Società e Cultura

Confcommercio: no a green pass al ristorante

In piena stagione estiva cresce la preoccupazione degli imprenditori dei settori ristorazione-pubblici esercizi a causa dell’incertezza generata dal dibattito sulla possibilità di introdurre nuove restrizioni alla mobilità dei cittadini.

Questo nonostante il generale aumento della fiducia, tornata ai livelli dello stesso periodo del 2019, e una buona capacità di ripresa dimostrata dalle performance economiche registrate nel II trimestre di quest’anno. Un netto miglioramento, dunque, rispetto al periodo buio del lockdown, eppure le recenti discussioni, unite all’assenza di turismo internazionale, appaiono come una possibile doccia fredda agli occhi degli esercenti che solo da poche settimane hanno potuto riprendere a lavorare con un minimo di continuità.

Ecco quanto emerge dall’analisi congiunturale condotta dal Centro Studi di Fipe-Confcommercio, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, sul “sentiment” delle imprese

“E’ necessario allontanare il rischio dell’introduzione del Green Pass al ristorante, al pub, al bar o comunque in qualsiasi locale di somministrazione cibo e bevande – sottolinea Michele Tropiano, vice presidente Confcommercio Potenza, a nome dei titolari di questi esercizi – Per noi sarebbe una “mazzata” dopo la fase di ripresa graduale. Abbiamo chiesto alle nostre imprese di fare un bilancio di questa primo periodo di attività e quali aspettative nutrono nel prossimo futuro.

Attualmente circa nove su dieci delle attività intervistate è totalmente aperta, l’8,1% lo è parzialmente, l’1,7% è chiusa ma prevede di riaprire a breve, mentre l’1% ha definitivamente chiuso. Il 22,2% è riuscita ad introdurre o ampliare l’occupazione di suolo pubblico durante la pandemia e il 27,3% possedeva già un dehor, mentre per una impresa su due non è previsto uno spazio esterno. Il 61,4% dispone di uno spazio aperto su area privata.
Quasi nove imprese su dieci hanno dichiarato di avere ottenuto i ristori messi a disposizione delle imprese del comparto, ma il giudizio sulla loro efficacia è durissimo: il 91,8% li ha ritenuti poco o per nulla efficaci.
Il 2,4% non ha conseguito fatturato nel 2020 e circa il 45% delle imprese ha dichiarato una riduzione di oltre il 50% rispetto al 2019. Mediamente le imprese rilevano una perdita di fatturato del 39% rispetto al 2019.

Ovviamente la situazione ha avuto delle ripercussioni anche in termini di occupazione.

Il 50,2% delle imprese ha dichiarato di avere perso alcuni dei propri collaboratori nel corso del 2020, nel 40,3% dei casi si è trattato di personale formato da tempo e nel 9,8% di personale non ancora formato. Attualmente una impresa su due dichiara di avere un numero di addetti inferiore al 2019 e per il 59,2% resterà così per tutto il 2021.

Un terzo delle imprese ha ricevuto un aiuto da parte dei proprietari dei locali (riduzione del canone di affitto e/o dilazione dei pagamenti) mentre un altro 33,3% degli intervistati non è stato così fortunato e non ha ricevuto nessuna agevolazione.

Quanto agli aiuti è giudicata molto utile la misura della Regione con la seconda “finestra” di contributi dell’A.P. “Pacchetto Turismo” attraverso l’erogazione di un secondo contributo ad impresa.

Sono cambiati anche i rapporti con i fornitori rispetto al periodo pre-Covid, nel 25,4% dei casi in modo molto o abbastanza importante soprattutto riguardo al rallentamento della frequenza delle forniture e ai tempi di pagamento. Oggi il 23% dei fornitori vuole essere pagato alla consegna o addirittura in anticipo e la riduzione di credito riguarda in particolare alcune le tipologie di fornitura.
Nonostante tutte le difficoltà il 66,2% ha un giudizio positivo o molto positivo della ripartenza dell’attività e il 32% ritiene che il fatturato aumenterà rispetto a quando conseguito nel 2020. L’ottimismo di fondo porta l’86,1% delle imprese intervistate a ritenere che i consumatori riprenderanno le loro abitudini seppure con intensità differenti e il 94,6% è fiducioso che al termine della pandemia potrà tornare a svolgere normalmente la propria attività, pur con tutti i cambiamenti che la crisi avrà imposto loro.

Il giudizio è positivo anche sull’andamento della stagione estiva, il 73,4% esprime un giudizio molto o abbastanza positivo. Il 26,6% che esprime un giudizio negativo lamenta la mancanza di turismo.

Non vorremmo con nuove misure comunque restrittive – conclude Tropiano annunciando un nuovo giro tra i ristoratori dopo quello delle scorse settimane coordinato da Angelo Lovallo – fare passi indietro per non parlare dell’ipotesi dell’adozione del Green pass nei supermercati e nei negozi alimentari. “Sarebbe impraticabile perché avendo attività essenziali non possiamo impedire a chi non è vaccinato o che non ha fatto un tampone nell’immediato, di entrare a fare la spesa per beni alimentari. Inoltre, diventerebbe impossibile controllare perché nei nostri punti vendita passano centinaia di persone al giorno – ha aggiunto – però in certi luoghi di aggregazione dove magari gli accessi sono più controllabili e la frequentazione è minore si può anche studiare ma è bene che siano le singole attività economiche a decidere“.

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