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Parenti Lontani, di Gaetano Cappelli; il grande Romanzo Italiano, come un viaggio, dagli anni settanta al periodo degli Yuppies, a bordo di un Furgoncino Wolksvagen T2.

Vieni a contatto con un Post di una persona che stimi e prendi conoscenza (dio che ignoranza) di un romanzo di Gaetano Capelli, che a vederlo, nel suo tomo con copertina rigida, ti riporta alla fatica di leggere i Promessi Sposi dai banchi delle scuole superiori. Lo inizi a leggere ed entri in una spirale che ad ogni pausa ti fa pensare: mannaggia la pupazza! perché non l’ho letto prima. Una storia che ti trascina e ti porta dentro un vortice della memoria che ti fa rivedere come eravamo per capire come siamo.  Un esercizio della memoria di personaggi che la storia o la nostalgia ci declina nella loro attuale versione di imprenditori, ricchi, shamani, professori, musicisti, scrittori, giornalisti, politici, agricoltori, drogati, mamme, nonne o, semplicemente, fotografia dentro un’ellisse decorata e appiccicata su di un marmo gelido dentro un camposanto.

Parti dalle fatiche di un ragazzo orfano che, dalla sua voglia di fare lo scrittore,  si trova proiettato, attraverso le vicissitudini di una famiglia importante di un qualsiasi paese della Basilicata, in un mondo che ci ha emozionati, preoccupati, eruditi, temprati. É, per gli ultracinquantenni, la storia del proprio trascorso giovanile;  per i giovani d’oggi, invece, un esempio di scrittura fenomenale che racconta una storia fantastica inventata dal vero.

Leggere Parenti Lontani mi ha riportato agli odori ed ai sapori, ma anche ai rumori di un tempo; ad un tempo dove il sogno era d’obbligo per sopravvivere ma, forse, dove l’ignoranza di un mondo diverso preservava da vizi e pericoli tremendi.

Ho rivisto lo stereo Reader’s digest di mio fratello, i capelli lunghi e biondi dell’amico di mio fratello, la macchina poderosa del giovane aitante di ritorno da Milano, la felicità del complesso musicale che allietava i festini dei matrimoni e dei veglioni natalizi e le tabelle dei gelati vicino ai tavoli dove d’estate i turist giocavano a tressette mentre decantavano le modalità del boom economico dell’alta Italia, ma anche le minigonne e le canotte di mamme e figlie ben formate che allietavano la vista, e non solo,  dei buzzurri rimasti nei paesi. La forza del passato quant’anche lo Zio d’America (Richard) lo considera una perdita di energia.

Ho rivisto la capacità di un Italiano di sapersi reinventare sempre e comunque traendo, dalla sua cultura, la capacità e le doti per essere d’uopo al tavolo di strateghi dell’economia americana, così come la capacità di rincorrere un sogno passando per altri sogni al punto da diventar ricchi con la capacità di non fare niente  mentre il mondo ti lavora intorno.  Arrivi  alla fine della storia e ti sollevi per aver rincontrato Pit, quello che, nel frattempo, è diventato anche amico tuo,  che nel concederti la possibilità di poter trovare la giusta via con la bella Cybil ti accorgi che è sempre lo stesso, anche in un contesto diverso, vuole sapere del suo passato e chiede di Silvia, la turist che lo aveva stregato al paese. Si vive e si rivive un intero arco di storia contemporanea perché  è proprio vero che chi non legge, diceva Umberto Eco,  vive solo i suoi anni. Chi legge, c’era quando Renzo sposò Lucia e quando Leopardi ammirava l’infinito e così io c’ero quando Carlino si scopava Imma in cantina o Renata al camposanto, o, semplicemente, quando fumava Himalayana a Christiania, il quartiere degli hippy a Copenaghen.

Leggetelo Parenti Lontani, se non lo avete già fatto, e (ri)vivrete il sogno dei giovanotti hippy dando ragione al Professor Corelli quando diceva che, come Cristoforo Colombo, bisogna andare al mare non per osservare il tramonto ma per cercare di capire cosa c’è oltre la linea dell’orizzonte.

Gianfranco Massaro – Agos

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