Notizie dal Territorio

Nonostante le restrizioni al covid, assalto ai boschi per la raccolta di castagne

Nonostante le restrizioni relative al Covid, come tutti gli anni, in autunno, le strade di accesso al Monte Vulture si riempiono delle auto dei cercatori di castagne e funghi. L’effetto è quello solito: un assalto senza regole, perpetrato da un numero di persone sproporzionato, che depaupera castagneti privati e demaniali. Molti proprietari di castagneti sono ridotti alla condizione di dover abbandonare i loro terreni: le castagne sono frutti che si raccolgono lentamente per caduta, non si può restare a presidiare i luoghi notte e giorno affinché evitare che i raccoglitori entrino a farne man bassa, senza tener conto di recinzioni e cartelli, o litigare di continuo con essi. Nei castagneti demaniali la situazione non è piu’ incoraggiante. La consuetudine della gente del luogo ad effettuare una passeggiata con la famiglia, e raccogliere qualche castagna da arrostire per la cena, è ormai un ricordo.

La raccolta indiscriminata è favorita anche dalla situazione della viabilità. Le strade sterrate che si inoltrano nei boschi del Monte Vulture, in teoria, sono vietate al traffico dei mezzi a motore: il transito con tali mezzi sarebbe consentito solo ai proprietari dei terreni, ai mezzi antincendio e per la vigilanza. E’ una norma regionale, che risale all’approvazione del Piano Paesistico, ma è largamente inapplicata: ci sono ancora alcune sbarre all’accesso di molti sterrati, ma da sempre privi di lucchetto. E così, nessun angolo del Monte Vulture può sottrarsi ad una fin troppo facile penetrazione dei mezzi a motore, che aggrava i danni.

Recentemente, le autorità hanno ipotizzato di mettere un freno a tale situazione, senza ricavarne nulla.

Comune di Spinoso: divieto raccolta funghi e castagne ai non residenti del territorio comunale

L’ente Parco del Vulture, di recente ha emanato   un’ordinanza che disciplina la raccolta di castagne e altri frutti del bosco, a modifica ed integrazione di quella emanata nel 2018. L’approccio al problema, purtroppo, resta astruso e burocratico, a base di tesserini, versamenti da pagare e ipotetica vigilanza sul rispetto di queste regole; il tutto poi ricade sui Comuni, sulla questione un po’ lontani,  diciamolo francamene, che dovrebbero organizzare ed accollarsi anche tali incombenze. Capita anche, nei fine settimana, che qualche pullman di gitanti arrivi in zona, e se qualcuno di loro si fa scrupolo di rivolgersi al Comune per il fatidico tesserino, le porte del Comune risultano naturalmente chiuse. Tale agire, in ogni caso, resta comunque un’eccezione, in quanto, la consuetudine, da anni, è quella di tirar dritto verso il bosco, e rastrellare tutto ciò che si può: centinaia di auto e molti pullman ogni giorno, soprattutto nei fine settimana, provenienti da ogni dove. Di fronte a tale assalto anche le forze di polizia locale, di fatto, sono  impossibilitate a gestire la situazione: è chiaro, che tale approccio non funziona.

L’effetto più paradossale è a carico dei residenti dei Comuni del Parco, che restano intrappolati in questa burocrazia  a base di balzelli, e continuano a restare di fatto espropriati dei loro boschi. E’ una beffa: a discolpa dell’Ente Parco, va il fatto che esso è ancora in una fase embrionale, anche se, lo stesso, attraverso azioni concrete di coordinamento con i Comuni, dovrebbe tutelare la natura,  nonché, essere amico di chi vi abita, e invece, ci si ritrova a dover pagare per ciò che un tempo si faceva liberamente, tra i vari usi civici comunemente praticati.

Eppure, una soluzione più semplice esiste. Ai residenti dei Comuni del Parco dovrebbe essere consentita la raccolta libera e gratuita di una modica quantità di castagne, in castagneti non di proprietà privata, così come è stato da sempre: il limite potrebbe essere di cinque chilogrammi al giorno, a persona. I non residenti, invece, dovrebbero pagare una quota: si può ipotizzare la somma di un euro al chilo, sempre per un massimo giornaliero di cinque chili, e sempre al di fuori dei terreni privati. A fronte del prezzo delle castagne in qualunque negozio, non pare una così grave punizione. Si potrebbe organizzare la costituzione di cooperative di giovani del luogo, autorizzata dai Comuni dell’area: basterebbe controllare gli accessi ai sentieri e alla viabilità principale, con qualche bilancia, e anche fare qualche giro nei castagneti. Niente fototessere, tesserini, versamenti o altra burocrazia: solo esibire la carta d’identità e pesare il raccolto. In tal modo si riuscirebbe a creare lavoro vero, non assistito, ma, cosa più interessante, collegato alla risorsa locale (altro obiettivo del Parco) per di più facendo rispettare regole e pulizia nel bosco, controllando l’accesso ai sentieri e agli stessi castagneti dei privati. Così, un po’ di castagne le raccoglierebbero tutti, residenti e gitanti; i Comuni sarebbero sollevati da astruse attribuzioni di incombenze. E con il supporto di chi in questo sistema ci lavora, sarebbe infine meno gravoso il compito della polizia locale, nonché delle altre forze dell’ordine preposte, di controllare eventuali abusi.

Quello che serve è un regolamento di pochissimi articoli, semplice e chiaro, per cominciare a fare in modo che questo Parco sia sentito come amico di tutti, e, per fa sì che il nostro territorio, sia  di nuovo il nostro territorio.

Giuseppe Mollica

 

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