Società e Cultura

Giornata mondiale delle api: apicoltori lucani in prima linea in difesa biodiversità

Nella Giornata Mondiale delle api (20 maggio), istituita dall’Onu in onore di Anton Jansa (allevatore e pittore sloveno del XVIII secolo, noto come pioniere delle tecniche di apicoltura moderne), con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini sul ruolo di questi preziosi impollinatori, gli apicoltori lucani sono in prima linea in un impegno quotidiano a difesa della biodiversità. In appena 30 anni, dal 1980 al 2010, la popolazione mondiale di api si è ridotta quasi del 40%, come ricorda la Fai (Federazione Apicoltori Italiani).

Secondo dati rilasciati dalla Fai, gli apicoltori in Italia sono in costante aumento: ai circa 65mila censiti vanno aggiunti «almeno altri 10mila che, specie tra i giovani, nonostante la pandemia, stanno manifestando il proposito di avvicinarsi a questo allevamento seguendo i necessari corsi di formazione». Non solo, è stato registrato anche l’incremento costante del patrimonio apistico nazionale che nell’ultimo censimento 2020 ha raggiunto la quota di 1.950.000 alveari per un valore stimato di 500 milioni di euro. Il punto critico dell’apicoltura italiana, però, è quello della produzione del miele, il cui valore potenziale annuo è atteso in circa 25.000 tonnellate e che invece, da ormai cinque anni, è soggetto a una costante riduzione dovuta alle avversità atmosferiche e ai cambiamenti climatici.

In Basilicata sono circa 600 gli apicoltori e circa 20 mila gli alveari, con una produzione media di 30 chilogrammi «a famiglia», ovvero per ogni alveare, con un valore della produzione di circa tre milioni di euro l’anno, di cui il nove per cento per il miele biologico: le varietà di miele lucano sono 18, sulle 54 italiane, di cui «ben 6 rare, a testimoniare la ricchezza della biodiversità e un grande indicatore di qualità ambientale».
Tra gli apicoltori lucani che interpretano come una “missione” la propria attività Francesco Vaccaro, giovane titolare dell’azienda Agricola di contrada Torrette, alla periferia di Potenza, ha ottenuto “due gocce d’oro” a riconoscimento di un’eccellenza tutta lucana nella produzione di miele. Il miele premiato è il “Millefiori bio” prodotto in montagna. Un successo ancora più prestigioso perché durane l’emergenza COVID-19 è proseguita la tendenza negativa delle produzioni su gran parte del territorio nazionale, tranne che per alcune eccezioni.
Per Francesco “c’è un potenziale ancora inespresso in Basilicata che per qualità di miele è in grado di competere a livello mondiale. I nostri apicoltori devono fare i conti con un prodotto a importazione, con cui è impossibile competere sul fronte dei prezzi: troviamo negli scaffali della Gdo vasetti di miele da mezzo chilo a 1,29 euro, mentre un prezzo remunerativo per la stessa quantità di miele prodotto in Italia è di almeno 5 euro per il millefiori e da 6 euro per il monofloreale. E fra i problemi principali i costi di produzione che sono molto alti (la prima voce è il personale) superiori di 5 volte rispetto ai paesi extra UE. Quindi oltre a valutare il prezzo del prodotto finale, (che dovrebbe essere maggiore di almeno 5 volte), bisognerebbe analizzare la qualità del miele che arriva da fuori nei nostri scaffali. Il miele importato viene prodotto con regole diverse e questo il consumatore lo deve sapere”.
“Oltre ad annate che possono essere climaticamente negative e con poca produzione, come l’ultima – commenta la Cia – il settore deve fare i conti con la concorrenza del prodotto estero che merita molta attenzione non solo nei confronti degli agricoltori produttori di miele ma anche verso i consumatori. E’ necessario avere regole più attente a tutela del reddito e della competitività delle aziende, partendo dalla definizione di miele fra Europa e Cina».

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