Politica

Bolognetti: per dirla come Albert Camus “il bacillo della Peste non muore né scompare mai”


Capita a volte di finire le parole. Capita quando si finisce per emettere costantemente silenzio o quasi. Capita anche quando quel che provi ad esprimere percorre ogni cellula del tuo corpo ed è qualcosa di profondo e metabolizzato. Capita anche quando provi a nutrire la fame di valori, idee e ideali che sono vita e che incidono sulla vita di Stati, comunità, persone. Può capitare che, dopo 39° giorni di lotta condotti al fianco e con i miei compagni del Partito Radicale, quasi non trovi le parole che nutrono le ragioni della nonviolenza, della fame strumento del Satyagraha. Come un mantra vado ripetendo Democrazia, Giustizia, Diritti Umani, Costituzione, Verità e ripeto a me stesso ciò che spero prima o poi finisca per essere evidente a tutti: “La strage di diritto, diritti, legalità ha sempre per corollario nella storia la strage di popoli” e di vite.

Monta l’antidemocrazia in questo nostro Paese e con essa l’attentato ai diritti politici del cittadino. Il topo della peste, nutrito e pasciuto, continua a non essere visto. Già, “La peste”, quella descritta magistralmente da Albert Camus nel suo romanzo: “Ascoltando, infatti, le grida d’allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quella allegria era sempre minacciata: lui sapeva che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore, né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice”.

Il fantasma della nonviolenza, il fantasma di tutto ciò a cui proviamo a dar corpo, alimentandoci di storie vive, di pagine vive, nonostante tutto continua a vivere. Non mollare! Non molliamo!! Per la vita del diritto e il diritto alla vita. Non molliamo e continuiamo ad ispirare la nostra azione a quello straordinario documento che è il preambolo allo Statuto del Partito Radicale: “proclama il diritto e la legge, diritto e legge anche politici del Partito Radicale, proclama nel loro rispetto la fonte insuperabile di legittimità delle istituzioni, proclama il dovere alla disobbedienza, alla non-collaborazione, alla obiezione di coscienza, alle supreme forme di lotta nonviolenta per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge.

Richiama se stesso, ed ogni persona che voglia sperare nella vita e nella pace, nella giustizia e nella libertà, allo stretto rispetto, all’attiva difesa di due leggi fondamentali quali: La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (auspicando che l’intitolazione venga mutata in “Diritti della Persona”) e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo nonché delle Costituzioni degli Stati che rispettino i principi contenuti nelle due carte; al rifiuto dell’obbedienza e del riconoscimento di legittimità, invece, per chiunque le violi, chiunque non le applichi, chiunque le riduca a verbose dichiarazioni meramente ordinatorie, cioè a non-leggi. Dichiara di conferire all’imperativo del “non uccidere” valore di legge storicamente assoluta, senza eccezioni, nemmeno quella della legittima difesa”.

Lo sciopero della fame, con i suoi obiettivi e le sue ragioni, prosegue ad oltranza.

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e membro del consiglio generale Partito Radicale (al 39° giorno di sciopero della fame dal 10 marzo, di cui 11 giorni dal 17 aprile).

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