Società e Cultura

Fipe-Confcommercio, Tropiano: “i ristoranti sono luoghi sicuri, a confermarlo i loro stessi clienti”

I ristoranti sono luoghi sicuri, a confermarlo i loro stessi clienti. E’ quanto emerge da una recente indagine condotta da Format Research secondo cui per ben il 92% degli intervistati l’osservanza delle norme di sicurezza sanitaria da parte dei ristoratori è stata “molto o abbastanza” soddisfacente.

Il primo commento arriva da Michele Tropiano, in rappresentanza dei ristoratori-albergatori del Consorzio Turistico Alta Val d’Agri. ”Bar e ristoranti sono luoghi sicuri sia per i clienti che per i lavoratori. Anche gli ultimi dati diffusi dall’Inail sui contagi da Covid-19 nei luoghi di lavoro, letti nel modo giusto, ne danno conferma. Al netto di un leggero e fisiologico aumento dell’incidenza dei casi nel settore del turismo dovuto ad effetti stagionali le attività di ristorazione restano tra i luoghi più sicuri. In Val d’Agri i segnali di ripresa per la ristorazione hanno motivazione anche per effetto del fattore fiducia manifestato dai clienti oltre che nella capacità degli imprenditori ad affrontare la ristorazione post Covid che ha subito cambiamenti non certo di qualità di piatti e menù. Piuttosto stiamo attenti al rapporto qualità-prezzi e alle esigenze di famiglie, comitive tornati a festeggiare al ristorante in piena sicurezza. Come Federazione di categoria della Confcommercio  – continua – sosteniamo con convinzione la campagna a favore dell’utilizzo dell’app Immuni, che riteniamo possa essere uno strumento efficace per contrastare la diffusione del contagio. A questo proposito invitiamo tutti i nostri associati a esporre nei propri locali il QR code dell’app per consentire ai loro clienti di scaricarla”.

Dunque esercenti virtuosi in materia di norme anti-Covid. La tutela della sicurezza, dice la Fipe-Confcommercio, è inoltre ai primissimi posti tra le motivazioni che inducono i consumatori a scegliere un posto piuttosto che un altro. L’aspetto più importante da valutare per il 47,4% dei consumatori è l’attenzione alle norme igieniche, a seguire ci sono il distanziamento dei tavoli (per il 35,2%), la dotazione di tavoli all’aperto (per il 34%), e l’attenzione al numero di persone all’interno del locale (per il 20%). Ulteriore conferma arriva dall’analisi delle principali motivazioni che inducono a non mangiare fuori. A farla da padrone la paura del contagio per il 66,5% e la scarsa godibilità dell’esperienza dovuta alle rigide regole (per il 41,5%). Una larga parte degli intervistati, il 35%, non mangia più fuori a causa dello smart working.

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