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Festa della Madonna di Viggiano sospesa. Un po’ di storia dal Prof. Vittorio Prinzi


Non è la prima volta che si sospende la celebrazione della Festa della Madonna di Viggiano per emergenza sanitaria

Dopo oltre un secolo, a seguito della pandemia da COVID-19, la Festa Regionale della Madonna del Sacro Monte di Viggiano, prima domenica di settembre 2020, si è celebrata senza le consuete e solenni manifestazioni religiose, che richiamano ogni anno decine di migliaia di pellegrini e visitatori da ogni parte della Basilicata e dalle regioni limitrofe per venerare la “Patrona e Regina della genti lucane”.

Dalla storia del Santuario apprendiamo che non è la prima volta. Infatti, già nel 1910 (4 settembre), e poi nel 1911 (3 settembre), fu impedita dalle autorità civili a causa di una temuta diffusione del colera, essendone stati segnalati alcuni casi a Napoli e in Puglia (province di Bari e Foggia specialmente). “La grandiosa festività della Miracolosa Vergine del Monte di Viggiano sospesa per grave motivo di ordine sanitario viene rinviata”, così annunciava con breve manifesto il dott. Vincenzo De Cunto, presidente della Congrega di Carità, cui competeva l’organizzazione della Festa.[1]

A suggerire al Prefetto di Potenza il provvedimento non furono certamente estranee le autorità locali di Viggiano, tanto da apparire piuttosto pretestuoso alla chiesa locale, considerando la lotta senza esclusione di colpi tra cattolici ed anticlericali, sostenuti rispettivamente, in quel periodo, da noti periodici, quali La Provincia, Quindicinale cattolico di Potenza (1908-1915), e Il Ribelle, Quindicinale socialista, lucano (1907-1919), alimentata a Viggiano da una controversia ormai secolare tra il clero e la Congrega di Carità riguardante l’amministrazione dei beni e delle offerte del Santuario della Madonna.[2]

Alcune Bolle pontificie, infatti, fin dal Cinquecento (Papi Giulio II e Paolo V), avevano elevato il Santuario di Viggiano ad Ente Morale, dandogli uno status giuridico ed affidandone l’amministrazione alla Congrega di Carità, composta prevalentemente da laici. Rimasta operativa anche nello Stato post-unitario, l’Amministrazione Comunale di Viggiano periodicamente provvedeva ad eleggere propri rappresentanti in seno alla Congrega, che dall’ultimo ventennio dell’Ottocento in poi in gran parte erano socialisti o affiliati alla locale Loggia della massoneria “M. Pagano”, fondata nel 1886, e non nutrivano certamente alcuno zelo per le sorti del Santuario e le sue opere, destinandone le offerte alla beneficenza, e ancor più ne sabotavano l’attività e combattevano la devozione mariana, ritenendola manifestazione di fanatismo religioso. E tutto ciò nonostante l’avvenuta incoronazione della Madonna di Viggiano quale “Regina e Patrona delle genti lucane”, fatta dal Vescovo di Potenza Tiberio Durante, su autorizzazione del Capitolo Vaticano e del Papa Leone XIII, la prima domenica di settembre del 1892, in località Fontana Nuova (oggi Piazza Papa Giovanni XXIII), alla presenza di oltre 50 mila pellegrini, provenienti da ogni parte della Basilicata e dalle regioni limitrofe, con l’intento di arginare il diffuso anticlericalismo di fine Ottocento, di cui i massoni anche in Basilicata si facevano zelanti interpreti.  Paradossalmente, però, uno dei più noti Santuari della Madonna nel Mezzogiorno veniva amministrato da affiliati ad una associazione condannata dalla Chiesa!

La Congrega di Carità, con vari pretesti, aveva più volte mostrato di volersi liberare della gestione dei beni e delle offerte del Santuario e di trasferirla al clero locale, ma ad aumentare il peso nel suo ambito di membri ruotanti nell’orbita social-massonica era stato l’insediamento di un’Amministrazione comunale, espressione di una lista “bloccarda” (socialisti, massoni, Società operaia), uscita vittoriosa dal voto del 12 dicembre 1909, guidata dal sindaco, l’avv. Vito Reale, che nel luglio del 1910,  era stato eletto anche Consigliere provinciale e subito dopo si era affiliato alla locale Loggia massonica. Socialisti e massoni insieme su Il Ribelle scatenarono una violenta lotta contro la Chiesa locale e si opposero decisamente a che la gestione del Santuario passasse nelle mani del clero.

La contesa era divenuta ancora più aspra con l’arrivo a Viggiano, nel 1910, del nuovo arciprete Rocco Pellettieri, nominato dal Vescovo di Potenza e Marsico, Mons. Ignazio Monterisi (1900-1913), con la missione precipua di vincere l’atteggiamento supino del clero viggianese (il precedente arciprete Vitale veniva sospettato di simpatie massoniche) e di combattere una crociata contro i massoni locali. Questi vennero affrontati a viso aperto con articoli sui periodici La Frusta  e  La Sentinella, giornale fondato da lui stesso, nella consapevolezza “di far opera salutare alla vita morale, economica, politica ed amministrativa del nostro paese”.

Proprio da La Sentinella del 25 agosto 1911 veniamo a sapere che la Festa del 3 settembre in onore della Madonna, come era accaduto già per quella dell’anno precedente, “è stata proibita dal Prefetto per misure preventive. Ci è giunta del pari la notizia che a questa proibizione non sia stata estranea l’opera di questo nostro Sindaco che avrebbe invocato la proibizione per misure sanitarie, mentre in realtà non sarebbe stata che un’imposizione dei socialisti, da cui dipende, e in odio alla religione. Questa cittadinanza ne è indignatissima, tanto più che si vede trattata con quel rigore cui non sono stati sottoposti i paesi vicini, che hanno fatto e continuano a fare feste a loro piacimento”.

Inoltre, nella medesima occasione si ebbero tensioni e scaramucce per la raccolta delle offerte e il Prefetto ordinò che venisse curata, come per il passato, dalla Congrega di Carità e non dal clero. Dispose, allo stesso tempo, di effettuare delle ricerche presso gli Archivi di Stato di Potenza e Napoli, al fine di dirimere definitivamente la “vexata quaestio”. E poiché queste risultarono infruttuose,  egli confermò le disposizioni precedenti.

L’insuccesso nel governo comunale di socialisti e massoni e gli effetti della Prima guerra mondiale indussero ad una gestione “mista” del Santuario (Congrega e clero locale insieme). Soltanto a seguito del Concordato del 1929 tra Stato e Chiesa l’annosa contesa venne definitivamente superata con l’affidamento al clero dell’amministrazione del Santuario.

 

                                                                                                                             Prof. Vittorio Prinzi

                                                                                                                           Studioso di storia locale

 

Cfr.  Nostre pubblicazioni su Il Ribelle, sulla Massoneria a Viggiano e sulla Prima guerra mondiale a Viggiano

Signoretti A., Viggiano nella storia moderna, Valentina Porfidio Editore, Moliterno 2011, pp. 209-221

Signoretti A., Viggiano nel 1° Novecento, Valentina Porfidio Editore, Moliterno 2013, pp. 133-142

[1] Testo completo del manifesto:” Festività della SSma Vergine del Monte di Viggiano (intestazione). Primo periodo come sopra. Continuazione: Questo paese per riaffermare viemmeglio il culto della venerata sua Patrona, si apparecchia in questo anno a renderne più solenne la festività. Nel dare di ciò avviso a tutti i fedeli di questo Santuario, fo voti che questi concorrano nel largo numero a tributarle l’annuale omaggio. Il Presidente Dott. Vincenzo De Cunto”. Senza data!

[2] Cfr. Il Ribelle, pp. 333 e 338.

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