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L’analisi del (Non) voto


Con i risultati dei ballottaggi di ieri, cala definitivamente il sipario sulle elezioni comunali meno partecipate della Storia Repubblicana.

Elezioni che segnano un livello di disaffezione pari o in alcuni casi addirittura superiore al 60% del corpo elettorale.

Quando i numeri sono questi, classificare l’astensione come un fenomeno “Fisiologico” o “Indicativo della maturità di una democrazia” è ridicolo.

Intendiamoci: fa bene chi ha vinto a rivendicare le vittorie e chi ha perso a riconoscere le sconfitte.

Il tema vero però è un altro: sei italiani su dieci hanno scelto di non partecipare ad una contesa elettorale che hanno valutato non risolutiva dei loro problemi e delle loro ansie.

Questo dato risulta ancora più allarmante se consideriamo che si trattava di elezioni comunali e municipali, da sempre ritenute le più partecipate dal momento che si eleggono i rappresentanti istituzionali più vicini alle esigenze primarie di ogni cittadino.

Ecco, un’analisi seria di quello che è successo ieri (ma anche nel corso del primo turno) prevederebbe anche una riflessione in merito ad un sistema elettorale (inaugurato nel 1993) che ha introdotto l’elezione diretta del Sindaco e il doppio turno per i comuni che superano i 15.000 abitanti.

Circa trent’anni fa, l’Italia veniva fuori da “Tangentopoli” ed il crollo della “Prima Repubblica” spingeva i cittadini a nuove forme di partecipazione popolare.

Non a caso si affacciavano sulla scena politica le prime “Liste Civiche”, candidati apparentemente non legati ai partiti in crisi e l’idea (poi rivelatasi illusione) di aver promosso una nuova classe dirigente in grado di cambiare ed ammodernare il Paese.

La storia di quello che è accaduto dal 1993 ad oggi è abbastanza nota.

La maggioranza degli italiani ha progressivamente smarrito fiducia ed entusiasmo nei confronti della Politica, Politica intesa come strumento principale all’interno di un contesto democratico per la risoluzione dei problemi quotidiani.

Mentre nel 1993, il problema era smantellare un sistema Partitico che veniva travolto da pesanti inchieste giudiziarie, oggi siamo totalmente su un altro piano: il 60% degli Italiani ha mostrato indifferenza nei confronti dell’offerta politica in campo.

I Sindaci delle grandi città sono stati eletti da minoranze anche abbastanza esigue dell’elettorato complessivo. Nonostante questo, bisogna fare i complimenti a chi, all’interno di questo contesto, è riuscito a mostrare una maggiore capacità di mobilitazione rispetto ad altri.

Ciò detto, purtroppo il problema resta: i sindaci eletti ieri nelle grandi città sono frutto del consenso di circa il 20% dell’elettorato complessivo.

Una classe dirigente seria dovrebbe interrogarsi su questi fenomeni così evidenti, prima di parlare di “Trionfi” o di “Debacle”.

La sensazione è che, come è accaduto ripetutamente in passato, nel momento in cui il corpo elettorale tornerà ad esprimersi, le soprese saranno molteplici.

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