Lavoro e Salute

La Basilicata la prima regione a ripartire? Speriamo bene!

Questa è una lettera al DIRETTORE del Giornale QUOTIDIANO SANITA’ che ha pubblicato una nota bene articolata a firma PROF RICCIARDI sulla possibilità che la prima regione ad aprire possa essere la Basilicata.

Da lucano e da medico che da XXV anni segue la regione dal punto di vista socio-sanitario, ho aggiunto una nota a quanto già dettagliatamente illustrato e che sarà inviata alle autorità regionali e al ministro della salute  nonché alla stampa.

E’ necessario adottare misure idonee a che la regione apra gradatamente per raggiungere la normalità,ma è necessario che vengano adottate pedissequamente tutte le misure che le autorità regionali e le istituzioni sanitarie hanno deciso di mettere in atto per ripartire.

CE LA FAREMO

La SECONDA  FASE 2 o di apertura lockdown, quella che il Governo prevede di avviare a Maggio è molto importante e deve essere affrontata con una buona determinazione per evitare, se non bene gestita, danni alla popolazione. Potrebbe iniziare nelle regioni a più bassa incidenza di contagi, ma devono essere adottate delle regole tassative per evitare ritorni di fiamma molto pericolosi.

1) Vi deve essere un controllo dettagliato del territorio per individuare immediatamente qualche infezione  a mezzo dei medici di famiglia ed all’occorrenza di infermieri qualificati e protetti a gestire bene l’evento sul territorio.

2) identificazione precoce dei nuovi focolai o delle reinfezioni che possono insorgere anche con pochi sintomi.

3) test di conferma (tamponi e test sierologici) tempestivi, isolamento dei nuovi casi, ricerca ed isolamento  dei contatti

4) contenimento degli stessi in zone protette per evitare la diffusione e se necessario per la gravità della manifestazione creare una zona rossa,con strutture idonee complete a ricoverare pazienti affetti da COVID

5) In tutto questo sarà necessario utilizzare anche strutture tecnologiche adeguate di telemedicina, idonee a trasferire dati clinici ed esami in tempi rapidi.

E’ necessario anche considerare i rischi di spostamenti (con il supporto di kit tecnologici) tra le regione specie da quelle dove la infezione è stata più accentuata.

Antonio Molfese

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