L’appello dei Geologi di Basilicata: Siamo veramente pronti per il “prossimo 23 novembre 1980”?

Trentanove anni fa, esattamente alle ore 19.34, per un minuto e mezzo, novanta interminabili secondi, un sisma colpì l’intero meridione d’Italia.

La scossa di magnitudo 6,9 sulla scala Richter con ipocentro a 30 chilometri di profondità rade al suolo interi paesi dell’area dell’Irpinia e della Basilicata settentrionale, Potenza, Balvano, Muro Lucano, Pescopagano sono solo alcuni dei comuni che pagano il costo maggiore in termini di vite umane. Nel complesso verranno registrati 2.914 morti, 8.848 feriti, 280.000 sfollati.

Diversi gli appuntamenti che vedono l’Ordine dei Geologi Basilicata partecipare attivamente ai lavori in programma in questi giorni concentrati principalmente sulle attività di prevenzione e mitigazione del rischio sismico.

Sono tanti gli argomenti trattati ed affrontati a 360°, dalla cultura e percezione del rischio da parte delle comunità, alla pericolosità sismica, dall’evoluzione della normativa sulle costruzioni alle tecniche innovative per il monitoraggio delle aree simicamente attive agli interventi e contributi sugli quali il sismabonus e parallelamente sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sulla conservazione dei beni culturali.

Incontri fondamentali per aumentare il grado di resilienza da parte di tutti noi – afferma Gerardo Colangelo, Presidente dell’Ordine dei Geologi di Basilicata, per ricordare che la tragedia del 23 novembre non è una partita chiusa dove a distanza di 39 anni 6 cittadini su 100 (dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) non hanno la percezione del rischio sismico, dove il 90% dei cittadini non conosce il Piano di Emergenza del proprio Comune, atteso che, pur essendo un obbligo di legge, diversi comuni sono sprovvisti del piano stesso. 

Sono ben note le aree ad elevato rischio sismico, le aree nelle quali grazie al lavoro del geologo sono state cartografate “faglie attive e capaci” cioè faglie per la quali esistono evidenze di ripetuta riattivazione, con rottura della superficie topografica negli ultimi 40.000 anni.

Con il terremoto del 1980 si iniziò a capire anche la complessità del fenomeno della fagliazione. Si capì infatti che l’evento non fu unico a rompere la crosta, ma ci furono almeno tre eventi minori avvenuti in un solo minuto. Infatti il sisma del 1980 fu causato da tre terremoti verificati nell’arco di 40 secondi nella stessa zona.

Il terremoto del 1980 può anche essere considerato l’inizio della paleo-sismologia in Italia essendo stato il primo terremoto italiano ad aver prodotto un’evidente frattura (fagliazione) superficiale, con lo spostamento fino a un metro dei due blocchi di crosta.

L’evoluzione degli studi costituisce una rampa di lancio atteso che le reti di monitoraggio e i sistemi di trasmissione dati permettono ai ricercatori di determinare con grande precisione l’origine del terremoto (l’ipocentro) e la sua energia (la magnitudo) in pochi secondi per cui si è al cospetto di una importante sorveglianza sismica. Negli ultimi anni ai dati raccolti al suolo si è aggiunto l’importante contributo dei dati satellitari che permettono di osservare dallo spazio spostamenti del suolo con precisioni millimetriche.

Oggi non è possibile prevedere un terremoto definendo a priori tempo, magnitudo ed epicentro ma sicuramente quello che possiamo fare è mettere in campo tutte quelle attività che vedono nella prevenzione lo strumento principale per la mitigazione del rischio sismico.

Diversi sono stati i tavoli dove l’Ordine dei Geologi di Basilicata, insieme agli altri ordini professionali ha evidenziato l’importanza di concludere gli studi di microzonazione sui diversi comuni della Regione Basilicata, di procedere con le modifiche alla L.R. 38/97, passaggi fondamentali per ogni tipo di intervento o pianificazione territoriale.

La probabilità di accadimento di un terremoto in Basilicata è molto alta, il terremoto, come già detto in diverse occasioni, non bussa sempre alla porta accanto per cui è necessario che i cittadini comincino a pretendere sicurezza costruendo bene, nel sito giusto e assumere comportamenti corretti in caso di emergenza. Non possiamo cadere dalle nuvole ogni volta che in occasione di un evento sismico puntualmente arrivano le dichiarazioni del dopo terremoto, di quello che si poteva fare ma non si è fatto in tempo di pace. Per andare diritti al problema bisogna farsi trovare pronti all’appuntamento anche perché quell’appuntamento arriverà – conclude Colangelo.

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