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Festa della Musica Premio Rossetti – Montano 1^ Edizione del 21 e 22 Giugno 2022 a Corleto Perticara

Raccolti in una manciata di poche migliaia di chilometri quadrati, in questa regione convivono paesaggi bellissimi: le lunghe spiagge sabbiose del litorale ionico diventano rocce a picco sul mar Tirreno; ovunque chiese e palazzi raccontano la storia dalla Magna Grecia all’Unità d’Italia -, le dolci colline appenniniche si inerpicano improvvisamente, fino a diventare le aspre cime delle Dolomiti Lucane. Qui vivono i lucani, non così diversi dagli altri meridionali se non che, appena aprono la bocca, sentenziano: “Qui nun g’è niend“. Non che non amino il luogo in cui sono nati, anzi l’adorano con la passione di una minoranza etnica, si inteneriscono al suo ricordo quando sono lontani e, se vivono fuori dalla loro regione, si sentono profondamente uniti a chi ha la loro stessa provenienza. I lucani sono fatti così. Questo ci dice Angela Langone nella sua guida delle peggiori virtù e dei migliori difetti dei Lucani. Del resto, anche Leonardo Sinisgalli raccontava i Lucani come gente di poche parole, poco avvezza alle “ammuine” trovandosi bene a vivere all’ombra. I Lucani non sono esibizionisti. Purtuttavia ci sono dei talenti sparsi per il mondo che portano sovente il popolo Lucano ad avere il giusto riconoscimento.

Provate scrivere, sui i canali del Web, il nome di Corleto Perticara e vedrete che vi viene restituito un nutrito elenco di notizie della cittadina capoluogo dell’alta valle del Sauro, in evidenza in lingua inglese, essendo il baricentro dell’industria petrolchimica più importante d’Europa su terraferma. Che ci si trovi in Giappone, in Australia o in Russia, Corleto Perticara è in evidenza su ogni “motore di ricerca” essendo sede del bacino minerario di “Tempa Rossa”. E, data la situazione della cronaca bellica delle ultime settimane, non è cosa da poco.

Corleto, però, non è solo petrolio. Corleto è la cittadina vivace e laboriosa capace di sollevarsi fino a rendere tragica una giornata di protesta verso il Regio Decreto che prevedeva la requisizione dei cereali. Corleto è la cittadina Lucana da dove iniziò la sollevazione popolare, il 16 agosto 1860, che guidati da Giacinto Albini – il Mazzini lucano – proclamarono l’Unità d’Italia annettendosi al Regno di Sardegna.

Corleto Perticara, dunque, non è solo Petrolio, né Insurrezione Lucana e collegio elettorale dove fu eletto Giuseppe Garibaldi; Corleto è luogo di fermenti culturali che grazie ad agitatori come Antony Gallo, Presidente della Pro Loco, sprovincializza le attività, portando nella Piazza e nei luoghi deputati al confronto ed alla cultura eventi di fama internazionale legandoli alle talentuosità locali.

È il caso dell’Arpa, strumento peculiare delle scorribande di un imbianchino che girovagava per locali e località allietando serate, serenate e raduni religiosi. Rocco Rossetti, detto “Rocc a Tosch” viene riscoperto dal Prof. Giuseppe Michele Gala, etnologo ed antropologo esperto delle tradizioni della Lucania, autore del libro “Le tradizioni musicali in Lucania” che fin dal 1985 ha tenuto sotto osservazione il Rossetti con il suo strumento modificato, quasi storpiato, ma pur sempre uno dei pochi, se non l’unico, ancora circolante in Lucania.

Quindi, per stare alla cronaca delle due giornate di festa della musica,  Antony Gallo, Presidente della Proloco Corletana, sostenuto da un gruppo di valenti collaboratori aziona un circolo tale da creare una forza centripeta che riunisce nella piazza di Corleto Perticara, il massimo dell’espressione artistica; portando Claudia Lucia Lamanna, vincitrice del “The International Harp Contest 2022” a Tel Aviv, che, potabilizzando il significato per un pubblico più generalista, vuol dire miglior Arpista al mondo.  Accende le luci della ribalta, presso la sala del Cinema “Zi Nik”, con un parterre di tutto rispetto. Dimostrando che non di solo “Petrolio” luccica la Lucania.

A Corleto è stato istituito il premio Montano-Rossetti che sfocia nella Prima edizione de “la festa della musica” in onore di un altro cittadino che ha dato lustro alla comunità del sauro, Nello Vivacqua, cantautore e musicista più volte premiato tanto da essere pubblicamente elogiato da “Mogol” a Pietrasecca (AQ) durante il Tributo al grande produttore ed autore dei successi di Lucio Battisti.

La manifestazione si è articolata in due giornate, Lunedì 20 e Martedì 21, con la premiazione di Vittorio Prinzi, Professore di Filosofia e già Sindaco di Viggiano – che avviò le ricerche storiche sull’Arpa Viggianese, insieme al Prof. Michele Giuseppe Gala-, con questa motivazione << Storico, docente, ricercatore appassionato e sindaco di Viggiano, contribuì, mediante i suoi studi e la sua ricerca, a quel lungo processo di rivivificazione della più grande tradizione arpistica italiana nel mondo che un’ingiusta quanto incomprensibile damnatio memoriae aveva condannato all’oblio. Il suo impegno politico gettò le basi per la nascita della Scuola dell’Arpa Viggianese.>> E Claudia Lucia Lamanna, vincitrice in Israele dell’Harp Contest ovvero migliore arpista al mondo, con questa motivazione: << Con il celestiale suono delle sue corde ha incantato l’International Harp Contest, la più difficile – e di conseguenza prestigiosa – competizione per arpa a livello globale. A soli 26 anni è già la migliore arpista del mondo, la seconda italiana nella storia a vincere la rassegna israeliana.>>.

E non importa se Rocco Rossetti, Rocch a Tosch” era schiattoso come “Tigellio” – musico e poeta amico intimo di Giulio Cesare – perché, come ci ha ricordato il Professore e filosofo, Rocco Gerardi, chi cresce artisticamente in strada, invece che nei luoghi accademici, è doppiamente brillante, in quanto senza lo strumento della grammatica riesce comunque ad inanellare risultati compiuti e virtuosi.  E non è da meno Pietro Paolo Montano, avvocato, professore, sindaco ed appassionato della musica che cogliendo le potenzialità dell’umile imbianchino ne ha coltivato l’interesse, tenendo vivo l’uso dell’Arpa, strumento quasi anonimo e strano per i più dell’epoca, invogliandolo a suonare nelle poche manifestazioni, per lo più religiose, che si tenevano nel meridione di Carlo Levi. Un repertorio che si è conservato grazie all’impegno di Pietro Paolo Montano, come ci ricorda Graziano Accinni.

È l’avvio di una stagione culturale ed artistica che alza sempre di più l’asticella costringendo tutti a studiare, come ci ricorda dal suo intervento l’avvocato Aurelio Pace.

I lucani, dunque, hanno incominciato a raccontarsi fuori dagli schemi che ci videro protagonisti del “Cristo di Carlo Levi” o degli studi antropologici di Ernesto De Martino così come di E.C. Banfield.

A Corleto Perticara, la tenacia di Antony Gallo, ci ha dimostrato che quando ci si eleva culturalmente non importa se fai l’imbianchino o il professore, importa che i luoghi vissuti diventano luoghi dell’anima dove, chiudendo gli occhi, puoi sentire nell’aere il tramestio del tumulto della rivolta del grano o gli zoccoli scalpitanti dei cavalli cavalcati dai rivoltosi che per primi innalzarono la bandiera d’Italia oppure ascoltare il melodioso suono dell’arpa di “Rocch a Tosch” ed il violino di Pietro Paolo Montano che suonano nenie religiose o tarantelle popolari che un dì allietavano i braccianti dopo ore di fatiche nei campi oppure, per stare ai tempi, la voce di Nello Vivacqua a ricordarci che un poeta             << Lasciò il suo paese all’età di vent’anni, con in tasca due soldi e niente di più. Aveva una donna che amava da anni, lasciò anche quella per qualcosa di più. Promise a sé stesso di non ritornare […] Senza soldi in tasca tornò verso casa, aveva capito cosa conta di più. Davanti alla sua porta c’era lei che lo aspettava. Tutto come prima e non chiedeva niente di più>>.

Gianfranco Massaro – Agos

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