L’altra faccia del web. Analisi spassionata di un’internauta sull’impatto ecologico di internet

Ci siamo mai chiesti come sarebbe il ventunesimo secolo senza Internet? Senza poter avere i social o tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno costantemente a portata di mano? Come ci sentiremmo se venissimo privati improvvisamente della sicurezza di avere tutto il mondo nella tasca dei nostri jeans?

Porsi domande come queste diventa sempre più difficile ed impegnativo, specialmente in una realtà estremamente digitalizzata, come la nostra, e specialmente per noi adolescenti, che viviamo in bilico tra un Instagram story e un profilo Netflix condiviso. E se un adulto prova a descriverci nostalgicamente il mondo prima di Internet, ascoltiamo increduli, tra l’indignazione e l’ammirazione.  Ormai siamo abituati a un mondo  digitale  e più tempo trascorriamo sui social, più sentiamo il bisogno di “digitalizzarci” ancora di più.

Il guaio, purtroppo,  è che tutto ciò che facciamo on-line ha un’impronta ecologica di non poco conto. Ad esempio, aggiornare continuamente i nostri profili social con foto o informazioni personali, oltre che essere rischioso per la nostra privacy e per la nostra sicurezza, alimenta i cosiddetti “data center”, centri di elaborazione dati il cui consumo di elettricità, che è destinato a crescere costantemente, è attualmente pari al 5 per cento dell’elettricità globale. Anche scaricare musica da internet o ascoltarla in streaming, e persino inviare una mail, hanno i propri effetti in termini di inquinamento: secondo uno studio francese, inviare solo otto mail equivale a percorrere un intero kilometro in automobile. Ovviamente, questi dati, che sembrano innocui se non inseriti in un contesto più ampio, se applicati a tutte le persone che quotidianamente scaricano musica o mandano e ricevono mail, ci restituiscono un quadro quasi inquietante.

Però, è pur vero che il web costituisce la maggiore fonte di informazioni che abbiamo a nostra disposizione e, paradossalmente, anche le informazioni legate all’inquinamento prodotto da internet provengono da quest’ultimo. Sarebbe dunque impensabile pretendere che le tutte le persone smettano immediatamente di utilizzarlo: ci siamo accorti dell’importanza di internet soprattutto durante il periodo di quarantena, nel quale il suo uso ha subito, in tutto il mondo, un’impennata impressionante.

Tuttavia, si potrebbe quantomeno pensare ad un utilizzo più consapevole degli strumenti digitali, imparando a servircene solo in situazioni di necessità, o semplicemente imparando a saper scegliere le piattaforme che consumano energia rinnovabile.

La terra ha bisogno che le persone comincino, un po’ alla volta, a cambiare il proprio stile di vita, fatto di piccole abitudini tanto dannose quanto difficili da abbandonare.

 

Marta Malatesta

III A del Liceo Scientifico IIS “G. Peano” di Marsico Nuovo

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