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Linguaggi Pontifici, un libro che ci svela come la Santa Sede comunica con il mondo



La presentazione di un libro è sempre fonte di crescita e miglioramento della nostra conoscenza e stavolta, con il libro di Monsignor Stefano Sanchirico – dal titolo Linguaggi pontifici – si comprende la storia della più antica istituzione del mondo.

Monsignor Sanchirico è stato ospite nella sede della fondazione Giovanni Paolo II a Viggiano per presentare, appunto, il libro dove ci parla, attraverso una bellissima conversazione con il giornalista vaticanista, Andrea Gagliarducci, dello Stato Pontificio e della Santa Sede. Monsignor Sanchirico, attualmente officiale dell’Archivio Apostolico Vaticano, già prelato di anticamera alla Prefettura della Casa Pontificia, ci offre una descrizione precisa e puntuale di come e perché la Santa Sede si comunichi al mondo con una serie di gesti e simboli che restano impercettibili al grande pubblico ma che hanno invece un loro fondamento storico.

Il Libro ci racconta del cerimoniale e della una ratio che va compresa; ancora di più per una istituzione che ha una personalità giuridica internazionale, ma caratterizzata da una missione universale morale e religiosa. Dove capo c’è il Papa come successore dell’Apostolo Pietro, ma che è anche capo della monarchia assoluta. Emerge chiaramente che Santa Sede e Stato di Città del Vaticano pur essendo entità distinte sono, in sostanza, un unicum imprescindibile.

Il libro ci riporta moltissimi riferimenti storici che aiutano a comprendere come la cerimonia e protocollo della Santa Sede, soprattutto durante le visite ufficiali, diventano un mezzo di comunicazione sostanziale.

Nulla è lasciato al caso, gli abiti, la corrispondenza, l’ingresso e l’incontro con il Pontefice, con una gestione meticolosa, puntuale e rigorosa, assumono carattere comunicativi che rappresentano una grande ed importante istituzione. Ed alcune citazioni rafforzano quanto emerge dagli scritti di Monsignor Sanchirico come l’osservazione di H. Kissinger riguardante l’Impero Bizantino, sopravvissuto, a suo parere, almeno cinquecento anni in più rispetto alla sua capacità politica, militare ed economica, proprio in virtù del rigore della sua cultura e al cerimoniale.  O, anche, la citazione di PIO XI in merito alla duplice entità tra Santa Sede e Stato di Città del Vaticano, quest’ultima, considerata “quel tanto di corpo utile a dare sostegno all’anima”.

Don Stefano, ci porta per mano in un mondo che talvolta ci appare intriso si ritualità superflua e dispendiosa – di tempo e denaro – ma che scopriamo, attraverso la lettura, composta nel mostrarsi al mondo con lo scopo fondamentale di comunicare e tutelare quella grandezza universale che proprio nella sua universalità diventa punto di riferimento per l’intera umanità. E quando poi si è ancora titubanti sull’utilità di una organizzazione che manifesta tutta la sua pur eccessiva presenza, leggendo un appunto di Papa Pio II, in occasione del ricevimento di Ferdinando III, che dice: << la cerimonia non è niente altro che l’onore dovuto a Dio e agli uomini in ragione di Dio>>, si capisce che il linguaggio pontificio deve mantenere il rigore che lo contraddistingue e continuare a costruire il nuovo posandosi sulla tradizione.

Monsignor Sanchirico, ci dona un manuale che ci aiuta a comprendere che i cerimoniali ed i protocolli sono un mezzo di comunicazione sostanziale, per tutti gli Stati ed a maggior ragione per la Santa Sede che non è certamente uno Stato come gli altri.

Gianfranco Massaro – Agos

 

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