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Il Gambero Rosso premia l’Aglianico del Vulture


Anche per quest’anno è stata stilata la prestigiosa guida dei Vini d’Italia del Gambero Rosso, compilata fin dal 1988, che vede l’Italia ancora leader nell’esportazione vinicola mondiale in questo 2020, nonostante la spiazzante emergenza da Coronavirus.

La guida, ormai giunta alla sua 34esima edizione, è stata stilata a seguito di un unico processo di campionamento di oltre 46 mila vini, di cui solo 24.500 hanno trovato un posto in classifica, appartenenti a un totale di 2645 cantine. Il punteggio va da uno a tre bicchieri; solo 467 vini sono riusciti a ottenere il punteggio massimo. Tra questi troviamo ben sei vini lucani:

  • Aglianico del Vulture Donato D’Angelo ’17, Donato D’Angelo di Filomena Ruppi.
  • Aglianico del Vulture Titolo ’18, Elena Fucci.
  • Aglianico del Vulture Il Repertorio ’18, Cantine del Notaio.
  • Aglianico del Vulture Gricos ’18, Grifalco.
  • Aglianico del Vulture Sup. Serpara ’16, Re Manfredi, Cantina Terre degli Svevi.
  • Aglianico del Vulture Nocte ’16, Terra dei Re.

Ma che cos’è questo Aglianico del Vulture che tutte queste cantine ripropongono?

È un vino rosso che viene creato dai vitigni della zona alle pendici del Monte Vulture, in cui si trova un vulcano spento da millenni, situata nella provincia di Potenza, in Basilicata. La sua origine si fa risalire all’epoca greca (VII – VI sec.), ed è talmente prestigioso da essere denominato “Il Barolo del Sud”. In epoca romana, invece, veniva chiamato “Vitis Ellenica”, perfino Orazio ne narrava la bontà. Cambiò nome ancora, quando durante il regno di Federico II, fu chiamato “Vino rubeo Melfie”.

Nel 1971 al vitigno è stato conferito il marchio DOC (Denominazione di Origine Controllata), e recentemente (2010) la tipologia Superiore dell’Aglianico del Vulture è diventata DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Questo vino è stato perfino oggetto di rappresentazione filatelica, quando nel 2012 le Poste Italiane hanno emesso una serie di francobolli che raffiguravano i più prestigiosi vini italiani di quindici regioni, l’Aglianico del Vulture è stato scelto e rappresentato. 

Una storia antichissima dunque, che arriva sino ai nostri giorni, dove troviamo ben quaranta aziende che producono vini da questo prestigioso vitigno, su 1500 ettari di superficie.

La storia dell’Aglianico del Vulture dimostra che il “nettare preferito degli Dei” ha un profondo significato simbolico e gustare un vino di alto pregio è un’esperienza ad ampio spettro con benefici per il nostro corpo nel rispetto del detto popolare ‘Un bicchiere di vino al giorno toglie il medico di torno” tutt’altro che privo di verità scientifica.

Vincenzo Baruffo del sito www.healthspring.it ha dichiarato: “Il vino è ricco di antiossidanti, come l’epicatechina, flavonoide che ha il potere di rinforzare la memoria. Dal concentrato di queste sostanze preziose per il fabbisogno umano, nascono gli integratori a base di epicatechina, che migliorano le prestazioni cognitive e proteggono la pelle dai raggi UV meglio della vitamina E”. 

Pertanto, se le stesse proprietà benefiche possono essere assunte in modo diverso, bere vino diventa un viaggio nel tempo, perché – come diceva lo scrittore Alexandre Dumas – “Il vino è la parte intellettuale di un pranzo, la carne e i legumi non sono che la parte materiale”.

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