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Geologi di Basilicata: la ripresa del Progetto CARG per la tutela del paesaggio e del territorio

Il Paesaggio altro non rappresenta che un fotogramma, un fermoimmagine della storia evolutiva del nostro pianeta. Una storia dinamica che vede la perfetta combinazione tra componenti naturali ed antropiche dove la geologia rappresenta l’ossatura del paesaggio stesso – afferma Gerardo Colangelo, Presidente dell’Ordine dei Geologi di Basilicata.

Questo il tema su cui si è discusso al Teatro Principe di Piemonte a Potenza: “Il paesaggio: un’eredità da tutelare e valorizzare. Patrimonio forestale, rete ecologica, infrastrutture verdi e comunità”, evento organizzato dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Potenza e che ha visto la partecipazione attiva delle professioni tecniche regionali.

Al centro dei lavori gli aspetti agroforestali nella progettazione integrata delle infrastrutture, la microzonazione sismica unitamente agli aspetti geologici per la tutela del territorio, le infrastrutture verdi, i paesaggi storici e il ruolo del paesaggio naturale nella pianificazione urbanistica comunale.

Non poteva mancare il contributo dell’Ordine dei Geologi di Basilicata a questa importante tematica – continua Colangelo, proprio all’indomani dello sblocco dei finanziamenti relativi alla riapertura del Progetto CARG che prevede uno stanziamento di 15M€ nel triennio 2010-2022 per la ripresa e l’aggiornamento della Carta Geologica d’Italia in Scala 1:50.000. Allo stato attuale, la copertura nazionale di quanto già realizzato dal Progetto CARG è del 44% mentre in Basilicata dei 29 Fogli previsti in scala 1:50.000, 16 sono stati completati (solo 5 stampati) e 13 non sono stati mai oggetto di finanziamento, tra cui anche il Foglio Matera. Una carta geologica di dettaglio rappresenta uno strumento indispensabile per un uso corretto e consapevole del territorio. Proprio su questo principio si basa la Legge 1479/1939: la carta geologica del territorio nazionale costituisce un documento di base per lo sviluppo del Paese attraverso la conoscenza fisica del territorio per la programmazione territoriale e ambientale.

Ampia discussione è stata data alle infrastrutture verdi, rappresentate da una serie di reti di aree naturali e non solo, pianificate a livello strategico con altri elementi ambientali, progettate e gestite in maniera tale da fornire un ampio spettro di servizi eco sistemici. La natura non più ridotta ad un oggetto di consumo e di sola fruizione estetica. Per quanto riguarda l’ambiente marino, le infrastrutture verdi, in questo caso chiamate infrastrutture blu possono aiutare a mettere in pratica le strategie in materia di pianificazione dello spazio marittimo e la gestione integrata e sostenibile della fascia costiera in maniera tale da non ripetere quanto accaduto nell’area de Metaponto in termini di dissesto idrogeologico.

Una corretta pianificazione territoriale passa anche attraverso l’applicazione dei risultati relativi agli studi di microzonazione sismica – afferma Luigi Vignola, Vice Presidente dell’Ordine dei Geologi di Basilicata, basati su rilievi, indagini e carte geologiche di dettaglio. Completare gli studi di microzonazione sui nostri comuni significa individuare le aree caratterizzate potenzialmente da fattori di amplificazione delle onde sismiche in caso di terremoto, dovuta principalmente alla stratigrafia del sito, alle caratteristiche litologiche dei terreni affioranti, ecc., conoscenze alla base di qualsiasi forma di progettazione.

L’Italia, caratterizzata da una notevole diversità di Paesaggi culturali, è il primo Paese al mondo ad aver posto la tutela del Patrimonio culturale e del Paesaggio nella Costituzione e nei propri principi fondamentali.  Ciò non è, però, suf­ficiente a difendere quel Patrimonio dall’attuale uso e consumo del suolo. Ancora oggi il paesaggio italiano rischia purtroppo di essere completamente stravolto da un processo di diffusione insediativa eccessiva.

Tra i beni ambientali che sono soggetti a  tutela  risultano  ricompresi:  le  ville,  i  giardini,  i  parchi,  le  bellezze panoramiche,  i  complessi  di  cose  immobili  che  compongono  un  caratteristico aspetto avente un valore estetico e tradizionale, i territori costieri, i fiumi, i torrenti, i  corsi  d’acqua, i  ghiacciai, i  parchi  e  le  riserve  nazionali  o  regionali  e  i territori  di  protezione  esterna  dei  parchi, i  territori  coperti  da  foreste  e boschi,  le  zone  di  interesse  archeologico e geologico,  le  montagne,  la  catena  alpina,  la catena appenninica, i vulcani.

L’edilizia è un volano significativo per l’economia e crea ovviamente occupazione. Per sua definizione si basa sul rispetto dei vincoli, sull’applicazione degli standard urbanistici per servizi e infrastrutture, sulla salvaguardia del paesaggio la cui inosservanza degli stessi in molti casi contribuisce alla precarizzazione del territorio e all’aumento dei rischi per la popolazione facendo lievitare il costo della gestione del rischio sismico, idrogeologico e ambientale solo per citarne alcuni.

Mettere al centro delle attività la tutela e la valorizzazione del territorio anche attraverso una nuova riforma urbanistica, una riforma capace di conciliare la valorizzazione del territorio attraverso il recupero e la valorizzazione dell’esistente, delle aree già urbanizzate, limitando un ulteriore consumo di suolo. Il redigendo Piano Paesaggistico Regionale sarà una sfida per tutti noi, dalla Pubblica Amministrazione al mondo professionale. E’ facile comprendere – afferma Raffaele Nardone, Consigliere del Consiglio Nazionale dei Geologi, come l’elaborazione del PPR necessiti di competenze professionali trasversali dove l’apporto del geologo consente di dare quel contributo fondamentale della percezione stessa del paesaggio e della sua evoluzione.

I  processi tettonici definiscono l’ossatura del paesaggio mentre quelli geomorfologici tendono a riequilibrare il profilo terrestre attraverso l’azione di eventi atmosferici o per effetti gravitativi. Le diverse proprietà reologiche delle litologie affioranti e la loro diverse risposte all’erosione producono diverse forme del paesaggio. Pertanto conoscere la storia geologica di un territorio rappresenta la chiave di lettura per la giusta comprensione delle forme del paesaggio – conclude Colangelo.

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