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L’Appennino Lucano, possibile una svolta

Tutti i presidenti dei parchi lucani nella sede dell’Appennino, nel cuore di Marsiconuovo e della Val d’Agri, per un saluto al neo commissario del Parco, il generale Alfonso Di Palma, appena nominato dal  Ministro Costa. Un gesto di solidarietà ma anche un modo nuovo di fare squadra, a voler significare la comune volontà di affidare  alle aree protette il ruolo di elemento trainante, nel quadro della difesa dell’ambiente quanto ai fini culturali, di un turismo consapevole,  per la conoscenza dei vari territori ben oltre i confini regionali e nazionali.
Visita particolarmente gradita da Di Palma che guarda all’Appennino lucano con la volontà di far vivere, in una dimensione diversa e ben più efficace, il più recente parco nazionale del Sud in cui storia e costume, archeologia, beni ambientali e altro ancora si fondono fino a fare dell’intera area un unicum da offrire al visitatore interessato a conoscere secoli di storia.
La riunione ha affrontato molti temi: anzitutto la salvaguardia dei rispettivi territori da sottrarre alla minaccia del degrado. E poi una partecipazione consapevole ai processi di rilancio in un’ottica che dovrà coincidere con le logiche di questo 2019, indicato da Mattarella come una occasione da non mancare per l’intero Mezzogiorno. Un momento magico per la Basilicata ricca di risorse.
Le risorse appunto. Nell’incontro con i responsabili delle altre realtà (Pollino, Gallipoli Cognato, Murgia Materana e Vulture) si è fatta strada l’idea di una politica in grado di trasformare vincoli e divieti in altrettante occasioni di sviluppo. Non apparente o soltanto ipotizzabile, ma reale. A misura d’uomo.
In fondo se l’Adamello Brenta (storico parco del Nord) o la Sila o l’Aspromonte hanno fatto tanta strada, ciò deve essere possibile anche per l’Appennino lucano, Val d’Agri Lagonegrese con l’occhio rivolto alle professionalità da impiegare e al dialogo con le popolazioni, con i sindaci che sono gli interlocutori diretti dei Parchi. I protagonisti in prima linea di ciò che accade.

Annunciato anche un incontro con il responsabile regionale dell’Ambiente, Pietrantuono, per avviare – sostiene Di Palma – un dialogo costruttivo sul che fare da subito. L’Appennino non può attendere, infatti. Anzi non deve attendere nell’interesse comune di una terra che proprio in questi giorni ha portato in Europa il suo nome e le sue peculiarità, segno distintivo di un lungo passato e di un presente che cerca di emergere.

Rocco De Rosa      

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