Gli storici Luisa Rendina ed Antonio Cecere presentano: “Al Crocevia dei Popoli, mondo vecchio e mondo nuovo”

1848. Nuove dimostrazioni infiammano la vecchia Europa. In Francia e nell’Impero Asburgico, negli stati preunitari e in Danimarca, i cittadini rivendicano la concessione di una Costituzione; nelle città francesi, a Vienna e in Norvegia, gli operai protestano per le disdicevoli condizioni lavorative e per ottenere l’aumento dei salari; nella Germania del Sud, in Slesia e in Sassonia, in Francia e nell’Italia meridionale, anche le campagne diventano scenario di violente tensioni, scatenate dai contadini o dai ceti rurali meno abbienti.

Nello stesso tempo, nell’Europa Orientale, in Germania e in Italia si organizzano movimenti politici per ottenere, a seconda dei casi, l’Indipendenza dall’Austria e/o la nascita di autonomi stati-nazione. La rapidità di diffusione dei moti, l’ampiezza geografica interessata, un pluralismo eterogeneo di rivendicazioni, un’attiva e più consapevole partecipazione alle rivolte, aprirono la stagione della “Primavera dei popoli” che, da quel momento, sarebbe diventata sinonimo di “avvenimento intricato, complesso, irreversibile”, nella nota espressione, usata ancora oggi, “Fare un Quarantotto”.

Ed è proprio nel Quarantotto del Regno delle Due Sicilie che, due giovani storici lucani, Luisa Rendina e Antonio Cecere, vogliono portarci, con la pubblicazione del loro primo libro: AL CROCEVIA DEI POPOLI, MONDO VECCHIO E MONDO NUOVO (1848), Photo travel Edition.

Il periodico “Mondo Vecchio e Mondo Nuovo”, che si sono proposti di recuperare e restituire al pubblico meridionale, è protagonista indiscusso non solo di quell’importante fase storica, ma anche della nascita e maturazione del giornale come strumento di adesione e mobilitazione politica.

La conquista della libertà di stampa, portò il Regno delle Due Sicilie ad una proliferazione di giornali, bandi e manifesti impressionante, con un primato quantitativo, addirittura, su tutta la Penisola; basti pensare che alle 50 testate pubblicate a Milano e alle centinaia pubblicate a Venezia e in Toscana, Napoli avrebbe risposto con le sue 133, Palermo con le sue 140.

In un panorama così variegato di testate, la scelta di orientare interessi e ricerche sul Mondo Vecchio e Mondo Nuovo non è però casuale: oltre ad essere stato il giornale più “tagliente”, più letto e, probabilmente, più “sorvegliato” dalla polizia borbonica, ha avuto come fondatore un lucano verace, Ferdinando Petruccelli della Gattina. Punta di diamante del gruppo radical-democratico, il barone moliternese, avrebbe saputo efficacemente coniugare militanza politica e militanza giornalistica trascinando energicamente, insieme ai Tredici – come si firmavano gli altri compilatori del giornale –l’opinione pubblica nella lotta al sistema assoluto borbonico.

Un’opportunità – quella offerta da questo prezioso volume – di proiettarsi agli albori del giornalismo meridionale, conoscerne le forme, il registro, le strategie comunicative e, soprattutto, di ripercorrere la storia proprio del Petruccelli, il cui grande valore come patriota, uomo politico, scrittore, giornalista e storico è stato fortemente apprezzato anche all’estero. Un “cosmopolita italiano”, per dirla con un ossimoro, ragione di vanto per la nostra bella Basilicata, che un simpatico stereotipo vuole “terra di energie di ogni sorta, inesauribili; con benemerenze di lavoro e di pensiero che Italia e Europa non possono ignorare”. I due giovani studiosi, Luisa di Muro Lucano e Antonio di Rionero in Vulture, presenteranno il volume in vari centri lucani e della Val D’Agri.

La nostra redazione seguirà in esclusiva alcuni di questi eventi, raccogliendo voci, testimonianze e riflessioni dei due giovani autori.

Nei prossimi giorni, ulteriori novità in merito.

 

Qui di seguito, la copertina del libro.

 

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