Ora o mai più! Destino e funzione dell’Ospedale di Villa d’Agri

Mai come oggi la sanità nella Val d’Agri e, complessivamente nella Basilicata centro-occidentale è arrivata ad uno snodo fondamentale.
La necessità impellente di rispondere ai bisogni di salute della popolazione del territorio, oggi che ci apprestiamo ad affrontare proprio qui nell’area un’espansione vorticosa del contagio da Covid-2 (con tutte le conseguenze, in termini sia di offerta di posti letto adeguati alla gradualità della malattia e di prestazioni sanitarie appropriate ed efficaci, che di capacità di gestire screening e coordinamento territoriale), mette a nudo le scelleratezze dei tagli, inutili ed ingiustificati, perpetrati per anni sul nosocomio di Villa d’Agri, in nome di un’efficienza ed un’economicità che nessuno ha mai quantizzato e che si è risolta semplicemente e banalmente in un taglio all’erogazione di servizi (un vero e proprio furto con destrezza!) di salute per i cittadini.
Un ospedale impoverito, nel corso degli anni, di risorse economiche e professionali, costretto a mortificare non solo le aspettative dei potenziali afferenti ma, anche, mano mano, la professionalità, l’entusiasmo e la passione di chi vi operava.

Un ospedale progressivamente svuotato di funzioni e di contenuto e avviato inesorabilmente al sacrificio supremo sull’altare della razionalizzazione delle risorse.
Vi risparmio la disamina sui tempi e le responsabilità di questo lento ed inesorabile declino: non serve, ora, non ci aiuta se non a dividerci ulteriormente. Diciamo solo che ognuno di noi ci ha messo del proprio, in parole, opere ed omissioni.
Ora però, credo, siamo ad un punto di non ritorno.
In questi giorni di chiusura forzata per la sanificazione dei locali, riflettiamo tutti insieme, con lucidità ed oggettività, sull’utilità, sulle funzioni, sulle potenzialità e sul futuro di questo ospedale.
Soprattutto riflettiamo e programmiamo, alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni e di quello che potrebbe accadere, per tanti motivi, negli anni prossimi, sulla sanità che vorremmo, dovremmo e potremmo offrire alle popolazioni di questo territorio.
Vi consegno due riflessioni semplici e, credo, inconfutabili.

La struttura, così com’è, non è in grado di far fronte ad un’emergenza, intesa come richiesta pressante di posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva. E questo lo sapevamo! Sappiamo pure che la direzione aziendale ha intenzione di prepararsi a far fronte ad un’eventuale richiesta esuberante, adeguando l’ospedale di Venosa. Legittimo e lineare.
Ma qui al danno si aggiunge la beffa! Perché?!
Noi abbiamo a fianco della vecchia e gloriosa (diciamolo) struttura, un edificio di sei piani, per una superficie complessiva di 9000 (dico novemila) mq, in attesa di completamento. Una struttura progettata (e per gran parte già realizzata) con caratteristiche antisismiche, di agibilità e comfort parametrabili ai più recenti standard. Serve pavimentarlo e tirare su i tramezzi, oltre all’arredo indispensabile; finanche gli ascensori funzionano ed una parte è già occupata dalla Radiologia ed il piano terra è già pronta per il front office.
Che cosa impedisce di completare una struttura che è lì, a metà del guado (non nella mente di qualche visionario o nei fogli di qualche progettista buontempone e perditempo; e qualcuno dovrà anche spiegare al mondo che ci siamo sbagliati di grosso e non serve, in fondo, a nulla)?
Ufficialmente i soldi! Sostanzialmente la convinzione che questo edificio, pur avanti nella realizzazione, vada sempre più indietro nella scala delle priorità della sanità lucana.

Eliminiamo subito l’alibi delle risorse:
In un regime di finanziamenti straordinari per far fronte ad un’emergenza di questa portata le risorse si trovano. In Puglia dalla sera alla mattina hanno deciso di implementare 2000 posti letto, di cui 210 di terapia intensiva (ed oggi si preparano ad accogliere pazienti di altre regioni).
C’è qualche multinazionale in zona che qualche debito di riconoscenza nei confronti di questo territorio lo dovrebbe avere! Più che da altre parti! Fosse pure in termini di anticipazioni.
Resta da lavorare sulle motivazioni! E qui non possono sottrarsi le istituzioni, le autorità civili, militari e religiose (secondo la formula che principia sempre i nostri interventi), i cittadini tutti, in associazioni o in coscienza singola, che hanno il diritto, ma soprattutto (per le generazioni future di queste terre), il dovere di reclamare un diritto alla salute alla pari delle aree, così vantate, di eccellenza.
Ora o tacciano, per sempre, tutti!!!

Io mi permetto umilmente di suggerire agli amministratori di visitare, in delegazione, subito (nei prossimi giorni, per non dire nelle prossime ore) l’ospedale, vecchio e nuovo, per rendersi conto direttamente dello stato dell’arte, ma per manifestare al mondo, pubblicamente, mediaticamente, che non si intende derogare al diritto di salute di queste popolazioni e che ogni decisione va presa qui; e non nella capitale.
Contemporaneamente si pensa ai tempi ed alle modalità di finanziamento di una struttura che torna ad essere un ospedale della Valle.
Ai cittadini suggerisco di dare priorità, sui social ed in tutte le forme di comunicazione, all’informazione capillare su questi temi e alla convinzione ferma (se c’è) di difendere il diritto alla salute delle nostre popolazioni, qui e non altrove.
E nei pensieri di ognuno di noi corra anche l’idea di dar vita ad un’eccellenza che serva in futuro anche ad altri, magari a coloro che hanno la presunzione di avere la primogenitura su tutto.

Rocco Perrone

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