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Gli eroi impegnati nella lotta senza respiro contro il COVID – 19.

In questo periodo di congiuntura, che ci ha visti tutti segregati dentro le nostre case, con forti limitazioni ai movimenti ed agli spostamenti, facendoci rinunciare alle nostre abitudini ed ai nostri contatti affettivi, sovente abbiamo sentito parlare di eroi, rivolto a medici e paramedici impegnati nelle unità speciali per la lotta al COVID – 19.

Un appellativo che loro stessi, impegnati come militari in trincea, rifiutano; si sentono dei normali lavoratori che stanno facendo il loro dovere.

Dunque analizziamo, secondo uno dei più prestigiosi Vocabolari della nostra lingua, le parole tanto pronunziate nelle ultime settimane.

Eroe, nell’era moderna, è colui che, di propria iniziativa e libero da qualsiasi vincolo, compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. Mentre nella mitologia di vari popoli primitivi, eroe significava essere semidivino al quale si attribuiscono gesta prodigiose e meriti eccezionali; presso gli antichi, gli eroi erano in genere o dèi decaduti alla condizione umana per il prevalere di altre divinità, o uomini ascesi a divinità in virtù di particolarissimi meriti.

Dovere: obbligo morale di fare determinate cose o concretamente ciò che l’uomo è obbligato a fare, dalla religione, dalla morale, dalle leggi, dalla ragione, dallo stato sociale ecc.

Perché ho ritenuto scomodare il Vocabolario? Mi perdonerete, non perché non abbia fiducia in Voi lettori in merito alla conoscenza dei significati delle parole e dei termini della lingua Italiana. No. L’ho fatto solo per fare una riflessione insieme a Voi su tanti lavoratori che amano il proprio lavoro, che lo svolgono con passione ed impegno senza sentirsi degli eroi. Abbiamo sentito molti medici ed infermieri impegnati negli ospedali del Nord rifiutare l’appellativo di “Eroi” proprio perché sono consapevoli di aver fatto, anche con sacrificio, il dovere per il quale si sono formati; facendolo con impegno, con abnegazione e talvolta con sana rabbia di fronte a situazioni dove si sentivano impotenti.

Ma perché ho avviato questa esegesi dei termini e delle attività dei lavoratori “più amati dagli Italiani”?  Navigando sui social scopro una rubrica di una nota trasmissione radiofonica che chiedeva ai suoi ascoltatori di “postare” foto delle divise del loro lavoro e ne è venuto fuori un variegato panorama di abiti da lavoro: dalla salopette del meccanico a quella dell’Idraulico fino alla tuta di feltro dell’infermiere ed al camice, rigorosamente sopra il ginocchio, della dottoressa bionda ed anche un poco vanitosa. Di seguito ho visto la foto di un’altra operatrice del settore ovvero quella di una persona che conosco e che stimo. E guardando la sua foto ho riflettuto sui commenti; da quello riconoscente a quello dell’abbraccio virtuale. Ma, soprattutto, su ciò che mi rispose il marito quando, dandomi la notizia dell’ingresso di Antonella, nell’unità speciale COVID – 19 per i tamponi, alla mia perplessità e preoccupazione per lei e per lui ed i figlioli, mi rispose: “ne ho parlato con lei, ma mi ha risposto che il lavoro è quello e lo deve fare, con attenzione e precauzione ma tant’è”.

La mia riflessione dunque è che se c’è un eroe è sicuramente chi riesce ancora a fare del suo dovere il punto di riferimento per l’obiettivo che il suo compito gli pone davanti. Perché l’ostetrica che fa nascere bene un bambino, un pilota d’aereo che atterra senza particolari scuotimenti per i passeggeri o il medico che trova la diagnosi giusta ad ogni problema di salute non sono eroi sono professionisti che hanno svolto con diligenza e senso del dovere il proprio compito.

Antonella in procinto di iniziare la sua attività.

Antonella, così come tante sue colleghe e medici impegnati al fronte per gestire l’emergenza e combattere la battaglia contro il COVID -19, non sono altro che un esempio per tutti noi, per quanti conoscono la filiera dei diritti a memoria ed in maniera sbiadita i propri doveri. La fotografia di Antonella che circola sul sito di Rai Radio Due è commovente perché chi la conosce sa che dentro quello scafandro c’è una bella persona, eroe non per il suo lavoro ma per il suo senso del dovere.

Per questo vi chiedo perdono se termino riportando la chiusura dell’ultimo discorso di Giuseppe Di Vittorio: “Quando si ha la piena consapevolezza di servire una grande causa, una causa giusta, ognuno può dire alla propria donna, ai propri figliuoli, affermare di fronte alla società, di avere compiuto il proprio dovere. Buon lavoro, compagni”. Buon lavoro Antonella, buon lavoro a tutti i medici e paramedici impegnati in questa lotta senza respiro per il bene di tutti.

 Gianfranco Massaro – Agos

 

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