Lavoro e Salute

Cercare lavoro: i pro e i contro del curriculum in formato europeo

Il curriculum in formato europeo è stato introdotto nel lontano 2000: nel corso di questi quasi 20 anni ci si è resi conto non solo dei suoi pregi, a dir la verità innegabili, ma anche dei suoi potenziali punti deboli. Per chi è alle prese con l’impegno di redigere un cv, quindi, può essere utile soppesare i vantaggi e gli svantaggi offerti da questo formato, una sorta di analisi costi benefici che permette di capire se valga la pena farvi affidamento o meno.

I difetti del formato europeo

Anche se l’idea di partenza per il formato europeo per il curriculum vitae non può essere messa in discussione, il passaggio dalla teoria alla pratica ha messo in risalto degli aspetti negativi che non possono essere trascurati: anche per questo motivo esso non ha incontrato il successo che si auspicava, e anzi il modello classico oggi rimane ancora molto diffuso, con diverse aziende che chiedono in modo esplicito di non presentare cv Europass. Ma quali sono le ragioni di questa tendenza? In linea di massima il curriculum europeo si rivela problematico per coloro che hanno alle spalle un gran numero di esperienze di lavoro, ma anche molte esperienze formative, per colpa delle quali il curriculum si allunga ben oltre le due pagine ideali. Come si può ben intuire, più un cv è corposo e più diventa respingente per chi deve prenderlo in esame: è raro che i selezionatori prestino attenzione ai curriculum formati da tre o più pagine, anche in relazione alle numerose proposte con cui hanno a che fare.

Le criticità dei cv Europass

Purtroppo le criticità di un curriculum vitae Europass non si esauriscono qui: nel momento in cui il candidato è chiamato a parlare delle proprie competenze e delle proprie capacità, il modello in questione non mette a disposizione una lista da cui sia possibile prendere spunto, se non addirittura attingere. Accade, così, che quasi tutti i candidati che compilano il cv non abbiano la minima idea di cosa scrivere, e finiscano per ripetere le solite banali formule. D’altro canto, il curriculum europeo è causa di disagio anche per chi non lavora da lungo tempo e per coloro che hanno esperienze professionali non continuative ma frammentate, che poco si adattano alla presentazione in ordine cronologico imposta dal formato.

La storia del curriculum europeo

Il curriculum europeo nasce in seguito alla proposta della Commissione Europea di fare riferimento a uno standard comune a tutti i Paesi aderenti alla Ue per i cv. L’obiettivo era quello di favorire l’impiego di un formato unico, che rendesse più agevole la ricerca del lavoro all’interno dell’Unione Europea per tutti i cittadini. Europass era il nome del progetto in questione, che poi è stato traslato al formato del curriculum. Di certo non si può mettere in discussione la validità del proposito di partenza, ma la realtà quotidiana ha messo in luce difficoltà e problemi che non sempre rendono il cv europeo la soluzione più indicata a cui ci si possa affidare.

L’importanza di un formato unico

Non bisogna vedere solo il bicchiere mezzo vuoto, però: il curriculum vitae Europass rappresenta ancora oggi un formato standard e in quanto tale riconosciuto da chiunque tra i Paesi che fanno parte della Ue. In molti casi le procedure finalizzate alle assunzioni sono facilitate dall’adozione di questo strumento. Certo, è compito di ognuno capire se le caratteristiche e le imposizioni del curriculum europeo siano adatte all’azienda per la quale ci si propone e al modo in cui ci si vuole presentare. Se per un ordinario lavoro da impiegati in ufficio esso continua a rappresentare un eccellente punto di riferimento, può essere che per mansioni più creative o per aziende che si occupano di arte o di comunicazione si dimostrino più utili curriculum vitae redatti con un approccio differente.

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