Dati Mobilità sanitaria 2018 in regime di ricovero: spunti di riflessione

di Bruno Masino

I dati relativi alla mobilità sanitaria interregionale dell’anno 2018, vale a dire relativi al fenomeno per cui i cittadini di una regione si recano per ricovero presso strutture di altre regioni, fanno registrare un valore economico  di 4,6 miliardi di euro. Con 736.000 pazienti che si sono recati presso strutture sanitarie di altre regioni rispetto a quelle di residenza, il calcolo è presto fatto: mediamente circa 1 ricovero su dieci nei vari regimi assistenziali (ordinario, in day hospital, lungodegenza e riabilitazione), avviene fuori regione.Anche per la mobilità sanitaria come per molti aspetti della vita socioeconomica e sanitaria del nostro Paese, i dati sono impietosi neiconfronti delle regioni del sud. Infatti, si registra una vera e propria fuga verso le regioni del nord, Lombardia in primis. La migrazione dal sud verso le altre regioniavviene principalmente per ricoveri di alta specialità come nel caso, tra le altre, delle patologie tumorali. La mobilità che si registra al Nord e in parte anche al Centro, è essenzialmente mobilità di confine, vale a dire verso strutture sanitarie di regioni limitrofe laddove i pazienti trovano maggiore convenienza per la vicinanza geografica, pur risiedendo in un’altra regione. Diversa lasituazione al Sud laddove, alla mobilità di confine, si aggiunge, come accennato, quella verso regioni del Centro e del Nord.

E vediamo di seguito, più nel dettaglio, cosa emerge dall’analisi delle SDO (schede di dimissione ospedaliera) relative all’anno 2018.

Valutando il numero di pazienti in mobilità, in 12 regioni si registra un numero maggiore di pazienti che si recano in altre regioni rispetto a quelli provenienti da queste. Stiamo parlando di Piemonte, Valle d’Aosta, P.A. di Trento, Liguria, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.Quindi, il saldo tra mobilità attiva (pazienti che entrano) e mobilità passiva (pazienti che escono), è negativo. Valutando, invece, gli aspetti economici della mobilità, si rileva come le regioni che presentano un saldo negativo sono ben 14, aggiungendosi alle dodici precedenti il Lazio e la P.A. di Bolzano. Questo si spiega con il fatto che la mobilità in uscita riguarda ricoveri per patologie più complesse con maggiore valorizzazione economica rispetto ai ricoveri da mobilità attiva. Le regioni che mostrano il  maggiore saldo positivo del numero dei pazienti sono la Lombardia, con una differenza pari a 100.641 ricoveri, l’Emilia Romagna, con un valore di 64.967 e la Toscana con 28.539. Le regioni che mostrano i saldi negativi peggiori sono la Campania con -55.191, la Calabria con -48.032 e la Sicilia con -36.104. Ovviamente tutte regioni del Sud vivono una simile condizione. Passando ad esaminare i saldi della valorizzazione economica dei ricoveri in mobilità attiva e passiva, si registra come la Lombardia presenti un saldo positivo pari a 808,7 milioni di euro, l’Emilia Romagna ha un saldo positivo di 357,9 milioni di euro, seguono il Veneto e la Toscana con 161,4 e 148,3 milioni di euro rispettivamente. Ovviamente il dato relativo alla Toscana che si colloca al quarto posto dietro al Veneto è dovuto proprio alla diversa tipologia di prestazioni erogate da Veneto le quali, evidentemente,sono a maggiore valorizzazione economica perché più complesse. E’ superfluo evidenziare come le ricche regioni del Nord traggano utili da un Sud sempre più povero. La tabellache segue, tratta da Quotidiano Sanità, mostra l’andamento del fenomeno mobilità delle diverse regioni.

 

 

Da essa si rileva come la Basilicata mostri un saldo negativo per i ricoveri pari a 6.390 che si accompagna ad un saldo economico negativo di oltre 38 milioni di euro.

Per la nostra regione la mobilità passiva è soprattutto verso la Puglia con 6.620 ricoveri, la Campania con 3.202 ricoveri e il Lazio con 2.765 ricoveri. La Lombardia è al quarto posto tra le regioni scelte dai pazienti della Basilicata con 2.024 ricoveri e l’Emilia Romagna è al quinto posto con 1.723 ricoveri di cittadini lucani. E’ ragionevole presumere che la mobilità verso Puglia e Campania sia essenzialmente mobilità di confine, mentre quella verso il Lazio, la Lombardia e l’Emilia Romagna, così come per le altre regioni più distanti, sia dovuta nella gran parte dei casi a prestazioni di alta specialità. Per un’analisi più approfondita è però necessario poter disporre dei dati relativi ai singoli DRG, cioè alle singole patologie trattate ed alle relative prestazioni eseguite. Infatti, vi è da considerare che, con molta probabilità buona parte della mobilità passiva, soprattutto quella di confine, è dovuta a patologie che possono essere trattate anche dalle strutture lucane. Venendo alla mobilità attiva, si rileva come l’attrattività della Basilicata si concretizzi essenzialmente nei confronti delle tre regioni di confine, Campania, Puglia e Calabria. I dati mostrano, rispettivamente, valori pari a 5.237, 3.538 e 3.251 ricoveri da queste regioni. I restanti ricoveri provenienti da tutte le altre regioni sono, invece, solamente 759. Questo ultimo dato conferma la scarsa attrattività della nostra Regione con riferimento alla complessità delle cure assicurate che evidenzia ad esempio, per i ricoveri relativi a tumori e terapie collegate, un valore pari a 2.235 ricoveri in mobilità passiva a fronte di 1.632 in mobilità attiva. Il dato, qualitativamente, si ripete anche per le diverse regioni del Sud a conferma del divario con il Nord.Ritengo,nell’ottica del superamento del marcato e competitivo regionalismo, dopo un’attenta analisi delle patologie interessate, potrebbe essere non più emendabile una collaborazione tra le regioni del sud come Basilicata, Campania, Calabria e Puglia al fine di creare le condizioni per un’offerta qualificata in grado di evitare disagi a pazienti e familiari che si recano presso strutture delle regioni del Nord ed allo stesso tempo ridurre i trasferimenti di risorse economiche da un Sud sempre più povero ad un Nord sempre più ricco.

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