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Notizie dal Territorio

Cia, servono risposte a climate change. Già il 10% di prodotti lucani Dop e Igp a rischio

Sotto temperature elevate e siccità, gelate e allagamenti, malattie fitosanitarie alle piante ed altre calamità naturali il 10% dei prodotti (13 alimentari e sei vini) certificati in Basilicata (dop e igp) sono a rischio. Finora i cambiamenti climatici hanno tolto all’Italia un frutto su quattro e messo a rischio circa 1200 prodotti. Per questo Cia-Agricoltori rivendica un regolamento europeo e una legge nazionale sulle biotecnologie per avere in campo colture più resistenti al climate change e alle fitopatie. È quanto serve all’agricoltura per affermare un cambio di paradigma netto di fronte alle emergenze climatiche, ambientali e fitosanitarie, e ancora di più per mettere al riparo dagli eventi catastrofali la Dop economy, che ha superato i 20 miliardi di produzione, di cui 16 milioni di euro in Basilicata, ma che dipende, completamente, dalla salute dei territori, elemento cardine del sistema di certificazione. Di questo si è parlato alla 116° edizione di Fieragricola con il convegno tenuto da Cia-Agricoltori, dal titolo “Dop e Ipg nella crisi climatica”.

Per un’ampia quota della filiera delle Indicazioni geografiche tra i principali effetti “emergenziali” ci sono, infatti, siccità e innalzamento delle temperature (86%), alterazione del microclima negli areali di produzione (68%) grandine (55%) e alluvioni (42%), un toccasana sulla diffusione di almeno 40 patologie vegetali e animali (flavescenza dorata, mal dell’esca, oidio, mosca, brucellosi, solo alcune). A parte, ma a fare il totale, il peso della crisi economica, tra aumento dei costi delle materie prime, mancanza di manodopera e concorrenza sleale.

LE PROPOSTE DAL PIANO CIA – Criticità che hanno visto Cia in mobilitazione a Roma il 26 ottobre e poi a confronto con le istituzioni in assemblea a fine anno, con in mano la proposta di un Piano nazionale per l’agricoltura che sollecita rispetto alla crisi climatica: un Fondo unico per le fitopatie, una programmazione strutturata a supporto dell’agricoltura di precisione, un nuovo piano acque a uso irriguo per i periodi più siccitosi e una revisione, urgente, degli strumenti di gestione del rischio.

LA DICHIARAZIONE DI FINI – “La sfida contro i cambiamenti climatici -ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini- va vinta adesso, con un approccio multidisciplinare, orientato da ricerca e innovazione sostenibile, che contempli questo mix di misure e progetti operativi. In parallelo, serve un’azione forte da parte dell’Europa a partire dal regolamento sulle Ngts. Bruxelles smetta, dunque, di deludere gli agricoltori e riveda vincoli e obblighi Pac e Green Deal -ha aggiunto-. Lo diciamo da sempre, la transizione verde deve essere graduale e costruita insieme al comparto agricolo, con soluzioni alternative per continuare a operare in competitività. L’Europa può ancora essere dalla parte degli agricoltori, lo ha già dimostrato, non a caso, proprio con il via libera alla riforma su Dop e Igp”.

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