Lavoro e Salute

Continua il botta e risposta Legambiente versus Parco Appenino Lucano

La querelle è iniziata il 17 maggio con la presentazione da parte di Legambiente di un dossier contro il Parco Appenino Lucano. Si è proseguito il 21 giugno con un nuovo attacco di Legambiente a cui ha risposta il Parco Appenino:

“L’attenzione riservata da Legambiente Basilicata, e dal responsabile delle aree protette, al Parco Nazionale dell’Appennino Lucano è giunta ormai ai livelli della insostenibilità, sia per le falsità con le quali si riempiono giornali e dossier (nei quali l’associazione dimentica di citare se stessa e le proprie consulenze avute dal Parco), sia per la pressione che evidentemente si intende esercitare sull’opinione pubblica, sui membri del consiglio direttivo e sulle istituzioni preposte al controllo e alla sorveglianza sull’Ente stesso, come il ministero dell’ambiente. Meno si comprende la pressione sulla Regione Basilicata dal momento che non c’entra nella nomina del Direttore, a meno che non si cerchi la sponda politica.

Dopo anni di collaborazione con l’Ente Parco, durante i quali l’associazione ambientalista è stata beneficiaria di diverse attenzioni e di diverse consulenze su numerosi progetti, i dirigenti regionali e alcuni livelli nazionali stanno ormai attaccando, in maniera sistematica, qualsiasi azione che esso pone in essere, ipotizzando illeciti e forzature amministrative mai rilevate dall’autorità giudiziaria.”

È quanto dichiarano in una nota i vertici del Parco dell’Appennino Lucano.

“La lente d’ingrandimento sotto la quale i dirigenti regionali di Legambiente hanno posto da tempo il Parco non trova riscontro nei puntuali e periodici controlli che Carabinieri e Guardia di Finanza conducono sugli atti amministrativi. A tal proposito occorre precisare che un conto sono i rilievi del Ministero dell’Ambiente sulle procedure adottate e altra cosa sono gli illeciti che, qualora venissero ravvisati dagli ispettori ministeriali, sarebbero da assi stessi posti all’attenzione delle autorità giudiziarie.

Così non è, ed è arrivato di sicuro – continuano i vertici del Parco- il momento di salvaguardare l’onorabilità e l’onestà delle persone che ricoprono incarichi negli organi dirigenti del Parco, messi costantemente sotto accusa dall’associazione in questione. Cosa che sarà fatta nelle sedi opportune avendo già dato mandato ai legali di provvedere ad analizzare le affermazioni e gli atti di Legambiente, e non solo, per valutare la possibilità ricorrere alle vie giudiziarie.

Ciò considerando anche la continua strumentalizzazione della vicenda legata ai rilievi della Corte dei Conti, sfociati in un procedimento della giustizia contabile che è ancora in corso e che siamo certi di poter affrontare con la serenità di chi è sicuro di poter dar conto delle proprie azioni e delle proprie decisioni.

Va detto che, proprio la continua frequentazione di Antonio Nicoletti, responsabile Legambiente delle aree protette, e le numerose collaborazioni di questa associazione con il Parco Appennino Lucano negli anni trascorsi, dovrebbero indurre i suoi dirigenti nazionali ad una onesta autocritica. Se è vero che tanti errori sono stati compiuti da parte del Parco ci si chiede perché mai tale aggressivo e ostinato accanimento scuota solo ora l’attenzione di Nicoletti e dei suoi colleghi”.

“È forse utile per l’opinione pubblica – sottolinea ancora la nota – rilevare, a questo punto, che i continui attacchi vengono da persone direttamente interessate alla nomina di Direttore dell’Ente. Proprio il presidente del circolo Legambiente della Val d’Agri ha partecipato al bando per la nomina a Direttore dell’Ente Parco e, guarda caso, proprio da lui e dalla sua associazione vengono gli attacchi a questa procedura di nomina.

L’individuazione della terna dei nomi dei candidati a direttore del Parco spetta al consiglio direttivo dell’Ente, e per chiarezza va detto che le candidature pervenute in seguito al bando sono state oltre 40. Di queste solo 15 vantano esperienze nella pubblica amministrazione, come richiesto dal bando, e tra queste è stata scelta la terna. Siamo fiduciosi sul fatto che il ministro valuterà secondo le qualità dei curricula e non si farà intimorire da pressioni inopportune o da suggerimenti interessati da parte di associazioni. E per onorare la trasparenza saremmo disposti, qualora lo permettesse, a pubblicare il curriculum dell’ex Direttore del GAL Akiris.

È stata la circostanza sopra descritta che ha spinto il presidente Triunfo a rifiutare l’incontro chiesto da Legambiente, considerando che l’associazione chiedeva di trattare l’argomento della nomina del Direttore del Parco mentre su tale procedura si concentrava l’interesse del presidente del circolo Legambiente della Val d’Agri. Questo dimostra che i vertici nazionali dell’associazione dovrebbero, evidentemente, controllare in modo più serio e approfondito le attività dei propri circoli, onde evitare che un’associazione di rilievo nazionale e di riconosciuto prestigio in campo naturalistico possa essere strumentalizzata dai propri dirigenti locali per finalità personali.

Inoltre va chiarito che la richiesta di commissariamento dell’Ente Parco Appennino Lucano viene solo ed esclusivamente da Legambiente e non da altre pur prestigiose associazioni. Il rappresentante delle associazioni ambientaliste in seno al consiglio direttivo del Parco, Luigi Agresti che è rappresentante del WWF, ha tenuto un incontro con le altre associazioni ambientaliste dal quale è emerso che l’unica associazione a ritenere necessario il commissariamento dell’Ente è Legambiente, la cui posizione è dunque isolata. È il caso di evidenziare che proprio Legambiente è l’associazione che “vanta” maggiori collaborazioni e consulenze con il Parco Appennino Lucano. Quanto alla richiesta di un incontro, avanzata nel corso di quella riunione, lo stesso Agresti ha assicurato che sarà convocata al più presto.

È arrivato, per tutti questi motivi, il momento di fare chiarezza sui ripetuti attacchi al Parco, che vive una delicata stagione di rilancio, dopo un primo ciclo che ne ha segnato l’avvio, e che ha il delicato compito di difendere un territorio già di per sé debole e minacciato. Il rilancio del Parco passa attraverso incontri con i CEAS (a cui è seguito un bando specifico), con gli operatori turistici, che stiamo facendo proprio in questi giorni, e con nuovi progetti di rilancio sulla conservazione”.

“Riteniamo – conclude la nota – che le associazioni, in quanto soggetti che non hanno scopo di lucro, dovrebbero avere l’obiettivo di collaborare con gli enti e non quello di dirigerli o di sceglierne gli organi direttivi, sottoponendo a impropria pressione ministero e Regione. Ci chiediamo quale sia davvero lo scopo di tale accanimento di Legambiente i cui vertici regionali, e non solo, hanno sempre avuto rapporti di collaborazioni e consulenze con le istituzioni”.

Di seguito il nuovo comunicato di Legambiente:

I vertici del Parco Nazionale dell’Appennino lucano, irritati da quanto contenuto nel nostro Dossier dello scorso maggio, si scompongono, divagano, insinuano, alludono ma non rispondono ai rilievi oggettivi che ci siamo limitati a divulgare e che creano tanto nervosismo agli “illegittimi” occupanti della sede dell’Ente Parco.

Premesso che non ci risultano ‘consulenze’ nostre con il Parco nei termini che si sono voluti lasciare intendere, a meno che non si faccia riferimento ai contributi – peraltro dovuti – ai Centri di educazione ambientale, strumento operativo di azioni proprie della mission di un Ente Parco e destinati a tutti i Centri non solo quelli della nostra associazione. Oppure forse ci si riferisce ad azioni progettuali condivise in partnership, molto spesso a costo zero per l’Ente che, anzi, ne ha beneficiato in quanto a progettazione, risorse economiche e interventi concreti, oltre che in termini di immagine, usufruendo della garanzia etica del cigno di Legambiente.

E in ogni caso, secondo i vertici dell’Ente, le collaborazioni degli anni trascorsi dovrebbero annullare il diritto di critica di un’associazione che persegue interessi pubblici verso una istituzione pubblica qual è l’Ente Parco? Legambiente persegue l’obiettivo di garantire che il Parco cominci finalmente ad essere uno strumento efficace e trasparente di gestione di quel territorio e, per quanto ci riguarda, non esistono e non esisteranno mai collaborazioni reali o fantomatiche capaci di attenuare il nostro impegno in tal senso.

Alla manifesta falsità, secondo cui avremmo divulgato il Dossier in maniera strumentale prima della individuazione della terna, rispondiamo che siamo abituati a esercitare in maniera diretta e pubblica le nostre pressioni su chi gestisce beni pubblici: il nostro approccio è trasparente e non abbiamo necessità di ricorrere a sotterfugi, né in nome di una postazione da Direttore né per altro. Non tuteliamo chi non è entrato nella terna, anche perché sarebbero tante le persone, fuori dalle solite lobby, che avrebbero potuto farne parte. Ci interessiamo semmai a chi di quella terna fa parte ed alle ragioni politiche e di interesse personale che hanno determinato, in particolare, la presenza di un impresentabile. Peraltro non siamo così ingenui da pensare che basti una domanda di partecipazione accompagnata da un curriculum brillante per meritare la Vostra attenzione, ma vogliamo seguire da vicino le evoluzioni amministrative dell’Ente, ‘osservare’ da vicino il manovratore. Abbiamo capito chi siete e ci è chiara la vostra spregiudicatezza amministrativa che ha accompagnato tutti gli atti che la Corte dei Conti vi contesta.

Comunque, vi sfidiamo ad essere almeno una volta trasparenti. Avete la nostra più ampia autorizzazione a pubblicare tutto quello che ci riguarda, cosi come potrete procedere ad adire le vie legali, se pensate vi convenga.

Però se nel frattempo venissero pubblicati anche gli affidamenti che riguardano i vostri familiari, parenti e congiunti o, in alternativa, un’autocertificazione di assenza di conflitti di interesse negli incarichi succedutisi in questi anni, ci rendereste cosa assai gradita a noi ed ai cittadini del Parco. Ma immaginiamo che la divulgazione di quanto avete elargito a sorelle, figli e nipoti, possa interessare l’intera Regione Basilicata, anzi forse l’intero Paese. Pubblicate pure i curricula di chi ha partecipato al concorso di Direttore, chiunque esso sia, lo prevede anche la legge. Ma chiarite anche a che titolo Fogliano ha occupato il ruolo di Direttore, quali competenze in materia ambientale hanno permesso a Triunfo di diventare vicepresidente, qual è il curriculum del rappresentante del Ministero delle politiche agricole che gli ha permesso di sedere nel consiglio direttivo.

Pensate di isolarci, rappresentandoci come l’unica voce critica di una gestione esemplare, sappiate, piuttosto, che siamo gli unici ad avere il coraggio di rischiare di perdere la Vostra ‘benevolenza’ e ci permettiamo di dire quello che è evidente a tutti: l’Ente Parco dell’Appennino Lucano  gestito in questo modo non è sostenibile ed è utile solo ai vostri personali interessi.

Respingiamo con nettezza al mittente le accuse di falsità che ci attribuite.

E’ forse una falsità che l’Ente Parco abbia autorizzato lo scempio dell’area SIC Murge di Sant’Oronzo? E’ una falsità che il cantiere per la realizzazione ex novo di un “sentiero” di oltre 3 metri di larghezza, decine di metri di cordoli in cemento armato, profilati in acciaio, sedute in conglomerato cementizio, casserature ed armature metalliche, sia stato sequestrato preventivamente dal Gip del Tribunale di Lagonegro nel settembre 2016, in seguito alle osservazioni tecniche del Corpo Forestale dello Stato e alla denuncia di Legambiente? Avevamo ed abbiamo ragione noi e ora vogliamo sapere chi e come pagherà i danni per tali interventi e ripristinerà lo stato dei luoghi in un’area di così elevato valore naturalistico.

E’ una falsità che l’Ente Parco abbia appaltato per la modica cifra di 3,5 milioni di euro (gentilmente concesse da ENI) un servizio (Progetto Security) per la prevenzione di eventuali danni

al territorio attraverso la ricognizione visiva delle condotte (sotterranee e quindi per definizione non visibili) che collegano i pozzi petroliferi e che attraversano il territorio del Parco? E’ una falsità sottolineare che le prescrizioni tecniche del capitolato d’appalto riportino che il  controllo visivo e ambientale debba svilupparsi attraverso “il monitoraggio quotidiano di tutte le condotte petrolifere, consistente nella verifica del loro stato conservativo e del corretto funzionamento per il trasporto di idrocarburi”? Forse che lo spreco ingente di risorse economiche per progetti surreali non è anch’esso un danno al territorio? Avevamo ed abbiamo ragione noi e ora vogliamo conoscere quali siano i risultati di tale progetto e che cosa contengano i previsti “report sullo status delle condotte e sulla sicurezza nelle vicinanze delle stesse”.

Ed e’ una falsità che l’architetto Fogliano non fosse iscritto all’Albo degli idonei all’esercizio dell’attività di direttore di Parco, ma malgrado questo abbia avuto quella carica con relativo stipendio per 10 anni? Su questa, come su altre situazioni, ci sembra che sia stata proprio la Guardia di Finanza a puntare la lente d’ingrandimento e Legambiente non ha fatto altro che prenderne atto e denunciare.

E’ ancora una falsità che la Procura della Repubblica di Lagonegro, all’inizio del 2016, abbia rinviato a giudizio tra gli altri, con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio, falso e turbativa d’asta, l’ex-responsabile dell’area tecnica del comune di Gallicchio dipendente del Parco dell’Appennino Lucano, assegnata per un periodo transitorio a quel Comune? E’ una falsità che con le stesse

accuse sia stato rinviato a giudizio lo stesso vincitore del concorso su cui la Procura della Repubblica indaga, parente di Fogliano?

E’ una falsità che l’Ente Parco abbia espulso senza averne la competenza, un componente del Consiglio Direttivo che successivamente il Ministero dell’Ambiente ha chiesto di reintegrare confermando l’illegittimità della delibera approvata dal Parco e voi a distanza di sei mesi non avete ancora ottemperato a questa richiesta?

Potremmo continuare a lungo con questo elenco e sfidiamo i vertici dell’Ente Parco a dettagliare con esattezza quali siano le falsità, di cui costoro parlano, che sarebbero contenute nei nostri documenti, piuttosto che affidarsi agli slogan.

Abbiamo tutto il diritto e forse anche il dovere di criticare l’operato di questo Ente Parco proprio perchè 10 anni costituiscono un arco temporale sufficiente a farci  ritenere che la sensibilità ambientale e la corretta percezione del ruolo sono mancate completamente a questo Ente che, spesso ragionando come segmento dell’indotto ENI, non è riuscito a farsi garante della compensazione ambientale e diventare il motore di un territorio che, invece, dovrebbe assumere la tutela e la valorizzazione delle sue risorse naturali come paradigmi strategici di riferimento.

Abbiamo anche sperato che l’individuazione della nuova terna per la direzione del Parco fosse il primo passo, l’atteso segnale di discontinuità rispetto al passato. Così non è stato. Così evidentemente non è. E allora, legittimamente, quali portatori di finalità realmente collettive, fuori dagli interessi di piccolo cabotaggio che ci sono del tutto estranei ma nei quali i campioni delle pastoie dietrologiche come voi ci volete cacciare, chiediamo con forza al neo Ministro dell’Ambiente Costa il commissariamento dell’Ente Parco e chiediamo alla Regione Basilicata di assumersi le sue responsabilità politiche nell’aver tollerato che sul suo territorio di competenza si facesse scempio di verità e di legalità.

Forse queste richieste rischiano di essere estreme, sicuramente al momento sono richieste isolate rispetto a una classe politica che fa finta di non vedere la gravità della situazione, ma siamo sicuri di non essere certo i soli, nella società e tra le forze sane della Basilicata, a criticare aspramente l’operato dell’Ente Parco di cui non vogliamo scegliere gli organi direttivi, né dirigerli, rivendicando però il diritto a svolgere la nostra azione di ambientalisti liberi da ogni condizionamento ed interesse di parte che non sia quello della salvaguardia e dello sviluppo sostenibile del territorio.

 

 

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