Basta chiacchiere: la Regione finanzi la facoltà di Medicina

Entro il 31 gennaio devono arrivare i finanziamenti regionali per la facoltà di Medicina all’Unibas. Senza questo tassello, la Basilicata perderà un’occasione storica: aprire Medicina nell’ateneo lucano. Questo passaggio è indispensabile per far partire il procedimento amministrativo, e perdere questa finestra significa ipotecare i via libera che i lucani attendevano da anni e che soltanto negli ultimi mesi sono finalmente arrivati.

Il Ministero della Salute, il Ministero dell’Università e l’Ospedale San Carlo hanno fatto la loro parte. La Regione smetta di perdersi in chiacchiere: invece di sprecare tempo a discutere dello stadio del Potenza Calcio e dei pali di piazza Prefettura, autorizzi il finanziamento e consenta la richiesta di attivazione del corso di laurea (che andrà formulata entro il 21 febbraio prossimo).

Attivare la Facoltà di Medicina è un’occasione irripetibile, che non possiamo permetterci di rimandare. Tanti giovani lucani sono costretti a emigrare ogni anno. Molti di loro diventano medici, ed è assurdo che non possano studiare nella città che ospita uno dei migliori Ospedali del Mezzogiorno. La Regione e il Comune di Potenza hanno fatto tanti proclami sull’argomento: ma nessuno ha mosso un dito nelle ultime settimane e si sta rischiando, seriamente, di perdere una delle migliori e più importanti opportunità degli ultimi anni.

Dopo anni di proteste, i giovani lucani hanno una chance di restare in Basilicata: la politica non deve e non può negargliela. Storicamente i Governi centrali hanno sempre negato alla nostra terra occasioni simili: non c’è motivo di rimandare il finanziamento su un progetto che tutti i cittadini sostengono da decenni. C’è un rischio enorme, quello di sprecare gli sforzi di chi ha lavorato, negli ultimi mesi, per consentire ai futuri medici lucani di studiare a casa propria, risparmiando alle famiglie i sacrifici e i dolori di sostenerne gli studi fuori Regione. Rimandare significa archiviare: significa far finta che Roma sia disposta a darci domani quello che già è una fortuna che ci proponga oggi.

Michele Fasanella

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