App Immuni: parte la fase sperimentale. Già scaricata da mezzo milione di utenti

La parola d’ordine, avvertono gli esperti, resta “prudenza”,  in quanto il virus non è stato sconfitto. In quest’ottica appaiono confortanti le parole del ministro per l’Innovazione, Paola Pisano, che ha comunicato che nelle prime 24 ore dalla disponibilità, mezzo milione di utenti hanno scaricato l’app Immuni per il tracciamento dell’esposizione al coronavirus: “gli italiani hanno capito, siamo tra i primi Paesi al mondo a usare questa tecnologia”.

L’applicazione  avrebbe superato in numero di download diverse altre molto popolari, WhatsApp, Instagram e TikTok.

Su quali Smartphone funziona?

Perché l’installazione vada a buon fine è necessario avere uno smartphone Android o un iPhone con i sistemi operativi aggiornati. Per l’iPhone l’app ha bisogno della versione del sistema operativo iOS 13.5. Per i dispositivi Android, bisogna avere almeno la versione 6 del sistema operativo, e Google Play Service versione 20.18.13. E questi requisiti si controllano nelle impostazioni dello smartphone: se è un iPhone si va in Generali->info->versione software. Per Android in Impostazioni->info telefono.

Chi ha uno smartphone Huawei del 2020, non ha Google Play Service a causa del bando degli Usa nei confronti del colosso cinese dell’informatica. E al momento non può scaricarlo. Ma Sul sito del governo dedicato all’app leggiamo che Immuni comparirà “al più presto” anche sull’App Gallery, lo store delle App di Huawei.

Per scaricarla e procedere all’installazione è sufficiente collegarsi con il sito ufficiale Immuni.italia.it e cliccare sul tasto “scarica l’app”, che è posizionato in alto a destra. L’alternativa è quella di accedere dal proprio cellulare all’Apple Store oppure al Google Play Store e digitare nella stringa di ricerca il termine “Immuni”. Il primo risultato ottenuto corrisponde alla app da scaricare.

Come funziona

Gli utenti che decidono di scaricare l’applicazione contribuiscono a tutelare se stessi e le persone che incontrano. A chi si è trovato a stretto contatto con un utente risultato positivo al virus del COVID-19, l’app invia una notifica che lo avverte del potenziale rischio di essere stato contagiato. Questo permetterà di rivolgersi tempestivamente al medico di medicina generale per ricevere le indicazioni sui passi da compiere. Quando le strutture sanitarie e le Asl riscontrano un nuovo caso positivo, dietro consenso del soggetto stesso gli operatori sanitari inseriscono un codice nel sistema. A questo punto il sistema invia la notifica agli utenti con i quali il caso positivo è stato a stretto contatto. Grazie all’uso della tecnologia Bluetooth Low Energy, questo avviene senza raccogliere dati sull’identità o la posizione dell’utente. Immuni riesce quindi a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati.

Come configurarla

L’app richiede informazioni che riguardano soltanto la regione e la provincia dove si vive. L’app non raccoglie alcun dato che consentirebbe di risalire all’identità dell’utente. Per esempio, non chiede e non è in grado di ottenere il nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email.

La fase sperimentale

Dopo una prima fase di sperimentazione, partita oggi nelle regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Immuni sarà operativa su tutto il territorio nazionale.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministro della Salute, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Regioni, Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 e le società pubbliche Sogei e PagoPa. Base di lavoro per la realizzazione dell’app, il codice messo gratuitamente a disposizione dello Stato da parte della società Bending Spoons.
Il sistema è stato sviluppato anche grazie a un’approfondita interlocuzione con il Garante per la protezione dei dati personali e riservando massima attenzione alla privacy.

Polemica sulla grafica dell’App

La grafica stereotipata “Come è possibile che l’immagine della donna nel 2020 sia ancora legata, anche all’interno delle istituzioni, agli stereotipi più logori e abusati? La vicenda dell’app non va minimizzata perché e’ sintomo di qualcosa di grave e profondo”, scrive su twitter Andrea Orlando, vice segretario Pd. “La donna dedita a figli e piante. L’uomo alle prese con lo smart working. Se ai vostri occhi non è evidente ciò che non va in questa immagine siete parte del problema. Immuni è semplice e funzionale. La si renda rispettosa dei tempi e della parità di genere dovuta”, sottolinea, sempre su Twitter, Erasmo Palazzotto (LeU).

Sono alcune delle voci che si sono aggiunte alle polemiche sulla veste grafica dell’app,  sollevate da Anna Paola Concia. Le risponde su Twitter la ministra delle Pari opportunità Elena Bonetti: “Ho scritto ieri alla Ministra Paola Pisano  e mi ha subito rassicurato sul fatto che si sta lavorando ad una modifica, che sara’ rilasciata entro breve”.

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