “L’identikit e l’evoluzione delle nuove professioni 2008-2017”, realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio. Si tratta dunque di un’evoluzione occupazionale molto positiva alla quale, però, non segue un analogo andamento del reddito medio pro capite (quasi 16.200 euro nel 2017), che si è ridotto del 24,5% negli ultimi nove anni. E’ bene specificare che nella categoria delle professioni non ordinistiche rientrano le figure regolamentate – come ad esempio guide turistiche e amministratori di condominio – e le non regolamentate come consulenti tributari, informatici, wedding planner, designer, grafici, formatori, professionisti Ict, consulenti di management.

I nuovi professionisti si inquadrano per la quasi totalità (98,1%) nei servizi di mercato e la metà di questi opera nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. Tra il 2008 e il 2017 sono in forte crescita tutte quelle attività complementari ai servizi alla persona, come l’istruzione (+170%), sanità e assistenza sociale (+110%), attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+77%). “In un’economia sempre più terziarizzata stanno crescendo i servizi professionali e sono in crescita, soprattutto, le occupazioni ad alto contenuto cognitivo. L’universo professionale autonomo è in evoluzione ed è alquanto variegato anche nella regolamentazione. Occorrono per questo maggiori certezze per un mondo che affronta mercati sempre più complessi e deve essere attrezzato per combattere anche le criticità economiche che portano alla riduzione dei redditi”. Così Anna Rita Fioroni, presidente di Confcommercio Professioni, sottolineando che “con il cambiamento e la progressiva trasformazione del mercato del lavoro stanno cambiando i sistemi di rappresentanza delle professioni”.

Per il presidente Confcommercio Imprese Italia Potenza, Fausto De Mare, “il primo problema da affrontare riguarda la diffusa condizione precaria che vivono nella nostra regione specie le giovani generazioni impegnati nelle professioni. Alcuni avvisi pubblici come Resto al Sud (nazionale) e di mini-credito (regionale) non risolvono certo questo aspetto, pur aiutando ad avviare nuove libere attività. Chi sceglie con coraggio di mettersi in proprio deve trovare le opportunità per portare avanti questa scelta senza ostacoli ma si trova invece inserito in una dinamica competitiva sempre più difficile”. Per migliorare la situazione va innanzi tutto, come propone Confcommercio Professioni, “convocato il Tavolo tecnico permanente sul lavoro autonomo presso il Ministero del lavoro”.

E poi, per i professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps, “occorre incentivare l’adesione alle forme di previdenza complementare”, “favorire l’accesso dei professionisti a forme di assistenza sanitaria integrativa” ed “estendere ai lavoratori autonomi “l’accesso al bando #conciliamo, mirato al finanziamento di azioni di promozione del welfare aziendale e soprattutto a misure per la conciliazione vita-lavoro”. In tema di equo compenso, la presidente di Confcommercio Professioni ha quindi detto che “manca ancora la possibilità di attuazione per tanti professionisti, soprattutto per le professioni non ordinistiche” e che “i professionisti continuano a subire nei rapporti con i committenti pubblici le conseguenze dei ritardati pagamenti e la corresponsione di compensi non proporzionati a qualità e quantità del lavoro”. Servono poi misure per la competitività con “politiche su misura e non iniziative residuali”.

Per un’ampia diffusione dell’innovazione e digitalizzazione dei processi produttivi, ad esempio, “escludere i professionisti dalle relative agevolazioni significa escludere la parte più importante di tutto il mondo dei servizi alle imprese e alle persone”.  Infine, il capitolo fiscale: le professioni attendono da tempo una vera riforma fiscale che porti anche semplificazione. In tema di regime forfetario, “dovrebbe essere ipotizzata una riduzione del coefficiente di redditività in virtù del fatto che i professionisti sopportano costi maggiori rispetto a quelli riconosciuti dal legislatore fiscale nell’ambito del regime forfetario”. Deve essere definita poi una volta per tutte la nozione di “autonoma organizzazione” ai fini dell’esenzione dal pagamento Irap “per dare certezza ai professionisti privi di autonoma organizzazione” e occorre “rivedere l’impianto delle nuove misure in materia di compensazioni dei crediti fiscali”.

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